L’intelligenza artificiale sarà una forza capace di ridisegnare il panorama occupazionale, con un impatto significativo sul numero di lavoratori impiegati dalle aziende nei prossimi cinque anni. E la sua capacità di produrre testi, immagini e video su richiesta, è al centro di un dibattito che oscilla tra la speranza di un’automazione dei compiti ripetitivi e la preoccupazione per la potenziale obsolescenza di determinate professioni.
In questo contesto, colossi tecnologici come Microsoft e Google hanno avviato negli ultimi mesi consistenti tagli al personale, orientando le proprie risorse verso lo sviluppo di piattaforme innovative quali ChatGPT di OpenAI e il chatbot Gemini di Google. E probabilmente non saranno le uniche aziende a muoversi in questa direzione. A dirlo è Adecco, gruppo leader nel settore della fornitura di servizi di risorse umane, che al riguardo ha condotto un sondaggio globale su dirigenti di 2.000 grandi imprese.
Secondo il 41% dei dirigenti di alto livello intervistati, l’avanzamento tecnologico dell’IA comporterà una riduzione della forza lavoro, un dato da ritenersi affidabile in quanto quello di Adecco è uno dei sondaggi più estesi sul tema dell’IA. Che fa seguito a un’analisi del 2023 del World Economic Forum, secondo la quale sebbene il 25% delle aziende intervistate prevedesse riduzioni di personale legate all’IA, il 50% s’aspettava la creazione di nuove opportunità professionali.
Nonostante la percezione dell’IA come elemento di svolta nel mondo del lavoro, la maggior parte dei dirigenti ammette di non aver ancora compiuto passi significativi verso l’integrazione di questa tecnologia. “Quasi tutti i lavori saranno influenzati dall’IA in un modo o nell’altro,” ha dichiarato Denis Machuel, CEO di Adecco, a Reuters.
Machuel ha poi sottolineato la duplice natura dell’IA, capace tanto di eliminare posti di lavoro quanto di generarne di nuovi, esprimendo fiducia in un equilibrio tra le opportunità lavorative create e quelle perdute a causa dell’IA: “Dieci anni fa c’era questa grande paura che molti lavori sarebbero stati distrutti dal digitale, quando in realtà ha creato anche molti impieghi”. Machuel ha infine evidenziato l’importanza della formazione del personale esistente per lavorare a fianco delle nuove tecnologie, piuttosto che puntare unicamente sull’assunzione di specialisti esterni.
Adecco, che ha condotto il sondaggio tra imprese negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Francia, Germania, Giappone, Spagna, Canada, Australia e Singapore e che opera in vari settori tra cui difesa, farmaceutico, sanità, industria e logistica, riconosce nell’IA una “enorme opportunità” anche per il proprio lavoro con i clienti. “Abbiamo già iniziato la formazione e il miglioramento delle competenze delle persone per conto dei nostri clienti”, ha concluso Machuel, sottolineando l’interesse crescente per progetti di consulenza in questo ambito.


