Rajesh Ganesan: “L’IA è una questione di sostenibilità”

by | 11 Ott 2025 | IA, Intervista

Rajesh Ganesan, CEO di ManageEngine.
Tempo di lettura: 4 minuti

ManageEngine è la divisione IT management di Zoho Corporation, una delle realtà tecnologiche più solide e indipendenti dell’India. Con oltre 280.000 clienti nel mondo e 3000 in Italia, fornisce soluzioni per il monitoraggio, la sicurezza e l’automazione delle infrastrutture digitali.

A guidarla è Rajesh Ganesan, CEO e voce autorevole in materia di intelligenza artificiale e governance tecnologica. Lo abbiamo incontrato a Milano per parlare di IA, sostenibilità e del futuro del settore.

L’IA, prima di ChatGPT

Quando Rajesh Ganesan ha iniziato a lavorare sull’intelligenza artificiale, era il 2012. All’epoca si parlava più di machine learning che di modelli generativi. Oggi, a distanza di oltre dieci anni, il CEO di ManageEngine, la divisione IT management di Zoho Corporation, osserva con lucidità come la corsa all’IA stia diventando una questione di equilibrio tra potenza di calcolo, energia e sostenibilità economica.

“Il nostro lavoro”, racconta, “nasceva dall’esigenza di gestire infrastrutture tecnologiche complesse. Dovevamo prevedere guasti, individuare anomalie e garantire continuità ai servizi. L’intelligenza artificiale, allora, serviva per trovare l’ago nel pagliaio: capire quale tra migliaia di alert fosse davvero critico. Era un approccio analitico, non generativo”.

Poi, con l’arrivo dei modelli generativi, anche lui è rimasto sorpreso. “Sì, siamo rimasti colpiti dalla loro precisione. Ma scavando più a fondo ci siamo accorti che non si trattava tanto di un problema di algoritmi, quanto di potenza di calcolo. Il principio è semplice: più GPU butti nel calcolo, migliori risultati ottieni. Ma questo non è sostenibile nel lungo periodo”.

IA: la vetrina scintilla, il retrobottega scricchiola di TechTalking.it

Gli accordi circolari tra aziende e la leva finanziaria gonfiano un’IA sempre più costruita sul debito. Aumentando il rischio di una crisi analoga a quella delle dot-com.

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Per questo ManageEngine ha scelto una strada diversa: “Stiamo sviluppando modelli linguistici piccoli e a basso consumo, che non richiedono flotte di GPU. Li chiamiamo small o narrow language model. Il nostro obiettivo non è vincere la corsa tra OpenAI, DeepSeek o altri, ma costruire un’IA sostenibile, che consumi meno e possa essere utilizzata ovunque. Perché il mondo non può produrre energia infinita, né usarla solo per far passare il tempo con i chatbot”.

L’osservabilità non è una moda

Nel linguaggio IT, l’osservabilità è la capacità di comprendere in tempo reale cosa accade all’interno di un sistema complesso, come una rete aziendale o un’infrastruttura cloud, attraverso la raccolta e l’analisi di metriche, log e tracce.

In pratica, permette ai team tecnici di individuare anomalie e prevenire guasti, trasformando un flusso caotico di dati in una visione chiara e coerente del funzionamento dell’intero ecosistema digitale.

Il concetto di “observability” è diventato una parola chiave nel linguaggio IT, ma Ganesan lo ridimensiona con pragmatismo: “È un termine alla moda per dire qualcosa che già facciamo da tempo. Alla base ci sono sempre tre elementi: metriche, tracce e log. L’osservabilità serve solo a dare un metodo e un ordine a tutto questo”.

ManageEngine, spiega, ha costruito un proprio stack modulare: “Non vogliamo creare una piattaforma unica e monolitica. Preferiamo che le aziende partano in piccolo e aggiungano moduli via via che la loro complessità cresce”.

L’evento di ManageEngine si è tenuto all’UNA HOTELS Expo Fiera Milano.

“Anche la nostra soluzione di osservabilità globale, Site24x7, segue questa logica: consente di monitorare infrastrutture distribuite in tutto il mondo, simulando le azioni degli utenti reali. Se da Milano un sito rallenta o da Roma un’app non risponde, il sistema lo rileva in tempo reale prima che il problema diventi grave”.

Disporre di una sorta di occhio di Sauron che tutto vede suona molto bene. ma la quantità di dati e metriche che produce oggi un’azienda rischia di travolgere i manager.

“È vero”, riconosce. “Oggi un manager deve considerare dieci volte le variabili che gestiva una generazione fa. Per questo i nostri strumenti devono essere flessibili, personalizzabili e programmabili”.

“Ogni azienda deve poter decidere quali informazioni visualizzare, quali ignorare e come integrarle con altre piattaforme. E grazie all’IA conversazionale, oggi si può semplicemente chiedere ‘perché il traffico di rete è rallentato ieri?’, e ottenere la risposta senza dover interpretare decine di grafici”.

Gli agenti sono solo l’inizio

L’arrivo di ChatGPT ha fatto dell’intelligenza artificiale la buzzword più gettonata. Successivamente, l’attenzione s’è spostata sugli agenti IA. Inevitabile chiedere cosa verrà dopo, qual è la next big thing che c’ attende. E al riguardo, Ganesan risponde senza esitazioni.

“Per ora abbiamo il concetto di agenti e il protocollo MCP, ma non abbiamo ancora veri agenti operativi nel mondo reale. Il prossimo grande salto non sarà nell’IA stessa, ma nel modo in cui la costruiamo. Arriverà dal quantum computing o da nuovi paradigmi di calcolo, che renderanno l’IA molto più efficiente. Perché il modello attuale, ossia costruire data center su data center, investire trilioni in hardware, non può durare.”

Rajesh Ganesan, CEO di ManageEngine, sul palco durante un discorso.

Ganesan concorda quando citiamo Big Tech e i trilioni di dollari necessari per creare nuove infrastrutture. Numeri fuori scala, una corsa finanziata a debito, in cui i soldi girano tra le stesse aziende.

Sorprendentemente, annuisce senza esitazioni quando paventiamo il rischio che questo circuito chiuso di aziende che investono l’una nell’altra, gonfiato di leva finanziaria, rischi di trasformarsi in una bolla peggio di quella delle dot-com.

“L’India cresce perché pensa in modo sostenibile”

La filosofia di ManageEngine nasce in India e si distingue nettamente da quella americana. Che noi paragoniamo ai motori delle macchine, dove per ottenere più potenza possibile siaggiungono semplicemente cilindri, anche se il risultato è inefficiente.

“In India cerchiamo di ottimizzare ogni risorsa. Non abbiamo capitali infiniti, quindi puntiamo sulla sostenibilità. Siamo un’azienda bootstrapped: mai preso investitori esterni, mai andati in Borsa, eppure siamo stati redditizi dal primo giorno. Vogliamo creare valore duraturo”.

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Sul piano geopolitico, Ganesan non teme gli effetti delle politiche di Trump o delle tensioni globali: “Abbiamo diversificato i nostri mercati. All’inizio l’85% del nostro fatturato veniva dagli Stati Uniti. Oggi meno del 40%. Ci stiamo espandendo in Europa, America Latina, Africa e Sud-est asiatico”.

“Non vogliamo dipendere da nessun Paese”, ha quindi concluso. “E apriamo sedi non nelle grandi capitali ma nelle città più piccole, dove c’è talento e voglia di emergere. È così che restiamo indipendenti e resilienti, qualunque cosa accada sullo scacchiere internazionale.”

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