Mark Zuckerberg è infine salito sul banco dei testimoni in un’aula del tribunale distrettuale di Washington per difendere Meta da una delle cause antitrust più importanti mai intentate contro un’azienda della Silicon Valley.
Il nodo centrale, come anticipavamo qualche giorno fa, è la definizione del cosiddetto “mercato dei social network personali”, una categoria ristretta che secondo la Federal Trade Commission (FTC) sarebbe dominata proprio da Meta, grazie a Facebook, Instagram e WhatsApp.
Per Zuckerberg invece si tratta di una visione miope, ancorata a un mondo digitale che non esiste più: “Competiamo con TikTok, YouTube, X e molte altre piattaforme”, ha dichiarato. “La stragrande maggioranza dell’esperienza degli utenti è legata all’esplorazione dei propri interessi e all’intrattenimento”.
L’agenzia governativa, però, punta a dimostrare che Meta abbia consolidato una posizione dominante proprio grazie a una strategia di acquisizioni finalizzata a eliminare i concorrenti emergenti, piuttosto che batterli sul campo dell’innovazione.
Al centro della contesa ci sono due nomi ormai imprescindibili nel panorama social: Instagram, acquistata nel 2012, e WhatsApp, rilevata nel 2014.
Le origini della causa contro Meta
La battaglia legale è cominciata sotto l’amministrazione Trump, nel dicembre 2020, quando la FTC ha citato in giudizio Meta accusandola di concorrenza sleale.
La prima versione della causa è stata respinta dal giudice James Boasberg nel giugno 2021, che l’ha giudicata carente di prove. Nell’agosto successivo, però, l’agenzia ha ripresentato la denuncia con un impianto più robusto, riuscendo infine a ottenere il via libera al processo nel novembre 2021.
Ora che il procedimento è entrato nel vivo, la FTC cerca di dimostrare che gli utenti sono stati danneggiati non nei prezzi — i servizi Meta sono gratuiti — ma nella qualità e nella varietà dell’offerta.
Secondo il procuratore Daniel Matheson, dopo lo scandalo Cambridge Analytica e l’aumento della pubblicità mostrata agli utenti, la soddisfazione sarebbe calata ma senza reali alternative disponibili, e le persone sarebbero rimaste su Facebook per mancanza di scelta.
Facebook, la mobilità e l’ossessione per Instagram
Durante il controesame, Zuckerberg ha ammesso che già nel 2010 l’azienda si era accorta di aver sbagliato strategia nel passaggio al mobile.
Invece di costruire app native per i sistemi operativi iOS e Android, Facebook aveva optato per un approccio più generico e meno efficace. Un errore che, negli anni successivi, ha spinto l’azienda a monitorare con sempre maggiore attenzione l’evoluzione delle app concorrenti.
Nel 2011, ad esempio, l’azienda stava lavorando a una propria app fotografica stand-alone, nome in codice “Snap”, ma il progetto stentava a decollare.
In una serie di comunicazioni interne, Zuckerberg si lamentava delle difficoltà del team e manifestava una crescente attenzione per Instagram.
Quando in aula gli è stato chiesto se fosse stato attratto da Instagram per la qualità delle sue funzioni fotografiche e per la capacità degli utenti di condividere immagini tra loro, il CEO ha risposto senza esitazioni: “Era un servizio molto utile per condividere foto”.
Il confine tra concorrenza e acquisizione
La FTC punta molto sulle prove documentali interne. In aula è stato citato un messaggio in cui Zuckerberg scriveva che acquistare piattaforme concorrenti era un modo per “guadagnare tempo” e permettere a Meta di integrare nuovi servizi prima che un altro rivale potesse tornare competitivo.
Per l’accusa, è la prova che l’azienda ha deliberatamente scelto di comprare i concorrenti per evitarne la crescita.
Meta, invece, insiste sul fatto che il mercato è più affollato e dinamico di quanto sostenga la FTC.
L’avvocato dell’azienda, Mark Hansen, ha mostrato in aula immagini quasi identiche di TikTok e di Instagram Reels, sostenendo che l’azienda è stata costretta a innovare per non perdere terreno.
“Non riesco a vedere la differenza. Eppure la FTC sostiene che Instagram non compete con TikTok. È su questo che si basa l’intera loro argomentazione”.
Ci permettiamo di osservare che questa frase ci sembra l’implicita ammissione da parte di Meta di aver copiato il rivale di ByteDance.
Un processo che mette alla prova le leggi antitrust
Secondo Slade Bond, ex consulente della sottocommissione antitrust della Camera, il processo contro Meta è una prova decisiva per capire se le attuali leggi siano ancora in grado di contenere i nuovi monopoli digitali.
“La difesa di Meta si basa su precedenti antiquati su cosa sia un mercato antitrust”, ha dichiarato. “Abbiamo bisogno che i tribunali portino l’antitrust nel XXI secolo”.
Il processo, che potrebbe durare settimane, prevede la testimonianza anche di figure di primo piano del passato recente di Meta, tra cui l’ex COO Sheryl Sandberg.
In gioco non c’è solo il futuro di Instagram e WhatsApp, ma la possibilità di ridefinire il perimetro stesso del potere delle piattaforme digitali.


