Zuckerberg annuncia un data center da 5 GW: “Sarà grande quanto Manhattan”

by | 16 Lug 2025 | IA

Tempo di lettura: 3 minuti

“Hyperion avrà la capacità di fornire 5 gigawatt di potenza computazionale al nostro nuovo laboratorio IA”.

Con questo post pubblicato lunedì su Threads, Mark Zuckerberg ha annunciato il progetto più ambizioso di sempre per Meta nel campo dell’infrastruttura tecnologica.

Il data center, che avrà dimensioni di poco inferiori alla superficie di Manhattan (cliccate sul video qui sotto per vederlo), sarà costruito in Louisiana, molto probabilmente nel Richland, dove Meta ha già avviato lo sviluppo di un complesso da 10 miliardi di dollari.

A Hyperion, questo l’altisonante nome del progetto, si affiancherà Prometheus, un supercluster da 1 gigawatt che Meta prevede di mettere online nel 2026 a New Albany, in Ohio.

Insieme, i due progetti rappresentano un’enorme piattaforma per l’addestramento e la distribuzione dei modelli IA avanzati sviluppati all’interno del Meta Superintelligence Lab, oggi guidato (tra gli altri) da due figure di alto profilo reclutate da Scale AI e Safe Superintelligence.

 

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Hyperion, con quale energia?

Ashley Gabriel, portavoce di Meta, ha dichiarato a TechCrunch che Hyperion porterà online due gigawatt entro il 2030, con un’espansione prevista a cinque gigawatt nei successivi anni. La società, ha spiegato, punta a diventare una delle prime aziende al mondo a gestire direttamente data center IA su scala così vasta.

In questa direzione, Meta spera anche di attrarre nuovi talenti, grazie alla disponibilità di risorse computazionali che poche aziende possono offrire.

Ma se sul piano tecnico la strategia è chiara, lo stesso non si può dire sul piano energetico. In tutta la comunicazione ufficiale sull’annuncio di Hyperion e Prometheus mancano apparentemente riferimenti alla provenienza dell’energia necessaria ad alimentare queste strutture. Nessuna menzione di fonti rinnovabili, nessun piano di compensazione ambientale, nessun riferimento al consumo idrico.

Va detto che, in passato, Meta ha firmato accordi per l’acquisto di energia da fonti rinnovabili, tra cui oltre un gigawatt di solare ed eolico in Ohio, Arkansas e Texas, e ha dichiarato di possedere un portafoglio rinnovabile superiore ai 12 gigawatt. Ha anche esplorato opzioni nel nucleare, inclusi contratti per crediti energetici e richieste di proposte per sviluppi tra 1 e 4 gigawatt.

Tuttavia, non è stato chiarito se le rinnovabili fonti alimenteranno anche i suoi nuovi data center. L’assenza di dettagli, lascia aperti più interrogativi che certezze.

I danni ambientali dell’IA

Come ha raccontato il New York Times, nella contea di Newton, in Georgia, uno dei data center dell’azienda ha causato il prosciugamento delle riserve idriche in alcune abitazioni della zona. E non è un caso isolato.

Secondo Bloomberg, l’espansione pianificata del data center del concorrente CoreWeave, nei pressi di Dallas, Texas, potrebbe raddoppiare il fabbisogno elettrico dell’intera città.

In tale contesto, stride ancor di più il confronto con Google, che, come abbiamo riportato questa mattina, ha firmato un accordo da 3 miliardi con Brookfield per garantirsi energia idroelettrica a impatto zero per i suoi data center in Pennsylvania.

Un approccio diametralmente opposto a quello di Zuckerberg, che sembra curarsi poco del modo in cui i suoi data center verranno alimentati, purché funzionino.

Trump e il ritorno… al carbone

Nel frattempo, l’amministrazione Trump ha fatto della corsa all’infrastruttura IA una priorità federale. Il presidente ha partecipato alla presentazione del progetto Stargate di OpenAI, realizzato in collaborazione con Oracle e SoftBank, e ha annunciato ulteriori piani per potenziare la capacità computazionale americana.

Anche xAI, l’azienda guidata da Elon Musk, è al lavoro sul proprio supercomputer, Colossus.

Tutto bello, sulla carta, non fosse che in un editoriale pubblicato lunedì su The Economist (dall’evocativo titolo “Il cambiamento climatico è un sottoprodotto del progresso, non una crisi esistenziale, afferma il responsabile dell’energia di Trump”), il segretario all’Energia Chris Wright ha sostenuto che gli Stati Uniti debbano “guidare la prossima grande frontiera ad alta intensità energetica: l’intelligenza artificiale”.

Nello stesso intervento, Wright ha aggiunto che l’IA trasforma l’elettricità “nella forma di output più preziosa immaginabile: l’intelligenza”. E che il governo federale accelererà la produzione di energia da carbone, nucleare, geotermia e gas naturale.

Se dunque  l’unica priorità è “vincere la corsa” contro la Cina, il rischio è che a perdere sia l’ambiente. E che i danni di questa guerra invisibile siano a carico delle comunità, già oggi alle prese con crisi idriche, blackout e inquinamento.

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