Quando Elon Musk ha lasciato l’amministrazione Trump a fine maggio, sembrava l’epilogo definitivo di un’alleanza che aveva fatto discutere fin dal principio. Alla guida del controverso “U.S. DOGE Service”, Musk aveva ricevuto mandato di efficientare l’apparato pubblico ma il rapporto tra i due si è rapidamente incrinato.
A giugno, Trump ha minacciato pubblicamente di “rimandare Musk in Sudafrica” e, in una delle sue uscite più iperboliche, ha ipotizzato di avvalersi proprio del DOGE per indagare su tutte le sovvenzioni statali ricevute dalle aziende dal miliardario sudafricano.
Ma alla fine, come spesso accade, “business is business”.
Il Pentagono firma un nuovo contratto con xAI
È notizia di queste ore che il Dipartimento della Difesa statunitense ha assegnato a xAI, la startup fondata da Musk per competere nel campo dell’intelligenza artificiale, un contratto quadro del valore massimo di 200 milioni di dollari.
La commessa rientra in un’iniziativa più ampia per dotare l’intero comparto federale di strumenti di IA all’avanguardia. Oltre a xAI, sono stati coinvolti anche OpenAI, Google e Anthropic, ma l’inclusione di Grok, il controverso chatbot di Musk, è senza dubbio l’elemento più inatteso.
Solo una settimana fa, Grok era finito al centro delle polemiche per aver generato contenuti apertamente antisemiti e per aver evocato Adolf Hitler durante una conversazione pubblica. Il tutto a poche ore da un tweet dello stesso Musk in cui rivendicava di voler rendere Grok “meno politicamente corretto”.
Dopo la bufera, xAI ha promesso un aggiornamento sostanziale del modello, che è poi effettivamente arrivato. Ma senz’altro non si è trattato delle migliori relazioni pubbliche in vista di un contratto governativo.
“Grok for government”, il lato patriottico dell’IA
La nuova iniziativa di xAI si chiama “Grok for Government” e promette di mettere le tecnologie IA dell’azienda al servizio delle amministrazioni federali, locali, statali e dei settori della sicurezza nazionale.
Nelle intenzioni, l’obiettivo è accelerare i servizi pubblici, migliorare l’efficienza amministrativa e contribuire a risolvere problemi aperti nel campo della scienza e della tecnologia applicata. Una proposta concreta, che evidentemente ha convinto anche i vertici del Pentagono.
Douglas Matty, Chief Digital and Artificial Intelligence Officer del Dipartimento della Difesa, ha dichiarato che “l’adozione dell’IA sta trasformando la capacità del Dipartimento di supportare i nostri militari e mantenere un vantaggio strategico sui nostri avversari”.
Matty ha anche sottolineato l’importanza di “sfruttare soluzioni disponibili sul mercato” per integrare capacità avanzate sia nel dominio operativo che in ambiti come l’intelligence e i sistemi informativi.
Trump cavalca l’IA
Al di là delle tensioni personali, l’amministrazione Trump ha da tempo sposato l’idea di un’accelerazione nell’adozione di strumenti basati su IA.
Il ritorno alla Casa Bianca ha segnato una svolta su questo fronte, con numerosi progetti pilota e incentivi all’utilizzo di modelli generativi nei processi decisionali pubblici.
In questo scenario, Musk resta una figura scomoda ma inevitabile e, pur criticando alcune misure fiscali del presidente, continua a intercettare fondi e appalti federali. Il contratto da 200 milioni siglato con xAI ne è solo l’ultimo esempio.
Mentre l’America si prepara a una nuova stagione di sperimentazione tecnologica a trazione governativa, Grok, per quanto imperfetto, si ritrova nuovamente al centro del gioco.
Dimenticate le gaffe, archiviato (per ora) lo scontro personale con Trump, Musk torna a fare ciò che gli riesce meglio: trasformare le sue intuizioni in fatturato.


