Elon Musk ha finalizzato l’acquisizione di Twitter, ora X, il 27 ottobre 2022. Da allora, non passa giorno senza che non si leggano notizie sul magnate sudafricano. Ovviamente, tutte negative.
Ciò sta avvenendo, se possibile, ancor di più a mano a mano che gli Stati Uniti si stanno avvicinando al giorno delle elezioni presidenziali. Non che Elon Musk non ci abbia messo del suo. La sua gestione ha visto infatti una serie di decisioni controverse, tra cui riduzioni di personale e cambiamenti nella moderazione dei contenuti.
Queste modifiche hanno suscitato critiche e preoccupazioni, soprattutto in vista del potenziale ruolo della piattaforma nel plasmare il dibattito pubblico durante le prossime elezioni presidenziali statunitensi.
L’allineamento di Musk con le posizioni della destra ha ulteriormente alimentato il dibattito sul futuro di X e sul suo impatto sul dialogo pubblico. Curiosamente, queste stesse preoccupazioni non paiono riguardare la vicinanza di Zuckerberg alle sponde democratiche. Fatto sta che la deriva destrorsa di Musk ha causato una fuga di inserzionisti da X. I quali sono stati ‘gentilmente’ invitati ad “andare affanc**o” durante il New York Times DealBook Summit il 30 novembre 2023.
Non contento, ha appena intentato causa a GARM (Global Alliance for Responsible Media), un gruppo commerciale che riunisce importanti inserzionisti, agenzie pubblicitarie, piattaforme di media e tecnologia, sostenendo che hao illegalmente cospirato per boicottare X. Il gruppo ha ovviamente replicato che si difenderà in tribunale.
Dicevamo che non passa giorno senza che non si leggano notizie su Elon Musk. Ecco dunque il Wall Street Journal spiegare perché l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk sia ora il peggior buyout per le banche dalla crisi finanziaria. E le ‘scottanti’ rivelazioni di queste ore, che vogliono il giudice distrettuale degli Stati Uniti, Susan Illston, svelare l’elenco degli investitori che hanno sostenuto l’acquisto di Twitter da parte di Musk. Mal gliene incolga!
“Il peggior buyout per le banche dai tempi della crisi finanziaria del 2008”
Per quanto riguarda la prima notizia, il WSJ ricorda che l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk per 44 miliardi di dollari, è stata sostenuta da un prestito da parte delle banche di 13 miliardi (il resto lo ha messo di tasca sua).
Normalmente, le banche che finanziano acquisizioni cedono velocemente i debiti ad altri investitori, rimuovendoli dai propri bilanci e guadagnando commissioni. Tuttavia, in questo caso le banche non hanno potuto vendere il debito o avrebbero subito pesanti perdite, visto lo scarso rendimento finanziario di X. Di conseguenza, i prestiti sono rimasti “bloccati” (o “appesi”) nei bilanci bancari.
Tra le banche più note coinvolte nell’operazione troviamo cui Morgan Stanley e Bank of America. E la situazione che si è venuta a creare sta influenzando negativamente le loro posizioni nelle classifiche dell’investment banking, portando in alcuni casi a tagli nella remunerazione dei banchieri e agli inevitabili licenziamenti di personale senior.
Viste queste difficoltà, alle banche non resta che sperare in un miglioramento delle prestazioni di X o in future opportunità di business con Musk. Ma, come scrivevamo in apertura, i suoi commenti pubblici, l’appoggio a Donald Trump e le controversie attorno a X, rendono più complessa la gestione di questo debito.
Le banche si trovano così in un dilemma: da un lato vogliono mantenere buoni rapporti con Musk per potenziali opportunità future, dall’altro stanno subendo le conseguenze finanziarie di questo prestito problematico. La situazione rimane incerta, con gli istituti che cercano di bilanciare i rischi finanziari immediati con le potenziali opportunità a lungo termine legate a Musk e alle sue varie imprese.
Chi ha scommesso su Elon Musk per X?
Arriviamo così alla seconda notizia, ossia l’elenco degli investitori di Elon Musk per l’acquisizione di X, ora immaginiamo esposti al pubblico ludibrio sui social.
Il documento emerso dalle aule del tribunale rivela un mix di investitori di alto profilo della Silicon Valley, società di venture capital e imprenditori, tra cui Andreessen e Horowitz, il principe saudita Alwaleed bin Talal al Saud. Curiosamente, soprattutto per noi, nel documento viene menzionato anche un azionista meno noto al pubblico americano, ossia l’italiana UnipolSai, società di servizi finanziari.
Tra i nomi più sorprendenti figura un fondo legato al magnate dell’hip-hop, Sean “Diddy” Combs, e lo stesso cofondatore di Twitter, Jack Dorsey. Che non fu certo tenero nei confronti di Musk quando questi prese il controllo del suo social, salvo poi elogiarlo nei mesi scorsi.
Perché chi disprezza compra. O si fa comprare.


