Dopo aver attirato l’attenzione globale per il suo ambizioso progetto di verifica biometrica basato sulla criptovaluta, World (precedentemente conosciuta come Worldcoin) ha annunciato l’espansione ufficiale nel mercato statunitense.
La piattaforma, co-fondata da Sam Altman (CEO di OpenAI), punta a risolvere una delle questioni più scottanti dell’era digitale: come dimostrare di essere umani in un mondo dove bot e persone convivono, spesso senza distinzioni.
Il cuore del sistema è Orb, uno scanner portatile a forma di sfera che rileva i dati biometrici dell’iride per creare un’identità digitale univoca.
In cambio della scansione della propria iride, agli utenti veniva inizialmente offerta una piccola quantità della criptovaluta proprietaria di World, il che ha generato reazioni controverse e attirato l’attenzione delle autorità regolatorie in alcuni Paesi. Oggi, però, l’azienda intende andare oltre quel primo modello.
Orb: l’espansione e le nuove funzionalità
World ha annunciato che porterà gli Orb scanner in sei grandi città americane: Atlanta, Austin, Los Angeles, Miami, Nashville e San Francisco. Le installazioni avverranno sia in spazi gestiti direttamente dall’azienda sia presso partner commerciali.
Parallelamente, l’azienda lancerà entro l’anno la World Card, una carta compatibile con il circuito Visa, che permetterà di spendere le criptovalute conservate nel wallet dell’app World sia online che nei negozi fisici.
Il progetto ha cambiato ufficialmente nome lo scorso anno durante un evento dedicato, segnando una svolta nella strategia. L’obiettivo, ha spiegato l’azienda, è ora più ampio e abbraccia tutta la questione dell’identità digitale nel suo insieme, non più solo come leva per distribuire token o facilitare transazioni in crypto.
Le ragioni dietro il cambio di passo
Secondo Adrian Ludwig, chief architect di Tools for Humanity, la società tech a scopo di lucro che gestisce World, «non si tratta più di assegnare una piccola ricompensa in criptovaluta ma di sbloccare il potenziale di tutti gli altri servizi che l’identità verificata può abilitare».
In altre parole, l’obiettivo non è monetario ma infrastrutturale: costruire un sistema globale di identità digitale che possa rendere il web – e il mondo fisico – più sicuri, efficienti e tracciabili.
E se l’idea può sembrare futuristica, Ludwig invita a guardare alla cronaca recente.
Negli Stati Uniti, frodi digitali basate sull’intelligenza artificiale hanno permesso a utenti fraudolenti di accedere a risarcimenti collettivi o ricevere aiuti economici destinati a corsi universitari online.
«Non stiamo parlando di casi d’uso fantascientifici», ha spiegato Ludwig. «Sono problemi reali, che stanno già colpendo le persone oggi».
Un futuro sempre più sotto controllo?
L’arrivo di World negli USA avviene in un contesto in cui cresce la pervasività della tecnologia nella vita quotidiana. Dispositivi indossabili, assistenti vocali e IA “everywhere” stanno trasformando la nostra relazione con la privacy.
Si pensi alle recenti modifiche alle policy di Meta per i Ray-Ban intelligenti, che abbiamo discusso solo poche ore fa, o alla nuova app di Meta AI che vuole trasformare l’intelligenza artificiale in un’esperienza social.
In questo scenario arriva la promessa di World, che se da un lato vuole distinguere gli umani dai bot, dall’altro traccia un futuro in cui l’identità è una concessione mediata da piattaforme private. Al che la domanda: stiamo realmente costruendo un futuro più sicuro?
Quando l’identità era solo nelle nostre tasche
Chi conosce la storia della tecnologia potrebbe obiettare che la concessione dell’identità digitale a soggetti privati è cominciata ben prima di World. Ed è vero.
Il giorno in cui abbiamo usato per la prima volta l’impronta digitale o il volto per sbloccare un iPhone o uno smartphone Android, abbiamo accettato l’idea che il nostro corpo potesse essere una chiave. Ma quei dati finora sono restati, almeno formalmente, dentro ai nostri telefoni, criptati, al riparo da occhi esterni.
Oggi invece, con iniziative come Orb l’identità biometrica viene esternalizzata, centralizzata e messa a disposizione di servizi di terze parti, tramite cloud. World non vuole solo autenticarci per accedere a un’app: vuole diventare la nostra identità online universale, riconosciuta ovunque.
In altre parole: con l’iPhone ci autentichiamo per usare il nostro telefono. Con World ci autentichiamo per esistere nel mondo digitale. E questa è una differenza che, a nostro avviso, cambia il peso politico e sociale dell’operazione.


