Il mondo di WordPress in questi giorni è scosso da un’accesa polemica che vede da un lato Matt Mullenweg e dall’altro WP Engine.
Ad alcuni di voi questi nomi potrebbero dire poco o nulla ma si tratta di una notizia interessante non solo perché riguarda la piattaforma che alimenta il 43% di tutti i siti web al mondo, ma perché pone serie riflessioni sul mondo dell’open source.
Prima, quindi, di addentrarci nella notizia vera e propria, vediamo di affrontare alcune nozioni di base.
Chi è Matt Mullenweg (e WordPress)?
Matt Mullenweg è un imprenditore e sviluppatore statunitense, noto per essere il cofondatore di WordPress, la piattaforma di gestione dei siti internet più popolare al mondo (tra cui, ad esempio, lo stesso TechTalking).
Nato nel 1984 a Houston, Texas, ha iniziato la sua carriera nel settore del software e dello sviluppo web in giovane età. Nel 2003, insieme a Mike Little, ha creato WordPress, un progetto open source che ha rivoluzionato il modo di pubblicare contenuti online.
Siccome i soldi non faranno la felicità ma aiutano senz’altro a vivere meglio, Mullenweg negli anni si è così strutturato: da un lato c’è WordPress.org, una soluzione open source che richiede l’acquisto di un proprio servizio di hosting e dominio, offrendo in cambio totale libertà di personalizzazione, inclusa la possibilità di monetizzare senza restrizioni.
Dall’altro c’è WordPress.com, che invece è una piattaforma commerciale che offre piani di hosting, gratuiti e a pagamento. I piani a pagamento includono funzionalità avanzate ma con maggiori limitazioni rispetto a WordPress.org in termini di controllo e monetizzazione.
WordPress.com cade sotto il cappello di Automattic, azienda di cui Mullenweg è amministratore delegato e nel cui portafoglio rientrano anche realtà come WooCommerce (una piattaforma per l’e-commerce), Jetpack (che offre strumenti per l’ottimizzazione di WordPress), e il ben più noto Tumblr.
Cos’è è WP Engine?
Ora che abbiamo chiaro chi sia Mullenweg e compreso il ruolo che ha nel mondo dell’open source (è la persona cardine nell’infrastruttura dell’editoria online), giunge il momento di spiegare cosa sia WP Engine.
WP Engine è una società americana specializzata in servizi di hosting gestito per siti web basati su WordPress. Fondata nel 2010 da Jason Cohen, a differenza di altre piattaforme di hosting più generiche, WP Engine si concentra esclusivamente su WordPress.
Tra i suoi servizi rientrano l’ottimizzazione delle prestazioni, la gestione degli aggiornamenti e strumenti per migliorare l’esperienza di sviluppo e gestione di siti web. Il che ha portato WP Engine a guadagnarsi una vasta clientela, composta sia da piccole aziende che da grandi realtà, con oltre 200.000 siti web che utilizzano i suoi servizi.
Nel 2018, WP Engine è stata acquisita dal fondo di private equity Silver Lake, una mossa che ha consentito all’azienda di espandersi ulteriormente nel mercato, ma che ha anche portato agli attriti con Matt Mullenweg trattati in questa news.
L’accusa alle origine dell’open source
Automattic contribuisce in modo significativo al progetto open source di WordPress, con 3.988 ore settimanali di sviluppo (si poteva fare cifra tonda, ma tant’è…). WP Engine, invece, contribuisce al progetto solamente con 40 ore settimanali. A dirlo è stato lo stesso Mullenweg, in un post sul suo blog del 21 settembre.
Al che potreste domandarvi: perché mai WP Engine dovrebbe partecipare allo sviluppo di WordPress? Che ci pensi chi l’ha creato!
Ma non è così, perché WordPress è un progetto open source, e questo significa che la sua forza e il suo sviluppo dipendono dalla collaborazione di tutta la comunità. L’open source infatti si basa su un principio fondamentale: chiunque può liberamente utilizzare, modificare e distribuire il software; in cambio ci si aspetta che, quando possibile, chi lo sfrutta contribuisca al suo miglioramento.
Questa è l’essenza dell’open source ed è ciò che crea quel circolo virtuoso in cui il software cresce e si evolve grazie all’apporto di più attori.
WP Engine trae profitto dall’utilizzo di WordPress, che sfrutta gratuitamente in quanto appunto è un software open source. E avrebbe quindi la responsabilità morale e pratica di restituire con una mano (alla comunità) ciò che prende con l’altra, contribuendo allo sviluppo della piattaforma da cui dipende il suo successo commerciale.
I fatti
Bene: ora che sapete chi sono le parti coinvolte nella contesa e cosa sia l’open source, quanto segue vi sarà molto più chiaro.
Matt Mullenweg ha infatti accusato pubblicamente WP Engine di “sfruttare l’ecosistema” open source senza restituire nulla alla comunità. Lo ha detto durante un intervento al WordCamp, una conferenza sponsorizzata proprio da WP Engine, e le sue parole hanno avuto una grande risonanza in questi giorni.
Anche perché non è che Mullenweg sia andato per il sottile: ha accusato WP Engine di essere “un cancro per WordPress”,di dare agli utenti “un’esperienza inferiore per fare più soldi” e di stare “traendo profitto dalla confusione” creata dal suo marchio. A suo dire, infatti, molti utenti credono di utilizzare una versione ufficiale di WordPress, quando in realtà stanno accedendo a un servizio commerciale.
Mullenweg ha quindi bloccato l’accesso di WP Engine ai server di WordPress.org, impedendo così ai suoi clienti di aggiornare facilmente il software. E sebbene questo blocco sia successivamente stato rimosso, WP Engine ora ha tempo fino al 1° ottobre per trovare una soluzione senza rischiare nuove restrizioni.
La risposta di WP Engine e la questione del marchio
WP Engine non è rimasta a guardare. In una lettera scritta dagli avvocati, l’azienda ha accusato Mullenweg di aver chiesto “una somma molto elevata” pochi giorni prima del suo intervento al WordCamp, minacciando una “campagna distruttiva” se non l’avessero pagato.
L’azienda ha inoltre dichiarato che Mullenweg ha molestato i dirigenti di WP Engine con chiamate e messaggi, accusandolo di voler manipolare la comunità di WordPress a suo favore.
Mullenweg ha confermato di aver inviato messaggi di testo in cui minacciava di esporre pubblicamente le sue critiche a WP Engine durante il WordCamp, con il titolo provocatorio “Come il private equity può svuotare e distruggere le comunità open source, una storia in 4 parti”.
La questione riguardante l’utilizzo del marchio “WordPress” non è secondaria. Mullenweg sostiene infatti che WP Engine sta utilizzando illegalmente il nome della piattaforma senza licenza. E lo fa perché negli ultimi giorni la WordPress Foundation ha modificato le sue linee guida, rendendo più restrittive le modalità con cui le aziende possono utilizzare l’abbreviazione “WP” nei propri brand.
Questa mossa, però, ha sollevato domande su quanto il controllo di Mullenweg e Automattic sul marchio WordPress possa influenzare altre aziende del settore.
Le reazioni all’interno della comunità di WordPress sono state diverse. Alcuni sostengono Mullenweg, ritenendo che WP Engine debba contribuire di più al progetto open source. Altri, invece, criticano il cofondatore accusandolo di abusare del suo potere e di agire più come un concorrente commerciale di WP Engine che come il protettore del software open source.
Alcuni temono addirittura che questa battaglia possa portare a una “biforcazione” di WordPress, separando lo sviluppo della piattaforma in due direzioni diverse.
Il conflitto tra Mullenweg e WP Engine mette in evidenza le tensioni intrinseche nell’ecosistema open source. Da un lato c’è l’ideale secondo cui le aziende che traggono profitto da software libero dovrebbero contribuire attivamente alla sua crescita e sviluppo. Dall’altro, c’è la realtà che le regole del software open source, in molti casi, non richiedono alcun contributo obbligatorio.
La disputa che abbiamo descritto non riguarda dunque solo WP Engine, ma potrebbe avere ripercussioni più ampie sul futuro dell’intero ecosistema di WordPress, con ripercussioni imprevedibili sulla piattaforma che oggi domina il web.


