Il realismo inquietante di Veo 3: quando l’IA fa cinema meglio di noi

by | 24 Mag 2025 | IA

Il fotogramma di un video creato con Veo 3.
Tempo di lettura: 3 minuti

Dopo l’impatto provocato da Sora di OpenAI e l’arrivo di strumenti come Runway, Pika e Adobe Firefly, la corsa alla generazione automatica di video ha appena compiuto un ulteriore balzo con il lancio di Veo 3, il nuovo modello di Google DeepMind.

Presentato durante il Google I/O, Veo 3 si candida a essere lo stato dell’arte per quanto riguarda i video creati da intelligenze artificiali: non solo per la qualità visiva ma per la sua capacità di generare clip con dialoghi, colonne sonore, sincronizzazione labiale e una sorprendente aderenza alle leggi fisiche del mondo reale.

Un salto che, come prevedibile, ha incantato alcuni, spaventato altri — e che riapre il dibattito su cosa significhi davvero “creare” nell’era dell’IA.

Veo 3, video indistinguibili dal reale

Le clip generate da Veo 3 hanno cominciato a circolare online subito dopo l’annuncio, sorprendendo gli utenti per un livello di realismo che rende spesso difficile distinguerle da filmati girati con attori umani. Secondo Google, il modello è stato addestrato per tradurre prompt complessi e descrizioni dettagliate in video coerenti, realistici e credibili.

A differenza di modelli concorrenti come Sora, Veo 3 è in grado di includere nel video dialoghi parlati, effetti sonori sincronizzati, soundtrack originali e una rappresentazione accurata dell’anatomia umana, come le mani con cinque dita (un dettaglio spesso trascurato nei modelli generativi precedenti).

Ma ciò che colpisce è anche la continuità narrativa: i personaggi non scompaiono da una scena all’altra, le inquadrature sono coese e le leggi della fisica vengono rispettate. Insomma, il contenuto è talmente fluido da apparire, appunto, reale.

Un esempio particolarmente virale è quello condiviso su X dal regista Hashem Al-Ghaili, che vedete qui sotto e che mostra una serie di corti in cui attori digitali si ribellano ai loro stessi creatori, commentando con toni drammatici la loro esistenza fittizia e la dipendenza dai prompt generativi.

Libertà creativa o autonomia inquietante?

Nel video promozionale di Flow, il nuovo strumento video di Google che integra Veo 3, alcuni filmmaker raccontano come l’IA stia ampliando i confini della creatività umana. “Sembra quasi che stia costruendo su sé stessa”, ha dichiarato ad Axios Dave Clark, uno dei registi coinvolti.

L’impressione, condivisa da molti, è che l’IA stia diventando non solo un mezzo per realizzare idee, ma un partner creativo autonomo, in grado di generare contenuti che rispecchiano (e talvolta superano) le intenzioni originali degli autori.

Disponibile al momento solo per gli abbonati statunitensi a Google AI Ultra, al costo di 249 dollari al mese, Veo 3 si inserisce in un mercato in rapida evoluzione, dove ogni nuovo rilascio alza l’asticella.

Secondo Google, il modello è stato sviluppato anche grazie alla collaborazione con registi e creativi professionisti, ma la sua diffusione ha generato reazioni contrastanti nel mondo del video professionale.

La frattura col mondo artistico

Molti creativi vedono in strumenti come Veo 3 una minaccia alla produzione artistica tradizionale. C’è chi bolla ogni video IA come “spazzatura”, indipendentemente dal realismo o dalla qualità tecnica, mentre altri sottolineano che “la spazzatura è negli occhi di chi guarda”.

La divisione è netta: da un lato l’entusiasmo per le potenzialità applicative di queste tecnologie, dall’altro la preoccupazione per un futuro dove i contenuti umani rischiano di essere marginalizzati da una produzione automatizzata, veloce e potenzialmente infinita.

E non mancano già le critiche sulla creatività stessa del modello. Il sito 404 Media ha scoperto che Veo 3, messo alla prova con il prompt “un uomo che fa stand-up comedy”, ha generato per più utenti la stessa battuta.

Allo stesso modo, Sora di OpenAI era stata accusata da Marques Brownlee di aver replicato dettagli identici ai suoi video (come una pianta finta sulla scrivania), suggerendo che il modello potesse essere stato addestrato su contenuti YouTube senza esplicito consenso.

Un problema di diritti, consenso e autorialità

Mentre la produzione di video iperrealistici diventa sempre più accessibile, il mondo culturale e legale non ha ancora cominciato a fare i conti con le implicazioni profonde di questa transizione.

Chi possiede l’opera generata? Serve il consenso dei creatori le cui opere sono state usate per l’addestramento? Cosa distingue un autore da un generatore? E cosa accadrà all’industria cinematografica, quando le clip possono essere realizzate letteralmente con un prompt?

Queste sono le domande aperte che strumenti come Veo 3 rendono sempre più urgenti. Perché se è vero che l’intelligenza artificiale sta dando forma a nuovi linguaggi e possibilità narrative, è altrettanto vero che lo sta facendo in un vuoto normativo e culturale ancora tutto da colmare.

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