Il governo degli Stati Uniti sta valutando un possibile divieto ai droni prodotti da nazioni avversarie, una mossa dettata da crescenti timori legati alla sicurezza nazionale.
L’amministrazione Biden, attraverso un avviso del Dipartimento del Commercio, ha sottolineato come il coinvolgimento di avversari stranieri come Cina e Russia nella produzione e distribuzione di droni potrebbe rappresentare un rischio “inaccettabile” per le infrastrutture critiche americane.
Secondo il Dipartimento del Commercio, i droni progettati da aziende cinesi dominano il mercato statunitense, rappresentando almeno il 75% delle vendite.
La Russia, invece, pur avendo una presenza limitata nelle vendite globali di droni, ha dichiarato di voler investire in modo significativo per potenziare il proprio mercato.
Ciò, si legge nell’avviso, offre un terreno fertile per potenziali attività di spionaggio o sabotaggio, alimentando le preoccupazioni delle autorità.
I rischi connessi ai droni, secondo gli USA
Se vi state domandando come all’atto pratico un drone potrebbe rappresentare un rischio per la sicurezza nazionale, sappiate che il Dipartimento del Commercio ha evidenziato questi dispositivi potrebbero rappresentare una minaccia per le infrastrutture fisiche, sia attraverso collisioni intenzionali che mediante il trasporto di carichi esplosivi.
Inoltre, potrebbero essere impiegati per raccogliere dati sensibili su infrastrutture critiche, come i layout degli edifici.
Se tutto ciò vi sembrasse al confine con la sci-fi, è giusto ricordare che lo scorso settembre l’amministrazione Biden ha introdotto un divieto sull’uso di software cinesi nelle automobili connesse a internet negli Stati Uniti.
La misura mira a prevenire il rischio che le agenzie di intelligence cinesi possano tracciare i movimenti dei cittadini americani o sfruttare i sistemi elettronici dei veicoli per accedere alla rete elettrica nazionale o ad altre infrastrutture critiche.
Un settore strategico
I droni sono diventati strumenti essenziali in settori come l’agricoltura, l’industria chimica e la gestione delle emergenze, ma la loro crescente integrazione nelle infrastrutture critiche statunitensi li rende anche vulnerabili a eventuali attacchi informatici.
In questo contesto, la Cina rappresenterebbe una minaccia rilevante non solo per il volume di droni esportati negli Stati Uniti, ma anche per la possibilità che i loro dispositivi siano sfruttati per finalità di cyberspionaggio.
La proposta normativa, che prevede il coinvolgimento delle aziende private per definire eventuali mitigazioni dei rischi, si inserisce in uno sforzo più ampio dell’amministrazione Biden per proteggere le infrastrutture tecnologiche americane.
A settembre, l’amministrazione aveva già vietato l’utilizzo di software cinesi nei veicoli connessi a internet, con l’obiettivo di impedire che Pechino potesse monitorare i movimenti degli americani o infiltrarsi nelle reti infrastrutturali critiche.
La reazione cinese
Il Congresso americano ha recentemente posto particolare attenzione sui droni prodotti da DJI, leader cinese del settore, e da Autel Robotics.
Una disposizione inserita nell’ultima legge sulla difesa richiede al governo di valutare se i prodotti di queste aziende rappresentino una minaccia per la sicurezza nazionale.
Nel frattempo, l’allarme sulle vulnerabilità americane non si limita ai droni: negli ultimi mesi sono emerse rivelazioni su attacchi condotti da gruppi di intelligence cinesi, come Salt Typhoon, che hanno preso di mira aziende di telecomunicazioni e persino le linee telefoniche utilizzate da esponenti politici di alto profilo.
La Cina, dal canto suo, ha reagito con misure simili. Solo giovedì, il governo cinese ha aggiunto 28 aziende statunitensi a una lista di controllo delle esportazioni, citando la necessità di salvaguardare i propri interessi nazionali.
L’escalation riflette le tensioni crescenti tra i due Paesi, che si affrontano su vari fronti, dalla tecnologia alle questioni militari.


