Washington mobilita la diplomazia contro DeepSeek: “Distilla i nostri modelli senza autorizzazione”

by | 26 Apr 2026 | Tech War, Politica

Riassunto IA
  • Il Dipartimento di Stato USA ha inviato un documento riservato a tutte le sedi diplomatiche americane nel mondo, chiedendo ai partner stranieri di sollevare le preoccupazioni di Washington sui presunti furti di proprietà intellettuale nel settore dell’IA da parte di aziende cinesi.
  • Le accuse si concentrano sulla distillazione non autorizzata: il processo con cui si addestrerebbe un modello più piccolo usando gli output di sistemi proprietari altrui, eliminando nel contempo i protocolli di sicurezza originali.
  • Mentre Pechino respinge le accuse, DeepSeek ha lanciato il modello V4 pensato per i chip Huawei, segnalando una crescente autonomia tecnologica cinese proprio sul fronte hardware.
Tempo di lettura: 3 minuti

Il Dipartimento di Stato degli USA ha ordinato alle proprie ambasciate e ai propri consolati in tutto il mondo di sollevare con i governi ospitanti un tema preciso: le aziende cinesi di intelligenza artificiale starebbero sottraendo proprietà intellettuale ai laboratori statunitensi.

Lo rivela un documento riservato visionato da Reuters, inviato a tutte le sedi diplomatiche americane nel mondo. Le istruzioni sono esplicite: il personale diplomatico deve parlare con le controparti straniere delle “preoccupazioni relative all’estrazione e alla distillazione dei modelli di IA statunitensi da parte di avversari”.

Tra i soggetti esplicitamente citati figurano DeepSeek, Moonshot AI e MiniMax, tre aziende cinesi attive nello sviluppo di modelli di IA. Il documento precisa che “una richiesta separata è stata inviata a Pechino per essere sollevata direttamente con la Cina”.

Non si tratta di una dichiarazione pubblica o di un comunicato stampa. È una direttiva operativa, interna, trasmessa attraverso i canali riservati della diplomazia americana. Un segnale che Washington ha deciso di portare questa battaglia fuori dai confini del dibattito domestico.

La distillazione: tecnica legittima o furto mascherato?

Al centro delle accuse c’è un meccanismo tecnico chiamato distillazione: il processo con cui si addestra un modello di IA più piccolo usando gli output generati da un modello più grande e costoso.

In sé, la distillazione non è illegale. Il problema, secondo Washington, è quando avviene senza autorizzazione, cioè quando un’azienda usa i risultati di un sistema proprietario altrui per addestrare il proprio, aggirando anni di investimenti e ricerca.

Il documento riservato è esplicito sul punto: i modelli sviluppati attraverso “campagne di distillazione clandestine e non autorizzate consentono ad attori stranieri di rilasciare prodotti che appaiono performanti in modo comparabile su specifici benchmark, a una frazione del costo, ma non replicano le prestazioni complete del sistema originale”.

Non solo: secondo il Dipartimento di Stato, queste campagne “eliminano deliberatamente i protocolli di sicurezza dai modelli risultanti e smantellano i meccanismi che garantiscono la neutralità ideologica e l’orientamento alla verità”. È un’accusa che va ben oltre il diritto d’autore e che tocca la sicurezza e l’affidabilità stessa dei sistemi.

OpenAI aveva già avvertito i legislatori americani a febbraio che DeepSeek stava prendendo di mira le principali aziende di IA statunitensi per replicarne i modelli. Il documento riservato trasforma quella denuncia in una direttiva diplomatica globale.

Pechino respinge. E nel frattempo lancia il V4

La risposta cinese è arrivata puntuale. L’ambasciata cinese a Washington ha definito le accuse “infondate” e “attacchi deliberati allo sviluppo e al progresso della Cina nell’industria dell’IA”.

DeepSeek non ha commentato direttamente ma la sua posizione storica è nota: il modello V3 è stato addestrato su dati raccolti pubblicamente, senza fare ricorso a dati sintetici generati da OpenAI.

Il timing della vicenda, però, è eloquente. Proprio venerdì, lo stesso giorno del documento riservato americano, DeepSeek ha lanciato un’anteprima del suo nuovo modello V4, adattato per funzionare sui chip Huawei.

È un dettaglio tutt’altro che marginale: mentre Washington accusa la Cina di dipendere dalla proprietà intellettuale americana, Pechino avanza sulla propria autonomia nell’hardware. I chip Huawei sono infatti la risposta cinese alle restrizioni all’export imposte dagli Stati Uniti sui semiconduttori avanzati. DeepSeek su Huawei è, nei fatti, un messaggio.

Gli USA e la coalizione internazionale sull’IA

Lo scopo dichiarato del documento riservato è duplice: “mettere in guardia sui rischi derivanti dall’utilizzo di modelli di IA distillati da modelli proprietari statunitensi e gettare le basi per potenziali azioni di follow-up da parte del governo americano”.

La seconda parte è quella più rilevante sul piano strategico. Washington non si limita a denunciare: vuole costruire consenso internazionale attorno alla propria lettura del problema.

Molti governi occidentali e alcuni asiatici hanno già vietato a proprie istituzioni l’uso di DeepSeek, citando preoccupazioni sulla privacy dei dati. Ciononostante, i modelli dell’azienda cinese figurano costantemente tra i più scaricati sulle piattaforme internazionali di modelli open source.

Il divario tra la posizione ufficiale dei governi e il comportamento reale degli utenti (sviluppatori, ricercatori, aziende), è una delle questione che questa offensiva diplomatica non risolve. E che anzi rende più visibile.

Fonte: Reuters

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