La guerra fredda dei supercomputer tra USA e Cina

by | 28 Lug 2024 | IA, Politica, Tech War

Tempo di lettura: 3 minuti

La Cina negli ultimi anni ha mostrato progressi significativi nel settore strategico dei supercomputer, ma ultimamente sta diventando sempre più riservata riguardo alle sue capacità di calcolo più avanzate. A segnalarlo è il Wall Street Journal, che riporta come ciò stia creando preoccupazione e incertezza nella comunità scientifica occidentale.

Il supercomputing, nato negli anni ’60 per gestire enormi quantità di dati simultaneamente, è infatti diventato cruciale per simulazioni nucleari, modelli climatici e altri complessi problemi scientifici.

Dal 1993, il Top500, una classifica dei supercomputer più potenti al mondo, ha fornito una panoramica dello stato dell’arte in questo campo. Pubblicata due volte l’anno, la lista si basa sul benchmark LINPACK per valutare le prestazioni delle macchine in termini di FLOPS (operazioni in virgola mobile al secondo).

Per oltre due decenni, gli Stati Uniti hanno dominato questa classifica. Tuttavia, nel novembre 2017, la situazione è cambiata drasticamente.

Il supercomputer del dragone

“La Cina ha dominato”, esultava all’epoca l’agenzia di stampa statale di Pechino, riferendosi al fatto che la Cina aveva piazzato 202 macchine nella lista, contro le 143 degli Stati Uniti.

La reazione americana non si è fatta attendere. Nel 2019, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha inserito cinque organizzazioni cinesi di supercomputing nella sua lista nera, accusandole di utilizzare la loro tecnologia per scopi militari e nucleari.

Sono poi seguite infinite sanzioni, sia sotto l’amministrazione Trump che (soprattutto) quella Biden, che hanno vietato alle aziende statunitensi (ma anche europee, si veda il caso ASML) di vendere componenti di fascia alta ai cinesi senza una licenza specifica.

Jack Dongarra, professore dell’Università del Tennessee e figura chiave nella creazione del Top500, descrive questo momento come un “punto di svolta importante”. E da allora, prevedibilmente, la partecipazione cinese alla lista è diminuita drasticamente.

“Quando ho chiesto ai colleghi cinesi il perché, hanno detto che non era loro permesso inviare informazioni”, ricorda Dongarra.

Il supercomputer Chaohu Mingyue si trova in un cubo di vetro a Hefei, nella Cina orientale. Foto: CFOTO / DDP / ZUMA PRESS

Progressi silenziosi

Nonostante il silenzio ufficiale, gli esperti ritengono che la Cina abbia continuato a fare progressi significativi. Dongarra stesso afferma: “I cinesi hanno macchine più veloci. Semplicemente, non ce lo fanno sapere“. Questa convinzione si basa su indizi presenti in articoli scientifici che descrivono supercomputer cinesi con capacità potenzialmente superiori a quelle delle macchine occidentali più avanzate.

Che sia vero o falso, il ritiro della Cina dalla competizione aperta segna la fine di un’era di collaborazione e crea una divisione che, secondo gli scienziati occidentali, potrebbe rallentare lo sviluppo dell’IA e di altre tecnologie cruciali. Inoltre, rende più difficile per il governo degli Stati Uniti valutare la propria posizione in quella che è diventata una vera e propria guerra fredda tecnologica.

Jimmy Goodrich, consulente senior presso Rand, sottolinea l’importanza strategica di questa competizione: “Se l’altro può usare un supercomputer per simulare e sviluppare un caccia o un’arma anche solo del 20% o dell’1% migliore della tua in termini di raggio, velocità e precisione, ti prenderà di mira per primo, e sarà scacco matto“.

Mentre gli Stati Uniti hanno cercato di ostacolare il progresso tecnologico cinese attraverso restrizioni sull’esportazione di chip avanzati, la Cina ha risposto sviluppando le proprie tecnologie. Tuttavia, gli analisti ritengono che mantenere un vantaggio nei supercomputer senza accesso ai chip più avanzati, potrebbe rivelarsi una sfida significativa per Pechino.

In questo scenario di crescente segretezza e competizione, il futuro del supercomputing globale rimane incerto. Ciò che è chiaro è che la corsa al calcolo ad alte prestazioni continuerà a essere un elemento chiave nelle relazioni tecnologiche e geopolitiche tra le grandi potenze mondiali.

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