Il programma statunitense Broadband Equity Access and Deployment (BEAD), un’iniziativa da 42,5 miliardi di dollari, è stato concepito con l’obiettivo di portare ad alta velocità a tutte le famiglie negli USA. Che, contrariamente a quanto si potrebbe credere, sono peggio servite rispetto a quelle europee.
Il programma, principalmente basato su fibra ottica, è stato lanciato dall’amministrazione Biden e mirava a colmare il divario digitale, specialmente nelle aree rurali dove le opzioni di connettività sono limitate e di scarsa qualità per circa il 15% delle famiglie.
Era un piano ben avviato, con gli stati che procedevano nella selezione dei fornitori e nella preparazione dei lavori, e alcuni erano persino a un passo dall’iniziare le connessioni.
Il conflitto di interessi tra politica e profitto
La traiettoria del BEAD, secondo quanto riporta The Verge, ha però subito un’improvvisa virata dopo l’intervento di Howard Lutnick, Segretario al Commercio e una recente nomina dell’amministrazione Trump. Lutnick ha infatti annunciato una “revisione rigorosa” del programma, etichettandolo come “woke” e pieno di “regolamentazioni onerose”.
Questa mossa ha sollevato immediatamente sospetti di un conflitto di interessi, suggerendo che i cambiamenti proposti potrebbero favorire il settore privato, in particolare Starlink, il servizio di internet satellitare di Elon Musk.
L’ex capo del BEAD, Evan Feinman, estromesso dall’amministrazione Trump, ha apertamente denunciato queste manovre. Feinman ha rivelato che, prima del suo allontanamento, Lutnick aveva espressamente istruito il personale del BEAD a dare maggiore priorità alla connettività satellitare, “individuando il fornitore di Musk, Starlink”.
Ciò non è casuale: Elon Musk è stato una figura di spicco e un noto critico del programma BEAD, ed è stato accusato di voler sfruttare la sua influenza per arricchirsi. Le indiscrezioni del Wall Street Journal parlavano addirittura di un potenziale dirottamento di 20 miliardi di dollari, quasi metà dei fondi totali del programma, verso Starlink.
Sebbene la cifra esatta sia difficile da confermare, Feinman ha avvertito che le modifiche proposte da Lutnick “sposteranno decine di migliaia, centinaia di migliaia o milioni di località dal ricevere una connessione in fibra alle reti satellitari”.
La fibra USA a rischio e i ritardi che pesano
Un aneddoto che illustra la portata di questi cambiamenti arriva dal West Virginia. La proposta originale dello stato prevedeva una “connessione in fibra per ogni singola casa e azienda” con un avanzo di 150 milioni di dollari e in anticipo sulla scadenza. Un risultato straordinario per uno stato storicamente arretrato nella connettività.
Ora, a causa delle pressioni per riconsiderare i piani, si rischia di dirottare queste connessioni in fibra verso soluzioni satellitari meno performanti. Il Governatore del West Virginia, Patrick Morrisey, ha persino ottenuto un’estensione di 90 giorni pur di riaprire le gare d’appalto, mettendo a repentaglio gli accordi in fibra già quasi conclusi.
Un altro esempio della frustrazione e dei costi dei ritardi arriva dal Nevada. Garry Gomes, CEO di Sky Fiber, il maggiore beneficiario del BEAD nello stato, ha scritto una lettera accorata, sottolineando come la sua azienda abbia “già investito in attrezzature, ingegneria e personale” e sia pronta a iniziare “immediatamente” i lavori.
Il progetto rimane però bloccato. “I ritardi non solo rischiano costi più elevati e manodopera persa ma erodono anche la fiducia del pubblico in quello che è probabilmente l’investimento a banda larga più ambizioso e promettente nella storia della nostra nazione”, ha dichiarato Gomes.
Fibra vs. Starlink: le prestazioni a confronto
Il cuore del dibattito risiede anche nelle prestazioni. Sebbene Starlink sia una “tecnologia davvero molto buona”, come ammesso da Feinman, offre un servizio che “a malapena supera” i requisiti minimi del BEAD (100 Mbps in download e 20 Mbps in upload con meno di 100 ms di latenza).
I dati di Ookla mostrano infatti mediane di 116.77 Mbps in download e 18.17 Mbps in upload per gli utenti Starlink nel Maine.
La fibra ottica, al contrario, offre prestazioni di gran lunga superiori, arrivando a 5 gigabit al secondo in download e upload, ovvero oltre 43 volte più veloce della velocità mediana di Starlink. Le differenze nelle velocità di upload sono ancor più marcate.
Oltre alle prestazioni, c’è la questione dei costi: il servizio fisso di Starlink costa tra gli 80 e i 120 dollari al mese, con costose tariffe iniziali per l’attrezzatura, mentre piani in fibra gigabit possono essere paragonabili o inferiori, con costi di attivazione più contenuti.
Infine, c’è la questione della scalabilità e della durabilità: Starlink richiede costosi lanci di razzi non solo per mettere in orbita i satelliti ma anche per sostituirli, mentre la fibra sotterranea ha una vita utile di decenni. Al tempo stesso, gli USA sono una nazione molto vasta e con vaste aree disabitate, e avvalersi del satellite è senz’altro più pratico che non dover tirare migliaia di chilometri di cavi.
Il futuro della banda larga negli Stati Uniti pende ora tra la promessa di connettività via cavo ad alte prestazioni, e l’interesse a promuovere un’alternativa satellitare che, sebbene valida in alcuni casi specifici, non può competere con la fibra per velocità, affidabilità e costo nel lungo termine.


