Qualche settimana fa il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato investimenti per un totale di 20 miliardi di dollari destinati a Intel, con l’obiettivo di potenziare la produzione di semiconduttori in diversi stati, tra cui Arizona, Ohio e New Mexico. Questa mossa rientra nel decreto Chips for America, che prevede tra le altre cose fino a 6,6 miliardi di dollari per TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company) per espandere la produzione a Phoenix.
All’appello mancava giusto Samsung, il secondo produttore mondiale di processori dopo TSMC, il quale (ed è la notizia di oggi) riceverà fino a 6,4 miliardi di dollari in sovvenzioni per estendere la propria produzione nell’area di Austin, in Texas.
Il Dipartimento del Commercio degli USA ha dichiarato che l’accordo preliminare “sbloccherà investimenti per oltre 40 miliardi di dollari da parte di Samsung e rafforzerà il ruolo centrale del Texas come ecosistema all’avanguardia per la semiconduzione, creando almeno 21.500 posti di lavoro e mobilitando fino a 40 milioni di dollari di fondi CHIPS per la formazione e lo sviluppo della forza lavoro locale”.
L’accordo include un sito esistente ad Austin e un nuovo polo per la produzione di chip a Taylor, Texas. “L’investimento proposto trasformerà la presenza attuale di Samsung in Texas in un ecosistema completo per lo sviluppo e la produzione di chip all’avanguardia negli Stati Uniti”, ha affermato il Dipartimento del Commercio. Ciò comprenderà “due nuovi stabilimenti, un impianto di ricerca e sviluppo e un’unità di imballaggio avanzato a Taylor, oltre a un’espansione del loro impianto esistente ad Austin”.
Le mosse qui descritte mirano a rafforzare la produzione di chip nazionale, come una difesa strategica contro le eventuali interruzioni nella catena di approvvigionamento globale che oggi dipende fortemente da Taiwan. Gli Stati Uniti vogliono assicurarsi che l’approvvigionamento di chip continui nel caso di un attacco cinese all’isola, di un terremoto o di un qualsiasi altro disastro naturale.


