La battaglia tra le grandi corporazioni tecnologiche statunitensi e l’Unione Europea segna una nuova svolta. Martedì, la Corte di giustizia dell’UE ha respinto i tentativi di Apple e Google di annullare le sanzioni miliardarie inflitte dalle autorità antitrust e fiscali del blocco.
Google ha perso il suo ricorso contro una multa di 2,7 miliardi di dollari, imposta nel 2017 dalla Commissione Europea per abuso di posizione dominante. L’accusa riguardava il modo in cui il motore di ricerca promuoveva il suo servizio Google Shopping a discapito dei concorrenti nei risultati di ricerca.
L’azienda aveva tentato di ribaltare la decisione ma il tribunale ha confermato la legittimità della sanzione, costringendo Google a rispettare le direttive dell’UE già dal 2017.
Parallelamente, Apple ha visto respingere il proprio appello contro l’ordine di restituire fino a 14 miliardi di dollari di tasse arretrate all’Irlanda, una cifra imposta dalla Commissione Europea nel 2016. Le autorità hanno stabilito che Apple aveva beneficiato di vantaggi fiscali illeciti, pagando meno tasse rispetto a quanto dovuto in base alle regole sugli aiuti di Stato.
La sentenza arriva pochi giorni dopo un’altra importante decisione che ha invece limitato la giurisdizione dell’UE nel caso dell’acquisizione di Grail da parte della statunitense Illumina. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha infatti emesso una sentenza a favore di Illumina, stabilendo che la Commissione Europea non ha la giurisdizione per esaminare l’acquisizione di Grail, un’azienda di test per il cancro, da parte di Illumina per 8 miliardi di dollari.
La questione è ruotata attorno all’interpretazione dell’Articolo 22 del regolamento sulle fusioni dell’UE, che la Corte ha giudicato non applicabile in questo caso, poiché l’acquisizione non raggiungeva le soglie finanziarie necessarie per il controllo da parte della Commissione.
Nonostante questa vittoria legale per Illumina, la Commissione Europea cercherà probabilmente nuovi strumenti per garantire il controllo di fusioni che potrebbero influire sul mercato europeo, anche quando queste non raggiungono le soglie tradizionali di notifica.
Mentre Apple e Google si dicono deluse, l’Unione Europea continua dunque a rafforzare la sua posizione nei confronti delle grandi multinazionali, trasformando il continente in un terreno molto difficile per le corporazioni tecnologiche che dominano i mercati globali.
Apple si è detta delusa dalla decisione. “Questa vicenda non ha mai riguardato l’ammontare delle tasse che paghiamo, ma a quale governo siamo tenuti a versarle,” ha dichiarato la società. “Paghiamo sempre tutte le tasse dovute ovunque operiamo e non ci sono mai stati accordi speciali.”
Un portavoce di Google ha affermato: “Questa sentenza si riferisce a un insieme molto specifico di fatti. Abbiamo apportato modifiche già nel 2017 per conformarci alla decisione della Commissione Europea.”


