Nel cielo congestionato dell’Ucraina, dove i droni di entrambe le parti combattono senza tregua, ce ne sono alcuni che volano non per distruggere ma per salvare.
Non sempre, infatti, i velivoli senza pilota vengono impiegati come strumenti d’attacco: alle volte diventano un’ancora di sopravvivenza per i soldati intrappolati nelle trincee.
È il caso ad esempio dei droni ucraini, con carichi da circa 18 chili, che si sollevano in piena notte per portare acqua e viveri ai fanti bloccati vicino a Pokrovsk.
Una guerra che ricorda il passato
La guerra di trincea che si combatte oggi nell’est e nel sud dell’Ucraina ha tratti che sembrano usciti da un manuale della Prima guerra mondiale.
A raccontarla è il Washington Post, che spiega come i soldati partono con scorte minime, pensate per pochi giorni, ma finiscono spesso per restare settimane nelle stesse buche di fango, sorvegliati dai droni russi e impossibilitati a muoversi.
Nella vita quotidiana delle postazioni, ogni gesto è un esercizio di sopravvivenza: gli escrementi e i rifiuti vengono raccolti in sacchetti e gettati il più lontano possibile dalle trincee; le pozze di urina vengono trattate con compresse di cloro per ridurre l’odore; d’inverno si brucia gel igienizzante per scaldarsi senza fare fumo.
In queste condizioni, i droni di rifornimento sono l’unico legame con l’esterno.
Arrivano carichi di cibo, sigarette, libri, calmanti, perfino piatti tradizionali come borscht e involtini di cavolo, che riportano per un attimo il sapore di casa. E naturalmente munizioni, la risorsa indispensabile per non cedere all’avanzata russa.
I droni, un filo sottile col mondo
I pacchi vengono preparati a qualche chilometro dal fronte: cibo, acqua, power bank e proiettili vengono avvolti in strati di plastica e nastro per resistere all’urto. Poi vengono caricati su droni agricoli riconvertiti, gli stessi che in altre missioni sganciano esplosivi sui russi.
Adesso la traiettoria è diversa: i pacchi cadono sulle trincee ucraine, dove i soldati li raccolgono rischiando a ogni uscita di essere scoperti. “Non portiamo molte provviste con noi perché sappiamo che arriveranno dall’alto”, racconta Mykhailo, tornato da una rotazione di oltre un mese.
A ogni nuova consegna, i soldati sentono di non essere stati dimenticati, che un Paese intero si muove per tenerli in vita. Perfino richieste personali, come un romanzo o un cruciverba, diventano un balsamo durante turni interminabili.
La posta in gioco
La guerra in Ucraina si gioca anche in questi dettagli. Ogni pacco sganciato da un drone è un rischio: rivela la posizione, espone a contrattacchi. Ma senza quei rifornimenti, le trincee collasserebbero. E con loro l’intero fronte.
È qui che si decide la resistenza contro un nemico numericamente superiore, mentre sullo sfondo il Donald Trump, Vladimir Putin e l’Europa in ordine sparso tentano (fingono?) di imbastire una trattativa di pace.
Il futuro della guerra, oggi, passa anche dal cielo. Non solo dai droni che colpiscono ma da quelli che salvano.
In una guerra dove l’orizzonte può restare immobile per giorni interi, quei velivoli che trasportano viveri e munizioni restano l’unico segno concreto di una nazione che cerca di resistere.


