Ubisoft affonda: -34% in borsa, sei giochi cancellati e studi chiusi

by | 22 Gen 2026 | Business, Videogames

Yves Guillemot, fondatore e CEO di ubisoft. | Foto: Jesusbella/Wikimedia Commons
Riassunto IA
  • Ubisoft crolla del 34% in borsa dopo aver annunciato perdite operative da 1 miliardo di euro, chiusura di studi a Halifax e Stoccolma, e cancellazione di sei giochi in sviluppo.
  • Piano di ristrutturazione da 500 milioni di euro per ridurre i costi fissi da 1,75 a 1,25 miliardi entro marzo 2028, con possibile vendita di asset sul tavolo.
  • Scenario M&A aperto: la debolezza di Ubisoft, uno dei pochi publisher europei di scala globale, potrebbe attirare acquirenti come Tencent o Microsoft in un settore che si sta consolidando.
Tempo di lettura: 2 minuti

Le azioni di Ubisoft sono crollate del 34% giovedì, dopo che il publisher francese di Assassin’s Creed ha annunciato una riorganizzazione radicale: chiusura di studi, cancellazione di sei giochi in sviluppo e perdite operative attese per circa 1 miliardo di euro nell’anno fiscale 2026.

La svalutazione di 650 milioni di euro legata alla ristrutturazione accompagna l’ammissione più scomoda: l’azienda valuterà la vendita di asset. Non è una semplice razionalizzazione dei costi, è un reset che mette in discussione l’intero modello operativo di uno dei maggiori publisher mondiali.

Chiusure e tagli da mezzo miliardo

Gli studi di Halifax, in Canada, e Stoccolma chiuderanno definitivamente. Ristrutturazioni più limitate colpiranno Abu Dhabi, Helsinki e Malmö. L’obiettivo è tagliare 500 milioni di euro di costi e portare i costi fissi da 1,75 miliardi a 1,25 miliardi entro marzo 2028.

“L’attuale contesto di mercato richiede che il gruppo cambi radicalmente il modo in cui è organizzato e opera”, ha dichiarato Yves Guillemot, fondatore e CEO di Ubisoft.

Il linguaggio è quello della necessità non dell’ottimizzazione. Cancellare sei giochi in sviluppo non è routine: significa riconoscere errori di valutazione sul portfolio, sprechi di risorse e scommesse creative che non hanno funzionato.

Le previsioni sui ricavi netti per il 2026 sono state riviste al ribasso di 330 milioni di euro, attestandosi a 1,5 miliardi.

Lacrime e sangue

Guillemot non nasconde che l’impatto finanziario sarà “significativo” negli anni fiscali 2026 e 2027. Ma promette che “questo reset rafforzerà il Gruppo e gli permetterà di rinnovare con una crescita sostenibile e una robusta generazione di cassa”.

È la dialettica classica della ristrutturazione aziendale: dolore oggi, profitti domani. Il problema è che Ubisoft arriva a questo punto dopo anni di declino del prezzo delle azioni, ritardi nelle uscite principali e difficoltà finanziarie accumulate.

Non è una mossa preventiva, è una reazione a una crisi che si è aggravata. La domanda che resta aperta è se l’azienda abbia ancora abbastanza margine per eseguire questo piano senza finire preda di acquirenti esterni.

Ubisoft possibile target M&A?

Il crollo di Ubisoft dice qualcosa di più ampio sull’industria del gaming. Uno dei pochi publisher europei di scala globale si trova a dover smantellare pezzi della propria struttura produttiva.

Il riferimento alla possibile vendita di asset apre scenari di M&A: Tencent, che già detiene una partecipazione in Ubisoft, potrebbe aumentarla; altri player potrebbero vedere opportunità in un momento di debolezza.

La chiusura di studi in Canada e Svezia ha anche un impatto sull’ecosistema europeo di sviluppo, riducendo capacità produttiva e competenze in mercati dove il talento tech è conteso.

Ubisoft non è solo un’azienda in difficoltà: è il segnale di come il settore stia ricalcolando le proprie dimensioni dopo anni di espansione insostenibile.

Fonte: CNBC

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