Uber torna a scommettere sui cieli coi droni con Flytrex

da | 19 Set 2025 | Tecnologia

Tempo di lettura: 3 minuti

Uber ha deciso di tornare a guardare al cielo. Dopo anni di pausa dai suoi progetti più avveniristici, la società americana ha annunciato un investimento in Flytrex, startup specializzata nelle consegne autonome con droni.

L’obiettivo è chiaro: riportare al centro della propria strategia le sperimentazioni sulla logistica avanzata, a partire da Uber Eats.

I primi test prenderanno il via entro la fine dell’anno in alcuni mercati pilota, segnando un nuovo capitolo per un’azienda che, ora tornata in utile, vuole rilanciare sull’innovazione senza dover sviluppare tutto in casa.

La scommessa di Flytrex

Fondata nel 2013, Flytrex è partita come fornitore di componenti per i produttori di droni. Solo in seguito ha puntato direttamente al settore delle consegne.

Una scelta che si è rivelata vincente: oggi l’azienda collabora con colossi come Walmart e DoorDash e si è conquistata una posizione di primo piano in un settore dove la regolamentazione è ancora la vera frontiera.

Flytrex è infatti una delle pochissime realtà autorizzate dalla Federal Aviation Administration (FAA) a operare droni che possono volare oltre il campo visivo del loro operatore.

Nonostante questo, i limiti non mancano. Negli Stati Uniti, il sogno del drone che consegna la pizza direttamente al giardino di casa si sta lentamente avvicinando alla realtà, ma resta frenato da regole rigide e da problemi tecnici.

Amazon, ad esempio, nonostante disponga di autorizzazione FAA, ha dovuto affrontare diversi incidenti, come quando alcuni droni del colosso di Seattle si sono schiantati semplicemente volando sotto la pioggia. Una testimonianza concreta di quanto la tecnologia sia promettente ma ancora fragile.

Il precedente di Uber Elevate

Per Uber non si tratta di un debutto assoluto. Nel 2019 l’azienda aveva già sperimentato le consegne aeree, collaborando con McDonald’s a San Diego attraverso la sua divisione interna Uber Elevate.

L’esperimento attirò l’attenzione ma si infranse contro gli ostacoli regolatori e contro la necessità di tagliare i costi durante la pandemia. Quella divisione venne infatti venduta, insieme ad altri progetti troppo onerosi, in una fase in cui l’azienda preferì concentrarsi sul core business del ridehailing e sulla sostenibilità finanziaria.

Il ritorno di oggi dimostra però che la visione di Uber non è cambiata: logistica e mobilità restano il cuore della strategia ma con un approccio diverso. Invece di costruire internamente interi comparti tecnologici, l’azienda sceglie di investire e stringere partnership con player già specializzati.

Un mercato in fermento

L’investimento in Flytrex si inserisce in un contesto competitivo molto vivace. DoorDash, principale rivale di Uber negli Stati Uniti e leader del food delivery per quota di mercato, lavora già con Flytrex per offrire consegne via drone nell’area di Dallas-Fort Worth. Oltre a ciò, collabora anche con Wing, la divisione di Alphabet, per sperimentazioni in altre regioni.

La scelta di Uber appare dunque duplice: da un lato recuperare terreno nei confronti della concorrenza, dall’altro esplorare nuove forme di consegna che possano ridurre i costi e garantire un vantaggio competitivo in un settore dove i margini sono sempre più compressi.

Ma il ritorno ai droni è solo una parte di una strategia più ampia. L’azienda guidata da Dara Khosrowshahi ha già messo sul tavolo altri progetti innovativi: ridehailing autonomo, robot per le consegne sui marciapiedi ed elicotteri per il trasporto urbano. Tutti tasselli di una visione che vuole fare di Uber non soltanto una piattaforma di trasporto persone e cibo, ma un hub globale di mobilità e logistica.

Il timing non è casuale: dopo aver raggiunto la redditività, Uber può permettersi di tornare a scommettere su iniziative ambiziose. E farlo attraverso partner come Flytrex significa ridurre i rischi economici, accelerando al tempo stesso lo sviluppo.

Il cielo come prossima frontiera

Il ritorno ai droni racconta bene l’evoluzione di Uber. Da un lato c’è la prudenza di un’azienda che ha imparato a non bruciare miliardi in progetti troppo prematuri; dall’altro c’è la consapevolezza che, per rimanere competitivi, bisogna continuare a investire nelle tecnologie che plasmeranno il futuro della mobilità.

Se i test di Uber Eats avranno successo, i droni potrebbero diventare un tassello fondamentale della logistica urbana americana. Per ora restano molte incognite, dai limiti imposti dalla FAA alle difficoltà tecniche ancora da superare.

Ma il segnale è chiaro: Uber torna a guardare al cielo, convinta che la prossima rivoluzione della consegna a domicilio possa arrivare dall’alto.

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