TSMC contro Intel: il caso di Wei-Jen Lo scatena una crisi geopolitica

by | 27 Nov 2025 | Tech War

Tempo di lettura: 3 minuti

Quando Intel ha assunto Wei-Jen Lo, uno degli ingegneri più importanti nella storia di TSMC, è sembrato di assistere alla concretizzazione della strategia industriale americana: riportare competenze critiche negli Stati Uniti per rilanciare la capacità produttiva nazionale.

Donald Trump, che ha voluto l’ingresso del governo nel capitale di Intel con una quota del 10%, considera infatti la ricostruzione della filiera domestica dei semiconduttori una priorità strategica e una forma di riscatto verso un’industria in cui Taiwan domina incontrastata.

Il reclutamento da parte di Intel, però, si sta trasformando in un caso giudiziario. I procuratori taiwanesi hanno perquisito in queste ore le abitazioni di Lo e sequestrato materiale informatico nell’ambito di un’indagine che ipotizza il trasferimento improprio di tecnologia rilevante per la sicurezza nazionale. Un tribunale ha inoltre approvato il congelamento di beni immobili e altre attività riconducibili all’ingegnere.

TSMC, il colosso mondiale dei chip dove Lo ha lavorato per vent’anni, contribuendo ai salti generazionali che ne hanno decretato il successo, sostiene che il passaggio a Intel violi accordi di non concorrenza e riservatezza. Intel, dal canto suo, respinge le accuse parlando di addebiti “senza fondamento” e ribadisce la presenza di controlli severi sulla gestione delle informazioni confidenziali.

Lo, che negli anni Ottanta aveva già fatto parte della “golden age” di Intel contribuendo alla produzione del celebre 486, è tornato a Santa Clara con un compito preciso: aiutare il nuovo CEO, Lip-Bu Tan, a ricostruire la cultura ingegneristica che un tempo aveva reso l’azienda sinonimo di innovazione produttiva.

Oggi infatti Intel ha un problema enorme: i suoi chip più avanzati non li produce più lei, ma TSMC, e il suo business manifatturiero continua a bruciare miliardi mentre tenta di recuperare terreno sui rivali asiatici.

Le altre “cacce alle streghe” industriali

Per capire la durezza della reazione taiwanese al caso Lo, bisogna osservare ciò che accade attorno all’ecosistema dei chip dell’isola.

Negli ultimi anni TSMC ha sviluppato una sensibilità quasi spasmodica verso la possibilità di perdere know-how critico, soprattutto dopo la vicenda di Liang Mong Song, un altro ingegnere di primissimo piano che, dopo essere uscito da TSMC, ha contribuito ai progressi sia di Samsung sia della cinese SMIC. Ciò alimentato il timore che una singola defezione possa spostare in poco tempo anni l’ago della bilancia tecnologica nazionale.

Questo clima ha portato anche ad altre inchieste. All’inizio dell’anno tre persone sono state incriminate con l’accusa di aver sottratto tecnologia di produzione di chip da TSMC per favorire Tokyo Electron.

L’azienda giapponese ha negato che informazioni riservate siano mai arrivate ai suoi ingegneri ma la sola apertura del caso ha rafforzato l’impressione di una stagione di massima vigilanza in cui ogni movimento di personale viene osservato con attenzione.

Inserito in questo contesto, il passaggio di Lo a Intel non rappresenta solo una “fuga di cervelli”, ma una potenziale minaccia alla sicurezza tecnologica nazionale, in un momento in cui Washington e Taipei si trovano su posizioni sempre più divergenti sul tema del controllo dell’industria dei semiconduttori.

Il futuro di Intel

Mentre l’indagine procede, Intel prosegue il suo tentativo di rialzare la testa. L’ultimo trimestre si è chiuso con un utile di 4,1 miliardi di dollari e l’azienda sta attirando l’interesse dei gestori del cloud americani per la sua tecnologia di packaging avanzato, capace di integrare più chip in un unico sistema riducendo consumi e aumentando la potenza.

Secondo TrendForce, Google e Meta stanno valutando alternative a TSMC, messa sotto pressione dalla domanda crescente di processori per l’intelligenza artificiale.

In questo scenario, Lo rappresenta per Intel un tassello fondamentale per l’ambizione più delicata: riportare negli Stati Uniti la capacità di costruire chip veramente competitivi. Non basta infatti inventare nuove architetture nei laboratori, bisogna produrle su scala industriale, e lì TSMC rimane imbattuta.

“I rivali stanno studiando attentamente dove si trovano i punti deboli di TSMC, ed è lì che potrebbero trovare l’occasione per vincere”, ha detto Lo in un recente podcast. Parole profetiche, se si considera che oggi quegli stessi rivali (e i relativi governi) osservano ogni sua mossa.

Per Taiwan è una questione di sopravvivenza industriale. Per Intel, è la speranza di tornare a essere una potenza produttiva. Per gli Stati Uniti, è un banco di prova del tentativo di riacquistare sovranità tecnologica in un settore che, più di ogni altro, definisce gli equilibri globali.

Fonte: The Wall Street Journal

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