L’amministrazione Trump ha dichiarato guerra alle normative tecnologiche imposte da governi stranieri, minacciando dazi contro chi penalizza le aziende statunitensi con tasse sui servizi digitali e restrizioni ai flussi di dati. Ma la strategia rischia di danneggiare gli stessi interessi americani, mettendo a rischio regolamenti interni a tutela della privacy e della concorrenza.
Lo osserva il Washington Post, che ricorda l’ordine esecutivo firmato dal presidente la scorsa settimana, che ha formalizzato l’intenzione di contrastare le imposte digitali adottate da Paesi come il Regno Unito, il Canada e diversi Stati europei.
L’obiettivo è impedire che le aziende statunitensi, da Apple a Google, siano soggette a quello che la Casa Bianca considera un trattamento iniquo. La linea dura è stata ribadita dal vicepresidente JD Vance, che durante un vertice sull’IA a Parigi ha avvertito: “L’amministrazione Trump non accetterà che i governi stranieri stringano la morsa sulle aziende tech americane”.
Trump e il rischio di un effetto boomerang
Sebbene le associazioni del settore abbiano accolto con favore l’iniziativa, un nuovo rapporto dell’American Economic Liberties Project sostiene che la strategia potrebbe ritorcersi contro gli Stati Uniti. Il documento evidenzia come molte delle stesse restrizioni contestate dall’ordine esecutivo siano già in vigore sul suolo americano.
Ad esempio, nel 2023 l’ex presidente Joe Biden ha firmato un ordine che vieta ai data broker di trasferire i dati sensibili degli americani in Cina e in altri “Paesi di interesse”. Inoltre, diverse leggi statali, anche in Stati a maggioranza repubblicana come il Montana, limitano il trasferimento di informazioni biometriche e genetiche.
Secondo Lori Wallach, direttrice del programma Rethink Trade, l’approccio di Trump potrebbe finire per minare regolamenti che lo stesso Partito Repubblicano ha sostenuto. “È come un boomerang con una granata attaccata con del nastro adesivo”, ha commentato.
Scontro con l’Europa
Oltre al rischio interno, la politica di Trump minaccia di inasprire le relazioni con l’Unione Europea. Bruxelles ha introdotto normative stringenti per tutelare la concorrenza e la privacy online, come il Digital Markets Act, che ha imposto cambiamenti ai prodotti delle Big Tech statunitensi.
Ma Anna Cavazzini, eurodeputata tedesca e presidente della Commissione per il Mercato Interno, respinge le accuse americane. “Quando introduciamo una regolamentazione, non lo facciamo per spremere le aziende americane. Lo facciamo per proteggere i nostri consumatori, la democrazia e la libertà di espressione”.
La Cavazzini ha poi affermato che la sua delegazione sta incontrando legislatori, rappresentanti del governo e organizzazioni della società civile per illustrare i vantaggi delle normative europee sulla tecnologia.
A suo avviso, queste regole possono giovare tanto alle aziende quanto ai consumatori americani, limitando pratiche anticoncorrenziali e abusi. Ha inoltre sottolineato che le piccole imprese statunitensi, in particolare, sembrano essere “totalmente favorevoli al Digital Markets Act.
L’eurodeputata ha poi ridimensionato le minacce di dazi ritorsivi, facendo notare che l’industria tecnologica americana dipende tanto dall’accesso al mercato europeo quanto l’Europa dai prodotti statunitensi. “Nessuno nell’UE vuole essere ricattato”, ha affermato, aggiungendo che un confronto con Washington è possibile, ma solo in “uno spirito di cooperazione”.
Trump dunque spera di rafforzare il controllo sulle regole del mercato digitale globale ma il rischio è che la sua politica commerciale finisca per danneggiare proprio le aziende e le normative che intende proteggere.


