L’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha pubblicato sui suoi canali social una serie di immagini generate dall’intelligenza artificiale, tra cui un falso endorsement da parte della pop star Taylor Swift, scatenando una nuova ondata di polemiche sulla disinformazione elettorale.
Le immagini, pubblicate nel weekend sul social Truth, mostrano Swift vestita da Zio Sam con lo slogan “Taylor vuole che tu voti per Donald Trump”. Nonostante la palese falsità dell’affermazione, Trump ha commentato con un ironico “Accetto!”, sollevando dubbi su come l’uso dell’IA possa essere sfruttato in ambito politico.
La vicenda ha suscitato preoccupazioni circa l’uso dell’intelligenza artificiale per creare contenuti falsi a fini elettorali. Sebbene circa 20 stati americani abbiano introdotto leggi contro i deepfake in ambito elettorale, queste norme si applicano principalmente a rappresentazioni realistiche e plausibili.
Basta quindi non creare immagini troppo realistiche e il gioco è fatto, in quanto quelle in questione sono immagini chiaramente esagerate o satiriche. Tuttavia, Taylor Swift potrebbe fare causa a Trump per l’utilizzo non autorizzato della sua immagine.
Non s’è salvata ovviamente neppure Kamala Harris, raffigurata durante un comizio a Chicago, con un martello e falce comunista sullo sfondo, un altro chiaro esempio di manipolazione digitale.

Un deepfake di Kamala Harris pubblicato da Trump.
La disinformazione elettorale alimentata dall’IA rimane una zona grigia negli USA, con poche regolamentazioni che vietano esplicitamente l’uso di deepfake nelle campagne politiche. Nonostante gli sforzi di alcuni gruppi per limitare l’uso di queste tecnologie, le attuali norme non sembrano sufficienti a prevenire la diffusione di contenuti ingannevoli, soprattutto se etichettati come satira o parodia.
Le piattaforme social potrebbero intervenire autonomamente per fermare la diffusione di questi contenuti, ma la loro applicazione delle regole è spesso incoerente. Il caso evidenzia dunque la crescente difficoltà di distinguere il vero dal falso nell’era dell’intelligenza artificiale, una sfida che rischia di minare ulteriormente la fiducia nel processo democratico.
Se le persone non possono più credere a ciò che vedono, la stessa essenza della democrazia è in pericolo.


