L’amministrazione del presidente Trump sta intensificando la propria pressione su Bruxelles, cercando di bloccare l’adozione del nuovo codice di condotta europeo sull’intelligenza artificiale.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, nelle ultime settimane la missione degli USA presso l’Unione Europea ha inviato una lettera ufficiale non solo alla Commissione Europea ma anche a diversi governi nazionali del Vecchio Continente, contestando la struttura e l’applicazione del codice in fase di definizione.
Il codice di condotta, ancora in fase di elaborazione, è formalmente volontario, ma intende offrire alle aziende tecnologiche una linea guida per conformarsi all’Artificial Intelligence Act dell’UE.
Il quadro normativo, in caso di violazioni, prevede multe fino al 7% del fatturato annuo per le imprese e fino al 3% per gli sviluppatori di modelli IA avanzati. Non aderire al codice, inoltre, potrebbe significare un’esposizione a un controllo più severo da parte delle autorità regolatorie europee.
Trump: pressioni e diplomazia dietro le quinte
Secondo fonti vicine al dossier, la lettera americana definisce il codice di condotta “eccessivamente oneroso” e solleva forti dubbi anche sull’AI Act nel suo complesso.
Gli Stati Uniti, pur criticando apertamente l’approccio europeo, hanno comunque messo a disposizione della Commissione i propri esperti tecnologici per fornire chiarimenti e mantenere aperto un canale di dialogo tecnico.
Un gesto che mostra come, dietro le tensioni politiche, si cerchi comunque di mantenere vivo un filo di collaborazione istituzionale.
La Commissione Europea, tramite il portavoce Thomas Regnier, ha confermato di aver ricevuto la lettera, che però non è stata resa pubblica.
Il codice, una volta finalizzato, sarà adottato sulla base delle opinioni delle istituzioni e degli Stati membri dell’Unione Europea, in una fase politica sempre più delicata per i rapporti transatlantici sul tema digitale.
Lo scontro ideologico dietro il braccio di ferro
Il braccio di ferro tra Washington e Bruxelles si inserisce in un contesto più ampio di tensione crescente.
Trump ha ripetutamente attaccato le regolamentazioni europee, definendole “una forma di tassazione” che penalizza ingiustamente le aziende americane.
Durante un intervento al World Economic Forum di Davos a gennaio, il presidente ha ribadito la sua posizione, accusando l’Europa di voler soffocare l’innovazione tecnologica statunitense sotto il peso di regole arbitrarie.
La preoccupazione americana si è ulteriormente inasprita dopo che, pochi giorni fa, la Commissione Europea ha comminato una multa complessiva di 700 milioni di euro ad Apple e Meta per violazioni antitrust.
Un’azione che Brian Hughes, portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, ha liquidato senza mezzi termini come “estorsione economica”.
Big Tech alza la voce
Anche le grandi aziende della Silicon Valley si sono schierate contro il nuovo corso normativo europeo.
Joel Kaplan, responsabile degli affari globali di Meta, ha partecipato in videocollegamento a un evento a Bruxelles e ha definito il codice di condotta “inattuabile e impraticabile”, precisando che l’azienda non lo sottoscriverà nella sua forma attuale.
“Abbiamo un’amministrazione negli Stati Uniti pronta a promuovere e difendere la tecnologia americana e le aziende tecnologiche americane”, ha affermato Kaplan. “Ovviamente, faremo in modo che capiscano quello che stiamo vivendo.”
Anche Alphabet ha sollevato critiche verso il regolamento: un dirigente della compagnia, intervistato da Politico lo scorso febbraio, ha giudicato eccessive le linee guida che riguardano il diritto d’autore e i test esterni dei modelli.


