Trump pronto ad affidare a Musk lo scudo missilistico Golden Dome?

by | 20 Apr 2025 | Politica

Elon Musk in una illustrazione creata con Xai
Tempo di lettura: 3 minuti

Per il progetto probabilmente più ambizioso e controverso della sua seconda presidenza, Donald Trump ha deciso di puntare su Elon Musk per costruire lo scudo spaziale americano.

Il sistema, battezzato “Golden Dome”, dovrebbe proteggere gli Stati Uniti da attacchi missilistici grazie a una rete orbitale di satelliti, e l’azienda spaziale di Musk, SpaceX, è in pole position per aggiudicarsi la parte più strategica del progetto.

Secondo fonti vicine ai negoziati e riportate da Reuters, SpaceX è in gara insieme a Palantir e al produttore di droni Anduril, formando una cordata tecnologica tutta californiana.

I tre colossi, fondati da imprenditori legati politicamente a Trump, avrebbero già presentato il proprio piano alla Casa Bianca e al Pentagono, con l’obiettivo di costruire una costellazione tra 400 e oltre 1.000 satelliti per il rilevamento e il tracciamento dei missili in arrivo, seguiti da altri 200 satelliti armati, dotati di missili o laser, per la loro intercettazione.

Satelliti d’attacco e “custody layer”: così Musk vuole blindare l’America

Il cuore della proposta di SpaceX è la cosiddetta “custody layer”, una rete satellitare in grado di individuare i lanci di missili, seguirne la traiettoria e valutarne l’effettiva minaccia. Il costo per la sola progettazione e ingegnerizzazione preliminare di questo livello orbitale viene stimato tra i 6 e i 10 miliardi di dollari.

E proprio qui entra in gioco il principale vantaggio competitivo di SpaceX: l’azienda ha già lanciato centinaia di satelliti spia operativi e prototipi potenzialmente riutilizzabili per Golden Dome, oltre a disporre di una flotta di razzi come il Falcon 9 pronta per l’uso.

La tabella di marcia è serrata. Un memo del Segretario alla Difesa Peter Hegseth, visionato da Reuters, chiedeva a fine febbraio ai vertici del Pentagono proposte iniziali con l’obiettivo di accelerare la messa in orbita delle costellazioni satellitari.

Le prime capacità dovrebbero essere operative entro il 2026, con fasi successive previste fino oltre il 2030.

Un abbonamento al Golden Dome

In un colpo di scena inedito per il mondo della difesa, SpaceX ha proposto per il Golden Dome un modello a “servizio in abbonamento”: invece di acquistare direttamente il sistema, il governo pagherebbe per l’accesso alla tecnologia, come fosse un servizio cloud.

Questo approccio, mai sperimentato prima su scala simile, potrebbe permettere una più rapida implementazione bypassando alcuni protocolli di approvvigionamento del Pentagono. Ma comporta anche rischi: secondo alcune fonti, il governo potrebbe trovarsi vincolato al servizio, senza controllo diretto su sviluppo e costi futuri.

All’interno del Pentagono non mancano le perplessità, soprattutto per l’idea di adottare un modello commerciale per un sistema tanto critico.

“Resta da vedere se SpaceX e queste aziende tech riusciranno davvero a concretizzare qualcosa,” ha commentato una fonte coinvolta nei colloqui. “Non hanno mai dovuto fornire un sistema completo su cui il Paese deve contare per la propria difesa.”

L’ombra della politica e i dubbi sul progetto

La proposta della triade SpaceX–Palantir–Anduril arriva in un contesto altamente politicizzato. Elon Musk, che ha donato oltre 250 milioni di dollari alla campagna elettorale di Trump, oggi è uno dei suoi consiglieri speciali alla Casa Bianca, con delega al taglio delle spese pubbliche.

Questo doppio ruolo ha già sollevato preoccupazioni in Congresso: “Quando l’uomo più ricco del mondo può diventare un dipendente federale speciale e influenzare il flusso di miliardi di dollari verso le sue aziende, è un problema serio,” ha dichiarato la senatrice democratica Jeanne Shaheen, che ha già presentato una proposta di legge per bloccare i contratti pubblici a favore di aziende controllate da figure governative.

I dubbi sul Golden Dome, però, non si limitano al conflitto d’interessi. Sul piano tecnico, la validità stessa dello scudo missilistico è messa in discussione.

Laura Grego, direttrice della ricerca presso l’Union of Concerned Scientists, ricorda che “numerosi studi hanno concluso che si tratta di un’idea costosa, inefficace e vulnerabile”.

In particolare, spiega, un attacco simultaneo con più armi potrebbe saturare il sistema, costringendo a un’escalation nella costruzione della difesa fino a richiedere decine di migliaia di satelliti.

La smentita di Musk

Per dovere di cronaca, riportiamo che dopo la pubblicazione dell’inchiesta da parte di Reuters, Elon Musk ha preso pubblicamente le distanze dal progetto Golden Dome.

In un post pubblicato sulla piattaforma X, il fondatore di SpaceX ha scritto: “SpaceX non ha cercato di partecipare a nessuna gara d’appalto in merito. La nostra forte preferenza è concentrarci sull’obiettivo di portare l’umanità su Marte. Se il Presidente ci chiede di aiutare in tal senso, lo faremo, ma spero che altre aziende (non SpaceX) possano occuparsene.”

Si tratta di una smentita netta, che offre una narrazione opposta a quella di Reuters e che lascia aperti interrogativi sulla reale portata dei colloqui in corso tra SpaceX e il governo federale. E che potrebbe anche rappresentare un tentativo di smarcarsi pubblicamente da un progetto che, al netto delle ambizioni tecnologiche, si preannuncia altamente divisivo sul piano politico.

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