Trump, Palantir e il grande database unificato degli americani

by | 30 Mag 2025 | Politica

Alex Karp, CEO di Palantir, in una illustrazione realizzata con Grok.
Tempo di lettura: 3 minuti

Finora ogni agenzia federale americana ha conservato i propria dati separatamente, in compartimenti stagni: salute, fisco, sicurezza sociale, immigrazione. Una molteplicità di database non comunicanti, definiti silos di dati.

È proprio questa architettura che l’amministrazione Trump ha deciso di demolire, con l’obiettivo dichiarato di migliorare l’efficienza della macchina governativa. Lo ha fatto attraverso un ordine esecutivo firmato a marzo, che impone alle agenzie federali di condividere i propri archivi per “eliminare ridondanze e risparmiare denaro dei contribuenti”.

L’idea è concettualmente giusta e condivisibile. Il problema, però, è che dietro questa spinta all’efficienza può nascondersi molto più di una semplice riorganizzazione digitale. Secondo numerose fonti interne sentite dal New York Times, infatti, la Casa Bianca avrebbe già predisposto i mattoni tecnologici per centralizzare tutte le informazioni sui cittadini americani, rendendo possibile un’integrazione totale tra banche dati diverse. E al centro di questa trasformazione c’è un solo nome, ben noto sulle nostre pagine:quello di Palantir.

Il ruolo centrale di Palantir

Fondata nel 2003 da Alex Karp e Peter Thiel, Palantir è una delle aziende tecnologiche più influenti e controverse nel panorama della data intelligence. Ha sviluppato due piattaforme principali: Foundry, pensata per l’analisi e la visualizzazione di grandi volumi di dati, e Gotham, utilizzata dalle agenzie di sicurezza e difesa per incrociare informazioni e identificare “minacce”.

La prima è già stata distribuita in almeno quattro agenzie federali, tra cui il Dipartimento della Sicurezza Interna e il Dipartimento della Salute.

Negli ultimi mesi, Palantir ha ricevuto centinaia di milioni di dollari in contratti governativi. Ma è il modo in cui queste collaborazioni si stanno ampliando a preoccupare: l’azienda sta infatti trattando direttamente con l’IRS (l’agenzia delle entrate americana) per la creazione di un database unificato dei contribuenti, ed è già attiva con l’ICE (l’agenzia per l’immigrazione) per sviluppare una piattaforma in grado di tracciare in tempo reale i movimenti dei migranti.

A spingere la scelta di Palantir, secondo diverse fonti, sarebbe stato il Department of Government Efficiency (DOGE), la nuova unità governativa guidata fino a pochi giorni fa da Elon Musk. Che, coincidenza, è amico di vecchia data di Thiel sin dai tempi di PayPal.

Il rischio, segnalano alcuni osservatori, è che si stia costruendo un’infrastruttura di sorveglianza senza precedenti, senza dibattito pubblico né garanzie democratiche.

L’allarme arriva dall’interno

La trasformazione in atto starebbe spaccando Palantir dall’interno, sostiene il celebre quotidiano newyorkese. Secondo alcune testimonianze raccolte, diversi ingegneri dell’azienda hanno sollevato forti dubbi sull’uso politico delle tecnologie sviluppate, temendo un impatto reputazionale devastante.

“I dati raccolti per uno scopo non dovrebbero essere riutilizzati per altri fini”, ha dichiarato Linda Xia, ex ingegnera della società, tra i firmatari di una lettera aperta che chiede all’azienda di interrompere la collaborazione con l’amministrazione Trump. La preoccupazione è condivisa, tanto che alcuni dipendenti hanno lasciato l’azienda in aperta protesta, denunciando una deriva etica nei progetti affidati all’esecutivo.

Le critiche interne non si limitano alle scelte strategiche. Ci sono forti dubbi anche sulle procedure di sicurezza adottate dal team governativo DOGE, accusato da alcuni di non rispettare nemmeno i protocolli minimi per la protezione dei dati sensibili, come l’uso scorretto di dispositivi personali e l’accesso non tracciato alle piattaforme operative. Signal vi dice nulla?

L’idea è buona. Me è nelle giuste mani?

A questo punto, il tema si sposta dal piano tecnico a quello politico e culturale. In teoria, eliminare i silos informativi è un passaggio necessario per ogni pubblica amministrazione moderna: consente di vedere il cittadino nella sua interezza, migliora l’erogazione dei servizi, riduce la burocrazia e aiuta a contrastare frodi e inefficienze. È l’ideale che guida ogni tentativo di digitalizzazione intelligente della PA, anche in Europa.

Ma se questo processo viene messo nelle mani di un governo che non garantisce trasparenza, né controlli esterni indipendenti, né limiti chiari all’uso dei dati, allora la stessa infrastruttura può diventare un pericolo. Il rischio è quello di costruire una macchina perfetta per la sorveglianza e il controllo sociale, che può essere sfruttata oggi ed ereditata da chiunque domani.

Il coinvolgimento di Palantir, una società che storicamente lavora con l’intelligence e la difesa, nonché la sua vicinanza a figure polarizzanti come Peter Thiel ed Elon Musk, non fanno che alimentare l’ombra di un cavallo di Troia.

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Ossia quello di una tecnologia proposta come leva per l’efficienza amministrativa, ma che nella pratica può diventare uno strumento per schedare, tracciare comportamenti, incrociare dati sensibili e, potenzialmente, esercitare un controllo selettivo su determinate categorie di cittadini.

Come ha detto Mario Trujillo della Electronic Frontier Foundation: “Se le persone non possono fidarsi che i loro dati saranno usati solo per lo scopo dichiarato, si arriva a una crisi di fiducia nello Stato”. E forse siamo già a quel punto.

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