Non è più una questione di sicurezza nazionale, o non solo. L’amministrazione Trump sta elaborando un nuovo quadro normativo per l’esportazione di chip per l’intelligenza artificiale che introduce una logica inedita: chi vuole accedere alla tecnologia americana deve essere disposto a investire negli Stati Uniti.
Lo rivela una bozza visionata da Reuters, che descrive un sistema in cui l’accesso ai chip Nvidia e AMD (i processori che alimentano i grandi sistemi di IA), verrebbe subordinato a garanzie economiche e diplomatiche fornite dai paesi acquirenti.
È un cambio di paradigma rispetto all’approccio dell’amministrazione Biden, che aveva costruito un sistema basato sulla fiducia geopolitica: gli alleati più stretti erano in larga misura esentati dalle restrizioni. Trump smonta quella logica e la sostituisce con una transazionale. Non conta quanto sei vicino a Washington. Conta quanto sei disposto a portare in casa americana.
La proposta non è ancora definitiva. Ma se adottata, rappresenterebbe il primo tentativo sistematico di regolare il flusso di chip verso alleati e partner dalla revoca, avvenuta nei primi mesi di questa amministrazione, delle cosiddette AI Diffusion Rules ereditate da Biden.
Come funzionerebbe il meccanismo
La bozza introduce una scala di requisiti proporzionale alla quantità di chip richiesta.
Anche installazioni di piccole dimensioni, cioé inferiori a 1.000 unità, potrebbero richiedere una licenza.
Per ottenere un’esenzione, l’esportatore (Nvidia o AMD) dovrebbe monitorare i chip ceduti, e il destinatario dovrebbe accettare di utilizzare software che impedisca di collegarli ad altri chip per formare quello che nel settore si chiama un “cluster”. Ovvero grandi reti di processori che moltiplicano la capacità di calcolo e, di riflesso, il potenziale militare o strategico di chi le controlla.
Per acquisti fino a 100.000 chip, i paesi acquirenti dovrebbero fornire garanzie governo-governo. Oltre quella soglia, fino a 200.000 unità, potrebbero essere richieste visite in loco da parte di ispettori americani del controllo delle esportazioni. La progressione non è casuale: più chip, più controllo, più leva negoziale nelle mani di Washington.
Il modello mediorientale
Il Dipartimento del Commercio ha confermato di stare lavorando a nuove regole, precisando però che non assomiglieranno al quadro Biden, definito esplicitamente “gravoso, invadente e disastroso”.
Il modello dichiarato è un altro: gli accordi siglati con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, dove entrambi i paesi hanno ottenuto l’accesso a chip avanzati in cambio di impegni a investire negli Stati Uniti.
“Abbiamo promosso con successo le esportazioni attraverso i nostri storici accordi con il Medio Oriente», ha scritto il dipartimento in una nota, «e sono in corso discussioni interne per formalizzare quell’approccio”.
Stando alla bozza, Washington aveva già richiesto all’Arabia Saudita garanzie governo-governo per procedere con gli acquisti. Quel caso diventa ora la regola. La tecnologia americana si esporta, ma a certe condizioni. E le condizioni sono sempre più esplicitamente economiche.
Trump: sicurezza o leva negoziale?
È proprio su questo punto che si apre il fronte critico. Saif Khan, ex funzionario della sicurezza nazionale nell’amministrazione Biden e oggi all’Institute for Progress, riconosce che la proposta potrebbe aiutare a prevenire la cosiddetta “diversione” dei chip verso la Cina attraverso paesi terzi.
Ma aggiunge una riserva sostanziale: “I requisiti di licenza sono eccessivamente ampi, applicandosi a livello globale, e sollevano preoccupazioni sul fatto che l’amministrazione intenda utilizzare i controlli come leva negoziale con gli alleati piuttosto che per ragioni di sicurezza”.
La distinzione non è formale. Un sistema pensato per bloccare la Cina che si estende a tutti i paesi del mondo, inclusi alleati europei e asiatici, smette di essere uno strumento difensivo e diventa uno strumento di pressione economica.
C’è un attore che non compare nel documento ma che ne subirebbe direttamente le conseguenze: l’Unione Europea. Se le nuove regole si applicassero a livello globale, come la bozza sembra indicare, i paesi europei si troverebbero nella stessa posizione di qualsiasi altro acquirente, obbligati a negoziare chip per chip, accordo per accordo, con Washington.
Non più alleati ma clienti. Per chi in Europa discute da anni di sovranità digitale e autonomia tecnologica, è un segnale che difficilmente passerà inosservato.
Fonte: Reuters


