Trump pensa a investimenti stranieri in cambio dei chip per l’IA

da | 6 Mar 2026 | Tech War, Politica

Riassunto IA
  • L’amministrazione Trump sta elaborando nuove regole per l’export di chip per l’IA che subordinerebbero gli acquisti superiori a 200.000 unità a investimenti nei data center americani e a garanzie governo-governo, secondo una bozza visionata da Reuters.
  • Il modello dichiarato sono gli accordi con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
  • Esperti dell’ex amministrazione Biden avvertono che i controlli, applicati globalmente, rischiano di diventare leva diplomatica più che strumento di sicurezza.
Tempo di lettura: 3 minuti

Non è più una questione di sicurezza nazionale, o non solo. L’amministrazione Trump sta elaborando un nuovo quadro normativo per l’esportazione di chip per l’intelligenza artificiale che introduce una logica inedita: chi vuole accedere alla tecnologia americana deve essere disposto a investire negli Stati Uniti.

Lo rivela una bozza visionata da Reuters, che descrive un sistema in cui l’accesso ai chip Nvidia e AMD (i processori che alimentano i grandi sistemi di IA), verrebbe subordinato a garanzie economiche e diplomatiche fornite dai paesi acquirenti.

È un cambio di paradigma rispetto all’approccio dell’amministrazione Biden, che aveva costruito un sistema basato sulla fiducia geopolitica: gli alleati più stretti erano in larga misura esentati dalle restrizioni. Trump smonta quella logica e la sostituisce con una transazionale. Non conta quanto sei vicino a Washington. Conta quanto sei disposto a portare in casa americana.

La proposta non è ancora definitiva. Ma se adottata, rappresenterebbe il primo tentativo sistematico di regolare il flusso di chip verso alleati e partner dalla revoca, avvenuta nei primi mesi di questa amministrazione, delle cosiddette AI Diffusion Rules ereditate da Biden.

Come funzionerebbe il meccanismo

La bozza introduce una scala di requisiti proporzionale alla quantità di chip richiesta.

Anche installazioni di piccole dimensioni, cioé inferiori a 1.000 unità, potrebbero richiedere una licenza.

Per ottenere un’esenzione, l’esportatore (Nvidia o AMD) dovrebbe monitorare i chip ceduti, e il destinatario dovrebbe accettare di utilizzare software che impedisca di collegarli ad altri chip per formare quello che nel settore si chiama un “cluster”. Ovvero grandi reti di processori che moltiplicano la capacità di calcolo e, di riflesso, il potenziale militare o strategico di chi le controlla.

Per acquisti fino a 100.000 chip, i paesi acquirenti dovrebbero fornire garanzie governo-governo. Oltre quella soglia, fino a 200.000 unità, potrebbero essere richieste visite in loco da parte di ispettori americani del controllo delle esportazioni. La progressione non è casuale: più chip, più controllo, più leva negoziale nelle mani di Washington.

Il modello mediorientale

Il Dipartimento del Commercio ha confermato di stare lavorando a nuove regole, precisando però che non assomiglieranno al quadro Biden, definito esplicitamente “gravoso, invadente e disastroso”.

Il modello dichiarato è un altro: gli accordi siglati con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, dove entrambi i paesi hanno ottenuto l’accesso a chip avanzati in cambio di impegni a investire negli Stati Uniti.

“Abbiamo promosso con successo le esportazioni attraverso i nostri storici accordi con il Medio Oriente», ha scritto il dipartimento in una nota, «e sono in corso discussioni interne per formalizzare quell’approccio”.

Stando alla bozza, Washington aveva già richiesto all’Arabia Saudita garanzie governo-governo per procedere con gli acquisti. Quel caso diventa ora la regola. La tecnologia americana si esporta, ma a certe condizioni. E le condizioni sono sempre più esplicitamente economiche.

Trump: sicurezza o leva negoziale?

È proprio su questo punto che si apre il fronte critico. Saif Khan, ex funzionario della sicurezza nazionale nell’amministrazione Biden e oggi all’Institute for Progress, riconosce che la proposta potrebbe aiutare a prevenire la cosiddetta “diversione” dei chip verso la Cina attraverso paesi terzi.

Ma aggiunge una riserva sostanziale: “I requisiti di licenza sono eccessivamente ampi, applicandosi a livello globale, e sollevano preoccupazioni sul fatto che l’amministrazione intenda utilizzare i controlli come leva negoziale con gli alleati piuttosto che per ragioni di sicurezza”.

La distinzione non è formale. Un sistema pensato per bloccare la Cina che si estende a tutti i paesi del mondo, inclusi alleati europei e asiatici, smette di essere uno strumento difensivo e diventa uno strumento di pressione economica.

C’è un attore che non compare nel documento ma che ne subirebbe direttamente le conseguenze: l’Unione Europea. Se le nuove regole si applicassero a livello globale, come la bozza sembra indicare, i paesi europei si troverebbero nella stessa posizione di qualsiasi altro acquirente, obbligati a negoziare chip per chip, accordo per accordo, con Washington.

Non più alleati ma clienti. Per chi in Europa discute da anni di sovranità digitale e autonomia tecnologica, è un segnale che difficilmente passerà inosservato.

Fonte: Reuters

POTREBBE INTERESSARTI

sam altman donald trump openai IA
, • ⏱ 2 min

Il governo americano studia una partecipazione nelle aziende di IA

Gli Stati Uniti stanno valutando partecipazioni pubbliche nelle società di IA. L’idea è partita da Sam Altman, che l’ha portata all’amministrazione...
Europa fusioni
, • ⏱ 3 min

Sovranità tecnologica: ecco il piano dell’Europa per non dipendere più dagli USA

La dipendenza digitale dell’Europa sfiora l’80% e Bruxelles scopre che multare i giganti americani non basta più. Il pacchetto della Commissione punta su...
Trump TikTok
, • ⏱ 4 min

Trump firma il decreto IA alleggerito dopo lo scontro nel fronte MAGA

Dopo aver bloccato la prima bozza per timore di rallentare la corsa con la Cina, il presidente degli Stati Uniti approva una revisione volontaria a 30 giorni. Al centro...
Attilio Fontana Lombardia
, • ⏱ 3 min

Data center, la Lombardia apre la corsa italiana all’IA

La Regione approva la prima legge italiana sui centri di calcolo e rivendica l’obiettivo di “governare la trasformazione digitale, anziché subirla”. Ma il caso Rho/Pero...
Papa Leone XIV
, • ⏱ 4 min

Leone XIV alla Silicon Valley: la tecnologia non dà il diritto di governare

In Magnifica Humanitas, il papa chiede il “disarmo” dell’IA. Un documento di 43.000 parole che non parla solo ai cattolici.

He Tingbo Huawei
• ⏱ 4 min

Huawei dice di poter fare a meno delle macchine ASML

L’azienda cinese punta sull’impilamento verticale dei circuiti per aggirare le restrizioni americane sulle tecnologie di produzione. La strategia...
Gavin Newsom
, • ⏱ 4 min

Gavin Newsom firma un’ordinanza sull’IA per proteggere i lavoratori

Il governatore della California ordina uno studio su riqualificazione, capital universale e fiscalità: non è ancora una legge, ma è già un segnale.

riconoscimento facciale
, • ⏱ 4 min

Londra, il riconoscimento facciale sorveglia anche le manifestazioni

Tre milioni di volti scansionati, dieci falsi positivi dichiarati e 2.500 arresti. La polizia esalta i risultati ma il primo utilizzo in una manifestazione fa...
Jess Bezos
, , • ⏱ 3 min

Bezos difende i miliardari, esalta l’IA ed elogia Trump

Nell’intervista alla CNBC il fondatore di Amazon liquida i timori occupazionali, invoca meno regole e difende i miliardari. Mentre l’opinione pubblica...
Jensen Huang Cina
, • ⏱ 2 min

La Cina vieta anche i chip gaming di Nvidia

Mentre Jensen Huang era ancora in visita, Pechino chiudeva le porte anche all’RTX 5090D V2ai, appositamente pensato per il mercato cinese. Huawei cresce del 60% e...
Share This