Non è facile, in questi giorni, trovare notizie di tecnologia che non sino correlate alle recenti elezioni americane. Soprattutto per un sito come TechTalking, che guarda spesso oltreoceano.
Tra gli articoli più interessanti di questo particolare momento storico c’è quello del Washington Post, che analizza le ripercussioni sulla Silicon Valley della vittoria di Trump.
I movimenti politici di questa piccola zona californiana nella quale viene deciso il futuro tecnologico del mondo, è stata spesso oggetto di trattazione su queste pagine.
Ed è inutile far finta di non sapere che col ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca per un secondo mandato, tra i principali beneficiari del suo trionfo elettorale ci saranno proprio i leader del settore tech e i magnati del business come Elon Musk.
Durante il suo primo mandato, infatti, Trump ha avviato un’ondata di deregolamentazione nel settore tecnologico e delle telecomunicazioni, sferrando attacchi contro colossi che riteneva in contrasto con le sue politiche.
Ora, con nuove alleanze strategiche strette con Musk, il settore delle criptovalute e altri leader tecnologici, il presidente potrebbe avviare un cambiamento che ridisegnerebbe i confini tra Silicon Valley e le istituzioni federali incaricate di regolare il settore.
Elon Musk e la nuova influenza sulle agenzie federali
L’alleanza politica tra Trump e Musk si consolida, e l’imprenditore, tramite la piattaforma X, è stato uno dei maggiori sostenitori del candidato repubblicano.
Ora Musk potrebbe ottenere un’influenza mai vista prima su agenzie federali che, in passato, hanno indagato le sue aziende.
Musk ha persino proposto la creazione di un “Dipartimento di Efficienza Governativa” per ridurre drasticamente i finanziamenti pubblici, un’idea che Trump e il suo team sembrano pronti a esplorare.
Un ruolo di Musk in un simile progetto potrebbe tuttavia aprire conflitti di interesse con le sue numerose attività imprenditoriali.
Trump e il boom delle criptovalute
Il settore delle criptovalute, storicamente insofferente alle regolamentazioni statali, ha trovato un alleato in Trump, che in campagna elettorale ha promesso di trasformare gli Stati Uniti in una “superpotenza del bitcoin” e di promulgare normative più favorevoli.
La promessa di licenziare il presidente della SEC, Gary Gensler, noto critico delle criptovalute, ha suscitato applausi tra gli investitori e i leader del settore.
Inoltre, Trump ha sostenuto candidati favorevoli al settore, come Bernie Moreno, uomo d’affari repubblicano che ha sconfitto il senatore democratico Sherrod Brown in Ohio.
La notizia della vittoria di Trump ha già influenzato i mercati, con un aumento significativo del valore del bitcoin durante la notte elettorale.
Indipendenza delle agenzie e regolamentazione sotto la lente
Trump ha dichiarato che intende rivedere l’autonomia della Federal Trade Commission (FTC) e della Federal Communications Commission (FCC), le principali agenzie regolatrici del settore tecnologico e delle telecomunicazioni.
Tradizionalmente autonome, queste agenzie potrebbero vedere la loro indipendenza ridotta sotto il secondo mandato di Trump, che ha affermato di voler mettere in atto una “revisione della Casa Bianca” per tutte le normative future e ridurre le attività di controllo delle aziende.
Se portato avanti, questo cambiamento potrebbe rappresentare una svolta, soprattutto alla FTC, guidata da Lina Khan, che sotto l’amministrazione democratica si era dimostrata particolarmente attiva nel perseguire i giganti della tecnologia.
Dai monopoli a TikTok: un cambio di rotta
Se da un lato Trump ha inaugurato alcune delle più grandi cause antitrust contro colossi come Google, dall’altro ora sembra più cauto rispetto alle prospettive di una loro frammentazione.
Ha recentemente messo in guardia sui rischi di smantellare Google, sottolineando che un simile passo potrebbe favorire la Cina nella competizione tecnologica.
Anche rispetto a TikTok, Trump ha modificato la propria posizione: se in passato aveva cercato di bandire la piattaforma cinese, ora ritiene che la legge del Congresso per vietarla sollevi “seri problemi per il Primo Emendamento”.
Queste osservazioni potrebbero influenzare l’esito delle cause ancora aperte.
Silicon Valley tra deregolamentazione e incertezze
Sebbene la Silicon Valley apprezzi l’approccio deregolatore di Trump su diverse questioni chiave, la sua linea commerciale potrebbe rappresentare un’incognita per molte aziende tecnologiche.
Durante il primo mandato, le sue politiche di protezionismo commerciale hanno generato tensioni a livello internazionale, coinvolgendo spesso le imprese statunitensi in dispute economiche globali.
Trump ha mostrato un orientamento sempre più conflittuale su questo fronte, con nuove tariffe all’orizzonte (soprattutto verso l’Europa) che potrebbero scatenare ritorsioni dagli altri Paesi, aggiungendo incertezza per le imprese nel contesto globale.
Nuovi scenari per i social network
Per la prima volta nella storia, un presidente degli Stati Uniti possiede un proprio social network, Truth Social, ed è strettamente alleato con un altro, X di Elon Musk.
Questo scenario potrebbe dare a Trump un megafono senza precedenti per diffondere il suo messaggio, aprendo nuovi interrogativi sui limiti della moderazione dei contenuti.
Sarà inoltre interessante vedere come evolverà la sua relazione, da sempre tesa, con Mark Zuckerberg.
Trump ha recentemente scritto in un libro che Zuckerberg “potrebbe trascorrere il resto della sua vita in prigione” se avesse interferito nelle elezioni del 2024. Al tempo stesso, ha riconosciuto di “apprezzarlo molto di più” dopo che la società ha ridimensionato il proprio ruolo in ambito politico in questo ciclo elettorale.
E forse non è un caso la lettera aperta del CEO di Meta di qualche mese fa, in cui prendeva le distanze da Biden. Si veda la news qui sopra…

