A marzo 2026, Donald Trump ha acquistato azioni Palantir per un valore fino a 530.000 dollari, per un totale di almeno sette operazioni in un solo mese.
Ad aprile, mentre il titolo attraversava la sua peggior settimana in oltre un anno, pubblicava un post su Truth Social: “Palantir Technologies ha dimostrato di avere grandi capacità per il combattimento. Chiedetelo ai nostri nemici!!!”.
Le azioni sono subito risalite e la sequenza (acquisto, crollo, elogio pubblico, rimbalzo) è ora documentata nero su bianco nei registri dell’Office of Government Ethics, l’ente federale che raccoglie le dichiarazioni patrimoniali dei funzionari dell’esecutivo americano.
Non si tratta di un episodio isolato. I documenti pubblicati questa settimana mostrano migliaia di transazioni nel solo primo trimestre del 2026, per centinaia di milioni di dollari complessivi. Il portafoglio del presidente insomma si muove, e lo fa in un momento in cui le sue decisioni politiche pesano direttamente sui mercati in cui investe.
Trump, Palantir e la guerra in Iran
Palantir non è un’azienda tech qualunque. I suoi strumenti sono stati utilizzati, tra le altre cose, per identificare obiettivi militari in Iran. Il presidente americano ha dunque investito in un’azienda i cui ricavi dipendono dagli appalti militari federali, mentre è lui stesso a decidere l’entità e la direzione di quegli appalti.
Palantir fa parte di un gruppo di aziende della difesa tech che negli ultimi mesi hanno cercato attivamente di posizionarsi favorevolmente con l’amministrazione. Il suo CEO Alex Karp, che per inciso all’epoca aveva sostenuto economicamente la campagna di Biden, ha cambiato campo e si è schierato con Trump, contribuendo a presentare l’azienda come alternativa ai grandi contractor tradizionali come Lockheed Martin e Northrop Grumman.
L’anno scorso Palantir ha anche sponsorizzato la parata militare voluta da Trump per il 250° anniversario dell’esercito americano. Un rapporto che, alla luce dei documenti OGE, assume contorni più complessi.
Un portafoglio che segue le decisioni della Casa Bianca
Il caso Palantir è il più eclatante ma non è il solo. A febbraio, Trump ha venduto azioni Palantir per un valore fino a 5 milioni di dollari e nello stesso periodo ha acquistato azioni Nvidia per un importo analogo. Circa una settimana dopo quell’acquisto, Meta ha annunciato un’espansione del proprio accordo con Nvidia.
Nello stesso mese, il presidente ha acquistato titoli di Oracle, Microsoft e altri produttori di software durante il ribasso di mercato di inizio anno, aggiungendo poi posizioni in Amazon, Apple e Broadcom.
Prese singolarmente, queste operazioni potrebbero essere casuali. Nel loro insieme, disegnano un portafoglio che si muove in prossimità di annunci e decisioni che coinvolgono direttamente l’amministrazione.
La replica della Casa Bianca
La Trump Organization ha risposto con una dichiarazione standard: le partecipazioni azionarie del presidente sono gestite attraverso conti discrezionali affidati a istituti finanziari terzi, con processi automatizzati e nessun coinvolgimento diretto di Trump o della sua famiglia nelle singole decisioni di investimento.
Il portavoce della Casa Bianca ha aggiunto che i beni presidenziali sono in un trust gestito dai figli e che non esiste alcun conflitto d’interessi.
C’è però un dettaglio che complica questa linea difensiva: diversi degli acquisti registrati nei documenti dell’Office of Government Ethics sono stati contrassegnati come “non sollecitati”, ovvero non effettuati su raccomandazione di un broker o di un consulente.
Una dicitura che mal si concilia con la tesi della gestione totalmente delegata a terzi, e che alimenta le domande sull’effettivo grado di separazione tra le scelte finanziarie e quelle politiche del presidente.


