Trump salva Apple (per ora): iPhone e Mac fuori dai super dazi alla Cina

by | 13 Apr 2025 | Politica, Tech War

Donald Trump | Foto: Alex Brandon/AP Photo
Tempo di lettura: 3 minuti

L’annuncio dei dazi del 145% su prodotti cinesi da parte del presidente Donald Trump aveva messo in allarme il mondo della tecnologia, con Apple in prima fila.

La maggior parte degli iPhone, degli iPad e dei Mac viene ancora prodotta in Cina, e l’imposizione di tariffe così aggressive rischiava di avere un impatto devastante sulla catena di approvvigionamento e sui prezzi al consumo.

Nella tarda serata di venerdì è però arrivata la svolta: una nuova direttiva della U.S. Customs and Border Protection ha ufficializzato l’esenzione per smartphone, laptop e altri dispositivi elettronici.

Nonostante resti in vigore un dazio del 20% su tutte le merci cinesi, almeno venti categorie di prodotti, inclusi smartphone, laptop, semiconduttori, celle solari, schermi TV e memorie digitali, sono state escluse da queste misure.

Le esenzioni sono poi retroattive per le merci spedite dai magazzini entro il 5 aprile 2025, un dettaglio tecnico fondamentale per le aziende che importano negli Stati Uniti.

Apple evita il disastro

Per Apple si tratta di un colpo di fortuna. O, più probabilmente, è un esempio di lobbying ben riuscito.

Il colosso di Cupertino produce in Cina circa l’87% degli iPhone, l’80% degli iPad e il 60% dei Mac, secondo le stime di Morgan Stanley. Tutti prodotti che insieme valgono il 75% del fatturato annuo dell’azienda.

Negli ultimi anni Apple ha cercato di diversificare la produzione, spostando quasi tutta la realizzazione di Apple Watch e AirPods in Vietnam e ampliando la produzione di Mac anche in Malesia e Thailandia.

Ma è ancora troppo dipendente dalle fabbriche cinesi, sia per le vendite negli Stati Uniti che per quelle internazionali.

L’India come piano B (per ora)

In previsione di dazi più severi, Apple si stava già muovendo per potenziare la produzione in India.

Gli stabilimenti locali sono ormai in grado di produrre oltre 30 milioni di iPhone all’anno, abbastanza per coprire una parte rilevante della domanda statunitense.

Negli USA si concentra infatti circa un terzo delle vendite globali di iPhone, che oscillano tra i 220 e i 230 milioni di unità annue.

La produzione in India rappresentava la principale contromisura all’ipotesi di dover affrontare un prezzo al consumo di un iPhone fino a 3.500 dollari, come stimato da alcuni analisti.

Secondo le stime di Morgan Stanley, gli Stati Uniti rappresentano circa il 38% delle vendite di iPad di Apple, oltre il 50% di quelle di Mac, Apple Watch e AirPods. Proteggere il mercato statunitense era dunque una priorità assoluta per l’azienda.

Una reazione troppo lenta o inefficace da parte della Casa Bianca avrebbe potuto innescare un effetto domino: rincari al consumo, crollo delle vendite, malcontento tra i consumatori americani e un ulteriore scivolone in borsa – che già nelle scorse settimane ha visto Apple perdere più di 640 miliardi di dollari di capitalizzazione.

La Cina osserva (e potrebbe reagire)

Scongiurati, almeno temporaneamente, i suoi problemi in casa, Apple deve guardarsi da un’altra delicata incognita: se dovesse davvero accelerare il disimpegno dalla Cina, come reagirebbe Pechino?

Il colosso di Cupertino ricava infatti circa il 17% del proprio fatturato proprio dal mercato cinese, dove gestisce decine di negozi fisici. Si tratta di un’anomalia rispetto alla maggior parte delle aziende statunitensi, molto più caute nel presidiare il territorio.

Nel frattempo, però, la Cina ha già cominciato a giocare la sua partita. Le autorità hanno aperto indagini per concorrenza sleale contro diverse imprese americane, e non è escluso che possano mettere i bastoni tra le ruote anche ad Apple, magari attraverso controlli doganali più severi.

Già in passato Pechino ha risposto alle pressioni statunitensi — come nel caso delle restrizioni su Huawei — vietando ai dipendenti pubblici l’uso di iPhone e altri dispositivi progettati negli Stati Uniti.

La geopolitica resta allora un terreno minato per Apple, che deve affrontare un delicato equilibrio: rimanere sufficientemente legata alla Cina per proteggere vendite e produzione ma abbastanza indipendente da non farsi travolgere dalla prossima ondata di dazi o ritorsioni.

Col rischio che a ringraziare sentitamente sia in futuro Samsung Electronics, concorrente diretta di Apple, che produce i suoi telefoni al di fuori della Cina.

POTREBBE INTERESSARTI

Google Android

Google e OpenAI vendono la loro intelligenza artificiale ai colossi cinesi in blacklist

OpenAI e Google continuano a fornire i propri modelli alle filiali di Alibaba, Baidu e Tencent registrate a Singapore, aggirando la lista nera del Pentagono. La legge...
Open AI ChatGPT

Il governo Usa “sblocca” GPT-5.6, OpenAI lo lancia giovedì

Il governo Usa toglie i vincoli imposti a GPT-5.6 dopo settimane di accesso contingentato. OpenAI lancia il nuovo modello giovedì, con la stessa cautela già riservata...
Robot killer

ONU: i robot killer vanno vietati per legge

Il segretario generale dell’ONU rilancia il divieto per le armi autonome capaci di scegliere e colpire da sole. Ma sul campo i robot da guerra sono già...
Peter Thiel Dialog

Peter Thiel attacca il Papa: “lavora per i comunisti cinesi” sull’IA

Al festival di Aspen, il fondatore di Palantir accusa Leone XIV di favorire la Cina criticando l’IA, e rilancia le sue tesi su Democratici, Costituzione e...
anthropic mythos

Anthropic chiude le falle nell’accesso a Claude da parte della Cina

Ant Financial e ByteDance aggiravano il divieto di Anthropic su Claude con conti aziendali a Singapore e rimborsi spese per VPN, ma adesso non possono più.

Trump balla

Trump comprò azioni Apple e Nvidia il giorno prima di sospendere i dazi

Poche ore prima di sospendere i dazi imposti una settimana prima, Trump ha comprato azioni Apple, Nvidia e altri titoli tech. Il giorno dopo Wall Street ha vissuto uno...
Google Android

Android: la Corte UE conferma la multa da 4,1 miliardi a Google

La Corte di Giustizia dell’Unione europea respinge in via definitiva il ricorso di Google e Alphabet, confermando la sanzione più alta mai inflitta...
OpenAI ChatGPT

OpenAI propone il 5% delle azioni al governo Trump

Sam Altman avrebbe proposto una quota della società all’amministrazione Trump, sul modello del fondo sovrano dell’Alaska. La condivisione dei profitti...
Claude Anthropic Apple

Anthropic: Fable 5 torna libero e debutta Sonnet 5

Il Dipartimento del Commercio USA revoca il blocco all’export su Fable 5. Nello stesso giorno Anthropic lancia Sonnet 5, il nuovo modello agentico a basso...
Donald Trump

Trump ha investito in Axon prima del contratto ICE da 220M

Trump ha comprato azioni Axon il 10 febbraio. Due settimane dopo, l’ICE ha stretto un accordo con la compagnia per 17.800 Taser e 220 milioni di dollari.

Share This