Apple viene ancora declassata, e il problema è l’IA

by | 4 Giu 2025 | Business

Tempo di lettura: 2 minuti

Apple non riesce più a convincere gli analisti, confermando il 2025 come un anno in salita per la Mela.

A certificarlo è anche l’ultima decisione di Needham, banca d’investimento statunitense specializzata in aziende ad alta crescita, in particolare nei settori della tecnologia, della sanità e delle scienze della vita.

La quale ha appena declassato il titolo da “buy” a “hold”, citando una combinazione di fattori che vanno dalla concorrenza crescente alla debolezza del ciclo di aggiornamento dell’iPhone.

Ma il vero tallone d’Achille, secondo l’analista Laura Martin, interpellata da Bloomberg, è l’incapacità dell’azienda di tenere il passo nella corsa globale all’intelligenza artificiale.

Per anni, ogni nuova generazione di iPhone è stata sufficiente a trainare i conti e sostenere il valore in Borsa. Oggi, però, questo meccanismo sembra essersi inceppato.

“Per far funzionare questo titolo, serve il catalizzatore di un ciclo di sostituzione dell’iPhone, che non vediamo nei prossimi 12 mesi,” ha scritto Martin. Un’osservazione, questa, che induce ad avere ben poche aspettative circa le possibili novità incluse nell’iPhone 17.

E con l’innovazione che sta prendendo altre strade, l’assenza di una strategia forte nell’IA generativa lascia aperta la porta a nuovi concorrenti che, potenzialmente, possono erodere il dominio dell’ecosistema iOS.

Apple e la sfiducia dei mercati

Apple è l’unica tra le “Magnifiche Sette” a segnare una performance negativa in questo 2025. Secondo Bloomberg, meno del 60% degli analisti consiglia attualmente di acquistare il titolo: un dato sorprendentemente basso se confrontato con i tassi di approvazione quasi unanimi che raccolgono concorrenti come Microsoft, Amazon, Nvidia o Meta.

A pesare è anche l’incertezza geopolitica, con Apple percepita come particolarmente vulnerabile a tariffe e restrizioni, vista la sua massiccia presenza produttiva fuori dagli Stati Uniti e il rapporto complicato con la nuova amministrazione Trump.

Ad alimentare il malessere degli investitori è anche la sensazione che l’innovazione stia accadendo altrove. Emblematico in tal senso l’annuncio dell’acquisizione, da parte di OpenAI, della startup IO, co-fondata dall’ex guru del design Apple Jony Ive.

Una mossa che segna il passaggio di testimone tra chi ha guidato l’era dello smartphone e chi ambisce ora a reinventare l’interfaccia dell’IA, spostando il centro di gravità dell’innovazione ben oltre Cupertino.

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