Tim Sweeney fa causa a Google (di nuovo) e a Samsung

da | 30 Set 2024 | Videogames

Tempo di lettura: 3 minuti

Abbiamo avuto modo in passato di osservare che essere gli avvocati di Elon Musk vuol dire essere certi di avere sempre del lavoro. Dobbiamo ammettere che anche essere gli avvocati di Tim Sweeney non dev’essere poi male…

Il patron di Epic Games, il colosso del gaming dietro il successo mondiale di Fortnite, ha infatti deciso di tornare alla carica. In tribunale, s’intende.

A distanza di quattro anni dalla causa antitrust contro Google, vinta lo scorso dicembre, Epic ha avviato una nuova azione legale, questa volta non solo contro Google ma anche contro Samsung. Il cuore dell’accusa? La presunta collusione tra i due giganti per ostacolare la diffusione di store di app di terze parti sui dispositivi Samsung.

La funzione Auto Blocker è un ostacolo al libero mercato?

Al centro della controversia legale c’è la funzione Auto Blocker, introdotta di recente da Samsung e attivata di default sui nuovi modelli di smartphone.

Secondo Epic, questa funzionalità impedisce agli utenti di installare app che non provengano dai due store ufficiali, ossia Google Play e Galaxy Store di Samsung. In pratica, chi volesse accedere a store alternativi, (come ad esempio l’Epic Games Store, lanciato su Android lo scorso agosto), si troverebbe davanti a un processo particolarmente complesso e macchinoso.

Epic sostiene che Auto Blocker rende estremamente difficile, se non impossibile, installare store di terze parti, imponendo un percorso a ostacoli di 21 passaggi per disabilitare la protezione e installare app concorrenti. “La funzione non è progettata per proteggere gli utenti da malware”, ha dichiarato Tim Sweeney, CEO di Epic, “ma per impedire la concorrenza.”

La causa solleva accuse pesanti ma al momento Epic non ha presentato prove concrete di una collusione diretta tra Google e Samsung. Sweeney stesso ha ammesso che queste potrebbero emergere durante il processo di discovery legale, come accaduto in passato con la prima causa contro Google.

L’assenza di una chiara prova non ha dunque impedito a Epic di avanzare le sue rivendicazioni ma è pur vero nella vita c’è chi prima spara e poi chiede chi è; nel caso di Sweeney, apparentemente, prima fa causa e poi vede cosa esce fuori.

In un’intervista con i giornalisti, Sweeney ha affermato di aver tentato di risolvere la questione in via amichevole con Samsung, chiedendo che Auto Blocker fosse disattivato di default o che venisse istituito un processo di “whitelisting” che permettesse l’accesso automatico alle app sicure.

Le trattative si sono però interrotte, portando Epic a presentare una bozza di denuncia a Samsung prima dell’azione legale ufficiale.

Un déjà-vu del caso Epic v. Google?

L’azione legale contro Google non è una novità per Epic. Nel 2020, la società ha citato in giudizio sia Google che Apple, accusandole di monopolio sugli store di app. La battaglia contro Google si è conclusa a dicembre 2023 con una vittoria per Epic, ma la sentenza finale del giudice James Donato è ancora in attesa. È probabile che la decisione di Donato influenzerà anche il nuovo caso contro Samsung.

In questo scenario, se il giudice dovesse accogliere le richieste principali di Epic, Google potrebbe essere costretta a ospitare all’interno di Google Play store di terze parti, incluso l’Epic Games Store. Questo potrebbe cambiare completamente il panorama competitivo, rendendo meno rilevante la funzione Auto Blocker di Samsung. Visto quanto è stato deciso per Apple, la sensazione è che Epic abbia buone probabilità di vedere accolta la sua istanza.

Ma è chiaro  che la posta in gioco non riguarda solo Epic. Come sottolineato da Sweeney, questa battaglia legale è stata intrapresa per proteggere l’intero ecosistema degli sviluppatori di app, non solo per ottenere privilegi speciali per Epic Games. “Se avessimo cercato un accordo solo per Epic, avremmo tradito tutti gli altri sviluppatori”, ha affermato Sweeney, ribadendo che l’obiettivo è garantire una concorrenza più aperta e giusta.

Nel frattempo, Samsung ha difeso la sua posizione, sostenendo che Auto Blocker non viene attivato segretamente. “L’impostazione predefinita di Auto Blocker è attiva durante la configurazione iniziale del telefono ma gli utenti possono scegliere di disattivarla”, si legge nella pagina di supporto dell’azienda.

Tim Sweeney e il futuro degli store di app di terze parti: una battaglia aperta

Restano dei dubbi sull’effettivo impatto di questa funzione e su quanto essa possa frenare la diffusione di store di app alternativi. Ma anche sulla sicurezza finale degli app store Android qualora Sweeney vincesse.

Come osserva The Verge, se il giudice accogliesse le principali richieste di Epic, non solo il Google Play Store sarebbe obbligato a includere l’Epic Games Store e altri store di app al suo interno. Dovrebbe anche permettere a questi store di terze parti, come quello di Epic, di accedere all’intero catalogo di Google Play.

Mentre Epic Games dichiara di essere “pronta a monitorare da vicino” eventuali tentativi di altre aziende di seguire l’esempio di Samsung, la causa potrebbe stabilire un precedente non da poco. Se Epic dovesse vincere, ciò potrebbe aprire la strada a una maggiore libertà per gli sviluppatori di app di terze parti, riducendo la dipendenza dagli store ufficiali di Google e Apple.

Per ora, però, l’unica certezza è che la battaglia legale tra Epic, Google e Samsung è tutt’altro che conclusa, e i prossimi mesi potrebbero riservare importanti sviluppi per l’intero settore tech.

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