Agli USA, ultimamente, i social network piacciono meno di un tempo. TikTok, però, non piace proprio.
Numerosi stati americani hanno infatti presentato separatamente delle cause legali contro l’app cinese, accusandola di danneggiare la salute mentale e fisica dei bambini attraverso funzionalità studiate per creare dipendenza.
Questa mossa bipartisan rappresenta un nuovo e ulteriore fronte nella crescente pressione legale e politica che il gigante cinese della tecnologia, ByteDance, proprietario di TikTok, deve affrontare negli Stati Uniti.
Il tutto mentre già deve combattere contro il potenziale divieto federale firmato da Biden, legato a questioni di sicurezza nazionale.
Le accuse a TikTok
Gli stati sostengono che il social network cinese abbia violato le leggi locali a tutela dei consumatori, progettando l’app in modo tale da mantenere i giovani utenti costantemente connessi ed esponendoli a rischi significativi per la loro salute mentale e fisica.
Gli avvocati generali di 13 stati e del Distretto di Columbia hanno presentato le denunce, puntando il dito contro funzionalità come l’autoplay, i filtri di bellezza e le notifiche push, tutte accusate di incentivare l’uso compulsivo della piattaforma.
Questa ondata di cause segna il secondo tentativo coordinato di diversi stati di chiedere conto ai giganti dei social media per i loro effetti sulla salute mentale dei giovani, seguendo un precedente simile contro Meta, la società madre di Facebook e Instagram.
Mentre i critici sottolineano come i social media stiano sacrificando la sicurezza dei minori in favore del profitto, il nuovo approccio legale si concentra su come il design delle app possa influenzare comportamenti dannosi tra i giovani.
Rob Bonta, procuratore generale della California, che guida questa iniziativa insieme a Letitia James, sua controparte di New York, ha dichiarato che TikTok ha “deliberatamente progettato l’app per alimentare la propensione dei giovani all’uso eccessivo”.
ByteDance, dal canto suo, respinge con forza queste accuse. Alex Haurek, portavoce dell’azienda, ha sottolineato che molte delle affermazioni sono “inaccurate e fuorvianti” e ha ribadito l’impegno della piattaforma nella protezione degli adolescenti.
Il fronte delle minacce legali
Oltre alle cause presentate dagli stati, TikTok, lo accennavamo, è al centro di altre due grandi battaglie legali a livello federale.
Da un lato, la piattaforma sta cercando di bloccare una legge firmata dal presidente Joe Biden ad aprile, il cosiddetto ‘TikTok-ban’, che autorizza il divieto o la vendita di TikTok da parte di ByteDance.
Il timore del governo americano è che l’app possa essere utilizzata dal governo cinese per operazioni di sorveglianza o di influenza delle masse.
Dall’altro, TikTok sta affrontando una causa del Dipartimento di Giustizia, che la accusa di aver violato le leggi federali sulla privacy dei bambini raccogliendo dati su milioni di utenti sotto i 13 anni.
Eppure, ByteDance…
Va però detto che ByteDance si era già mossa per scongiurare problemi in questo senso. L’azienda ad esempio richiede ai suoi utenti più giovani di accedere a una versione di TikTok pensata per i minori di 13 anni, che include impostazioni di privacy e sicurezza più stringenti rispetto a quelle della versione standard.
TikTok inoltre regola anche le modalità con cui gli adolescenti possono usare la piattaforma, rendendo i loro account privati di default, limitando la visualizzazione di determinati contenuti dannosi e imponendo limiti giornalieri di tempo di utilizzo.
“TikTok è attenta nel far rispettare la sua politica per gli utenti dai 13 anni in su e fornisce un’esperienza per adolescenti molto più restrittiva rispetto a quella che potremmo avere come adulti,” ha dichiarato l’amministratore delegato di TikTok, Shou Zi Chew, durante la sua testimonianza davanti ai legislatori del Senato in un’udienza sulla sicurezza dei minori tenutasi lo scorso gennaio.
Nonostante ciò, queste misure non sono riuscite a convincere i detrattori, i quali sostengono che TikTok e altre aziende di social media non stiano facendo abbastanza per mitigare i rischi per i giovani utenti.
Bonta ha affermato che alcuni dei cambiamenti introdotti da TikTok, come i limiti di tempo, sono stati solo “gesti vuoti” che i bambini possono facilmente eludere.
Il confronto con Meta e il futuro di TikTok
Queste cause legali ricordano quelle presentate lo scorso anno da 41 stati contro Meta, ma con una differenza: mentre allora molti stati unirono le loro forze in un’unica causa federale, questa volta ogni stato sta procedendo autonomamente con denunce locali.
Questo apre più fronti legali per TikTok, compreso quello sollevato dal procuratore generale di D.C., Brian Schwalb, che ha accusato la piattaforma di gestire un sistema di pagamento non autorizzato che sfrutterebbe i giovani utenti.
Con il tempo che stringe, e una decisione della Corte d’Appello federale attesa per dicembre, TikTok potrebbe trovarsi di fronte a scelte drastiche. Se la legge sul divieto o la vendita venisse confermata, l’app potrebbe infatti essere bandita entro il 19 gennaio 2024, a meno che ByteDance non ceda la proprietà.
La battaglia legale per la sicurezza dei bambini, tuttavia, sembra destinata a proseguire indipendentemente dal destino della proprietà di TikTok. Come ha sottolineato Bonta, “la nostra causa è indifferente a chi sia il proprietario. Continuerà se l’azienda continuerà a operare negli Stati Uniti”.
ByteDance si trova quindi in una posizione critica: da un lato deve fronteggiare accuse di minacciare la sicurezza nazionale e dall’altro, ora, una raffica di cause che mettono in discussione la sua responsabilità verso i giovani utenti.
La questione è se TikTok riuscirà a sopravvivere in uno scenario legale sempre più ostile o se sarà costretta a rivedere radicalmente il suo operato negli Stati Uniti.


