Dalla scorsa primavera gli utenti e i creator americani di TikTok temono per il futuro dell’app. Donald Trump però potrebbe diventare un inatteso alleato.
Pur avendo tentato di bandire il social cinese durante il suo primo mandato, ora Trump si trova a considerare la possibilità di intervenire contro la legge firmata da Joe Biden. Questa ordina di bloccare l’app per questioni di sicurezza nazionale, a meno che la società madre ByteDance non venda l’app a un acquirente americano.
La cessione dell’algoritmo, però, è qualcosa che ByteDance non è intenzionata a concedere.
Un cambio di rotta sorprendente
Trump, che ha dichiarato di non essere favorevole a un divieto di TikTok, potrebbe spingere il Congresso a ritirare la legge o dare indicazioni al Dipartimento di Giustizia di non applicarla.
“Ciò che non mi piace è che, senza TikTok, Facebook diventerebbe ancora più grande, e io considero Facebook un nemico del popolo”, ha dichiarato Trump a CNBC a marzo, ribadendo questa posizione anche in un’intervista successiva a Businessweek.
La situazione è però complessa: alcuni, all’interno della stessa TikTok, dubitano che Trump possa riuscire a concretizzare questa svolta. Il quadro resta così incerto ma secondo Glenn Gerstell, ex Consigliere Generale della NSA, la vittoria di Trump ha comunque migliorato le prospettive per TikTok, che ora affronta un presidente teoricamente incline a ritirare il divieto.
Senza dimenticare un piccolo dettaglio: Trump ha forti legami con Jeff Yass, importante donatore repubblicano. Che incidentalmente detiene una partecipazione di 15 miliardi di dollari in ByteDance.
Sicurezza nazionale e politica estera
L’opposizione a TikTok non nasce dal nulla: da anni sia democratici che repubblicani denunciano la raccolta massiva di dati sensibili di TikTok, temendo che possa diventare uno strumento di manipolazione della narrazione pubblica.
Durante il mandato di Biden, il Congresso ha approvato una legge bipartisan per imporre una vendita o un divieto, motivata dalle prove che ByteDance avrebbe avuto accesso ai dati degli utenti americani, utilizzandoli per monitorare i cittadini statunitensi.
TikTok e ByteDance hanno subito intentato causa, definendo incostituzionale la norma imposta dal governo USA. Nel frattempo, la legge stessa è divenuta oggetto di una disputa in tribunale.
Una sentenza è attesa a dicembre ma la situazione potrebbe protrarsi fino alla Corte Suprema se una delle parti decidesse di fare ricorso.
Trump potrebbe dunque lasciare che il procedimento legale si sviluppi autonomamente, evitando una posizione apertamente contraria alla sua vecchia campagna contro TikTok.
Al contrario, se decidesse di intervenire, avrebbe diverse strade. Oltre a trovare un compratore americano (un’idea già sfiorata nel 2020), potrebbe optare per un compromesso che soddisfi sia TikTok sia le esigenze di sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
C’è però un’ulteriore variabile di cui tenere conto. L’’intero scenario potrebbe ribaltarsi quando Trump, una volta insediatosi alla Casa Bianca, avrà accesso a informazioni riservate sulla sicurezza nazionale, di cui non disponeva durante la campagna elettorale.
Come osserva Sarah Kreps, direttrice del Tech Policy Institute presso la Brooks School of Public Policy della Cornell University, “quando ha espresso queste opinioni da privato cittadino, non aveva accesso alle informazioni di intelligence che hanno spinto molti membri del Congresso a cambiare idea nel 2023 e 2024”.
Oracle e Project Texas
Trump potrebbe anche tentare di raggiungere un compromesso che risponda sia alle esigenze di TikTok che alle preoccupazioni del governo americano sulla sicurezza nazionale, attraverso una soluzione rinnovata e più incisiva del Project Texas.
Questo piano da 1,5 miliardi di dollari, operativo dal 2022 e sviluppato con la collaborazione di Oracle, punta a separare i dati degli utenti americani dalla Cina. I dati degli utenti statunitensi sono infatti archiviati da due anni su server situati negli Stati Uniti, gestiti da personale americano.
La collaborazione con Oracle rappresenta un ulteriore motivo per cui Trump potrebbe essere riluttante a insistere per un divieto: grazie a questa soluzione, TikTok è da anni un cliente importante di Oracle.
Nel 2020, peraltro, Trump aveva già considerato Oracle come potenziale acquirente dell’app, cercando di orchestrare un accordo. La situazione, però, ora è più complessa: il presidente e co-fondatore Larry Ellison ha infatti sostenuto Tim Scott, rivale di Trump nelle primarie repubblicane.
Il ruolo di Elon Musk
Un altro aspetto rilevante è il possibile impatto che Elon Musk, ormai braccio destro di Trump e proprietario di X, potrebbe avere sulla posizione dell’ex presidente riguardo a TikTok.
Musk ha giocato un ruolo cruciale nella vittoria di Trump, che gli ha promesso un incarico significativo alla Casa Bianca. Potrebbe rivolgersi a lui anche per un parere su come gestire la questione TikTok, creando però un evidente un conflitto di interessi.
“Musk ha un atteggiamento verso la Cina molto meno ostile rispetto all’amministrazione Biden o allo stesso Trump”, osserva Kreps, notando argutamente che Tesla, la casa automobilistica di Musk, ha forti interessi in Cina (come potete leggere qui sotto).
D’altro canto la piattaforma X, che quest’anno ha ampliato la propria offerta video, potrebbe trarre vantaggio da un eventuale divieto di TikTok. “Non è esattamente un concorrente diretto di TikTok come lo sono Instagram, Snap o Reels”, spiega Kreps, “ma riguarda comunque il tempo trascorso online dalle persone. E Musk preferirebbe che fosse dedicato a X”.
Musk ha comunque dichiarato di essere contrario a un divieto di TikTok, nonostante l’eventuale chiusura possa favorire la sua piattaforma. “Bandire TikTok andrebbe contro la libertà di parola e di espressione”, ha scritto Musk su X ad aprile. “Non è ciò che rappresenta l’America.”


