La recente sentenza di un tribunale federale statunitense ha gettato un’ombra sull’accordo miliardario tra Google e Apple, ma entrambe le aziende sembrano pronte a una lunga battaglia legale.
Lunedì scorso il giudice federale Mehta ha dichiarato Google un “monopolista” nel settore dei motori di ricerca, affermando che l’azienda ha violato le leggi antitrust. Al centro della controversia ci sono gli accordi di distribuzione del colosso di Mountain View, in particolare quello con Apple, che riceve circa 20 miliardi di dollari all’anno per mantenere Google come motore di ricerca predefinito su iOS. Questi pagamenti rappresentano una parte significativa dei profitti di Apple, stimata intorno al 14-16% del suo reddito operativo annuale.
a notizia ha inizialmente causato un calo delle azioni di entrambe le aziende ma Google è determinata a fare appello. Entrambe le aziende peraltro hanno risorse finanziarie considerevoli per sostenere una lunga battaglia legale. Alphabet, la società madre di Google, vanta una riserva di cassa netta di 87,5 miliardi di dollari, seguita da Apple con 51,7 miliardi.
E se anche Sundar Pichai dovesse perdere la causa, molti analisti ritengono che l’impatto sul suo dominio nel mercato della ricerca potrebbe essere limitato. Il brand di Google è così forte che, anche in uno scenario in cui gli utenti iOS dovessero scegliere attivamente il proprio motore di ricerca, molti probabilmente non cambierebbero la loro scelta.
A conferma di ciò viene l’Europa: all’inizio del 2020, Google ha introdotto la possibilità di scegliere il motore di ricerca predefinito sui dispositivi Android in Europa. Da allora, la sua quota nelle ricerche su dispositivi mobili in Europa è rimasta superiore al 95%, secondo i dati di Statcounter. È lecito dunque presumere che accadrebbe lo stesso anche negli USA.
Se proprio dovesse uscire uno perdente dall’accaduto, sarebbe Apple. I margini di Apple sono da tempo l’invidia delle altre aziende di hardware tecnologico ma i ricavi dell’iPhone sono diminuiti in tre degli ultimi cinque anni fiscali. Il settore dei servizi, che include i pagamenti da Google, ha registrato invece una crescita media annua del 17% nello stesso periodo. È chiaro però che qualora da esso si andassero a togliere 20 miliardi di dollari all’anno, i conti per il colosso di Tim Cook comincerebbero a farsi meno… convincenti.

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Comunque vada, la sentenza dell’antitrust americano rappresenta comunque una vittoria significativa per il governo nella sua lotta contro i giganti tecnologici. Senza dimenticare che Google affronta anche un’altra causa potenzialmente più minacciosa, mirata a smembrare il suo business pubblicitario. La situazione insomma si fa sempre più complicata per il colosso di Mountain View, che si trova a dover fronteggiare sfide su più fronti.
Mentre la sentenza pone sfide significative per Google e Apple, entrambe le aziende sembrano ben posizionate per una lunga battaglia legale. L’esito finale potrebbe ridefinire il panorama digitale, ma ci vorranno probabilmente anni prima di vedere risultati concreti.ffddfdf

