l consiglio di amministrazione di Tesla ha messo sul tavolo una proposta che non ha paragoni nella storia delle grandi aziende: un pacchetto retributivo per Elon Musk potenzialmente da 1.000 miliardi di dollari in dieci anni.
La cifra monstre non è però garantita: Musk potrà incassarla soltanto se Tesla raggiungerà una serie di obiettivi finanziari e industriali che spingerebbero la casa automobilistica verso vette mai immaginate.
La mossa arriva in un momento delicato per il marchio, che ha visto la sua immagine e le vendite risentire delle incursioni politiche del suo leader e della relazione sempre più complessa con il presidente Trump.
Le condizioni del maxi-premio a Musk
Il nuovo piano prevede che Musk riceva tranche di azioni ogni volta che Tesla supererà specifici obiettivi di capitalizzazione e di business. Il traguardo massimo è ambizioso: portare il valore di mercato a 8,5 trilioni di dollari, quasi otto volte l’attuale.
A quel livello, il pacchetto varrebbe poco più di 1.000 miliardi, permettendo a Musk di arrivare a controllare fino al 29% dell’azienda, ben oltre la soglia del 25% che lui stesso aveva indicato come necessaria per garantire continuità strategica.
Oltre ai target finanziari, sono stati fissati obiettivi concreti di produzione e innovazione: 20 milioni di veicoli consegnati entro dieci anni, un milione di robot non automobilistici, la messa in servizio di un milione di robotaxi e una base media trimestrale di dieci milioni di abbonati al servizio Full Self Driving.
Un singolo robotaxi potrebbe contare contemporaneamente come veicolo consegnato e come abbonamento, accelerando il percorso verso i traguardi.
Tesla, tra conti e performance
Non si parla solo di numeri di auto o di abbonamenti. Un’altra chiave del pacchetto è la redditività: Musk potrà ricevere ulteriori tranche di azioni se Tesla raggiungerà soglie di utile operativo Ebitda rettificato (ossia prima di interessi, tasse, svalutazioni e ammortamenti) comprese tra 50 e 400 miliardi di dollari.
Nel 2024 l’azienda ha registrato 16,6 miliardi su questa metrica, che esclude svalutazioni, compensi in azioni e oscillazioni di valore su asset digitali come le criptovalute. Per dare un’idea della portata, si tratta di moltiplicare diverse volte i livelli attuali, in linea con la logica delle “scommesse” tipiche dei piani retributivi di Musk.
Il board ha quantificato in circa 88 miliardi di dollari il costo contabile del nuovo pacchetto, secondo le regole di bilancio. Una cifra enorme, che finirà nelle comunicazioni agli azionisti come compenso previsto per Musk nel 2025.
Se si somma il premio “interinale” da oltre 29 miliardi già approvato, il totale potrebbe superare i 114 miliardi, trasformando il 2025 nell’anno dei record assoluti per la retribuzione del fondatore di Tesla.
La cornice politica e la fiducia del board
Sul piano politico, la vicenda è ancora più complessa. Il rapporto con Trump, inizialmente visto come un canale privilegiato, si è progressivamente deteriorato, al punto che Musk ha lasciato il suo ruolo consultivo alla Casa Bianca lo scorso maggio.
In primavera, i consiglieri Tesla avevano perfino preso in considerazione l’ipotesi di sostituirlo, avviando contatti con società di headhunting. Ma poi la presidente Robyn Denholm ha ribadito la fiducia nel leader visionario e nel piano di crescita. “Trattenere e incentivare Elon è fondamentale per fare di Tesla la società più preziosa della storia”, ha scritto Denholm nella lettera agli investitori.
Il pacchetto include anche clausole insolite. Alcune prevedono che Musk possa ricevere azioni anche senza aver raggiunto gli obiettivi di prodotto, nel caso di eventi eccezionali come disastri naturali, guerre o pandemie.
Una nota di colore che mostra quanto Tesla voglia blindare la posizione del suo CEO, proteggendolo da circostanze imprevedibili.
La prospettiva degli azionisti
Il voto decisivo degli azionisti arriverà il 6 novembre e, nonostante le polemiche, Tesla può contare su una vasta base di piccoli investitori che hanno sempre sostenuto Musk.
Nel 2018, un pacchetto da 55 miliardi di dollari fu bollato da un giudice del Delaware come “profondamente viziato”. Eppure, quell’accordo prevedeva traguardi che Musk non solo ha raggiunto ma in molti casi superato, rilanciando l’azienda e consolidando la sua immagine di imprenditore capace di sfidare le leggi del mercato.
Ed è proprio qui che torna utile la voce degli azionisti retail. “Non mi dispiace affatto pagargli quella piccola parte di successo se dall’altra parte otteniamo il resto”, ha dichiarato Alexandra Merz, nota sui social come “Tesla Boomer Mama”.
Una frase che restituisce la prospettiva di chi, pur non navigando nei numeri da trilioni, vede nei risultati di Musk una scommessa vincente. E forse è proprio questo sostegno popolare, più ancora delle cifre astronomiche, a spiegare perché Tesla continui a puntare tutto sul suo leader.


