Alla fine di febbraio 2024, una riunione nella sede di Tesla a Palo Alto ha rappresentato il punto di non ritorno per uno dei progetti più attesi del marchio.
Ci riferiamo alla cosiddetta “Model 2”, l’auto elettrica da 25.000 dollari, promessa da Elon Musk già nel 2020 dopo la presentazione della nuova batteria Tesla.
Quel giorno, stando al report di The Information, basato sulle rivelazioni dell’immancabile insider, Musk ha riunito un gruppo ampio di dirigenti per valutare un’ultima volta i pro e i contro del progetto.
I suoi collaboratori più stretti hanno spinto per una doppia produzione, che vedeva affiancare alla nuova vettura a guida autonoma (il Robotaxi, noto anche come Cybercab) anche la Model 2. Ma Musk è stato irremovibile.
Già nell’ottobre 2024, peraltro, aveva lasciato intendere la sua posizione definitiva: “Credo che produrre un’auto da 25.000 dollari sia inutile. Sarebbe una sciocchezza. Sarebbe totalmente in contrasto con quello in cui crediamo”, aveva dichiarato pubblicamente.
Una frase che ha segnato lo scarto definitivo rispetto a quella promessa iniziale di democratizzare l’auto elettrica.
La visione di Musk contro l’analisi interna
A preoccupare molti dei dirigenti era il quadro economico che emergeva da un’analisi interna, basata proprio sugli stessi presupposti teorici che Musk usa da anni per raccontare la rivoluzione dei Robotaxi.
Il modello previsionale partiva da un’ipotesi forte: i Robotaxi, grazie a una capacità di utilizzo cinque volte superiore rispetto a un’auto privata, avrebbero drasticamente ridotto il numero di veicoli in circolazione, facendo crollare il mercato statunitense da 15 a 3 milioni di auto all’anno.
Di questi, Tesla avrebbe potuto produrre fino a un milione di unità l’anno, vendute sia a privati sia a operatori di flotte per il ride sharing.
Il problema? “C’è comunque un limite al numero di persone disposte a farsi scarrozzare nell’auto di qualcun altro”, avrebbe commentato una delle persone coinvolte nell’analisi.
Dopo aver considerato la concorrenza, Tesla il consiglio di Tesla ha concluso che sarebbe stato difficile per i Robotaxi compensare le circa 600.000 auto che attualmente vende ogni anno negli Stati Uniti.
Il rischio di un azzardo
Dal punto di vista economico, l’analisi interna stimava per ogni Robotaxi un ricavo iniziale tra i 20.000 e i 25.000 dollari, con guadagni potenziali fino a tre volte tanto nel ciclo di vita del veicolo grazie alla quota sulle corse.
Ma una volta inclusi i costi di investimento, gestione, manutenzione e infrastrutture (colonnine, parcheggi, depositi), i margini si assottigliavano drasticamente.
Un quadro molto diverso rispetto a quanto dichiarato da Musk nel 2019, quando parlava di veicoli autonomi dal valore compreso tra i 100.000 e i 200.000 dollari, grazie all’aumento di utilizzo da “12 ore a settimana a circa 60”.
A pesare sul progetto c’è anche la difficoltà di espansione al di fuori degli Stati Uniti, dove l’assenza di regolamentazioni chiare sulla guida autonoma rischia di rallentare o bloccare la diffusione dei Robotaxi.
Alla luce di tutto questo, il rapporto interno parlava chiaro: il programma potrebbe rivelarsi in perdita per anni.
Musk però ha ignorato i numeri, archiviato definitivamente la Model 2 e dato via libera al Cybercab. Un salto nel futuro, forse. Ma senza rete. Ai posteri, come sempre, l’ardua sentenza…


