Tesla prepara i chip AI5 e AI6. La sfida a Nvidia si sposta dentro l’auto

by | 24 Nov 2025 | Automotive

Tempo di lettura: 3 minuti

Se c’è una cosa verso cui Elon Musk si è sempre dimostrato insofferente, è dipendere da fornitori terzi per le sue tecnologie più critiche.

Ieri, con la consueta informalità di un post su X, ha aperto una finestra sul futuro del “cervello” delle sue auto, confermando che Tesla è ormai vicina al tape-out del chip AI5 e che i lavori sul successore, l’AI6, sono già iniziati.

Non si tratta di un semplice aggiornamento incrementale. Musk ha certificato un obiettivo che, nel settore automobilistico, ha quasi del fantascientifico: portare un nuovo design di chip in produzione di massa ogni 12 mesi.

Un ritmo da smartphone applicato a un’industria che tradizionalmente si muove su cicli di cinque o sette anni.

Il significato reale del tape-out

Quando Musk dice che l’AI5 è vicino al “tape-out”, sta indicando il passaggio in cui la progettazione viene chiusa in modo definitivo.

È il momento in cui il design del chip viene ‘congelato’ e inviato alla fonderia per creare le maschere litografiche da cui nasceranno i primi prototipi. Una fase che, di fatto, rappresenta il punto di non ritorno.

Oggi sulle Tesla gira l’hardware 4 (AI4). Ma quell’obiettivo di una nuova architettura all’anno lascia intendere una traiettoria precisa: Tesla non vuole più essere soltanto un costruttore auto che utilizza chip, ma un’azienda che considera i chip una componente strategica del proprio modello industriale.

Perché non usare i chip Nvidia?

Molti produttori auto si affidano a Nvidia per i loro sistemi di guida autonoma, con soluzioni come Orin e il futuro Thor. Tesla ha scelto un’altra strada.

La ragione è soprattutto ingegneristica. I chip Nvidia sono progettati per essere generalisti, compatibili con strategie diverse e con sensori e software differenti per Mercedes, Volvo, BYD e molti altri.

Tesla, invece, utilizza ASIC interamente costruiti intorno alla propria rete neurale end-to-end. È l’equivalente di un abito su misura, pensato per un’unica funzionalità: eseguire in modo ottimale il software Tesla.

Tra marginalità Nvidia e calcoli industriali

Progettarsi un chip in casa non è economico. Gli investimenti iniziali sono enormi e ricadono nel cosiddetto NRE (Non-Recurring Engineering), il costo non ricorrente della fase di ingegnerizzazione. All’apparenza, acquistare da Nvidia sembrerebbe la soluzione più lineare.

Ma nei semiconduttori, la matematica dei volumi cambia tutto. I margini di Nvidia sui suoi chip sono molto alti, spesso discussi nel settore come superiori al 70%. Su milioni di veicoli l’anno, quell’extra su ogni singolo componente diventa una voce significativa di bilancio.

Così Tesla preferisce sostenere un costo fisso molto elevato all’inizio, ma abbattere drasticamente il costo variabile per ogni chip prodotto. Su scala industriale, questo significa ridurre nel tempo la dipendenza economica dal principale fornitore di GPU al mondo.

Tesla, l’asse con Samsung e il ruolo del Texas

Infine c’è la dimensione geopolitica. Samsung Electronics ha siglato un accordo da 16,5 miliardi di dollari per produrre i chip AI5 e AI6, e lo farà nel nuovo stabilimento texano costruito a pochi chilometri dal quartier generale di Tesla.

Spostare la produzione dagli impianti asiatici a una fabbrica nel cuore degli Stati Uniti non è un dettaglio. In una fase storica in cui le tensioni nello Stretto di Taiwan rappresentano un rischio sistemico per tutta l’industria dei semiconduttori, costruire i propri chip “in casa” diventa una forma concreta di riduzione del rischio.

Musk, nel suo post, ha anche rilanciato con uno dei suoi classici toni iperbolici: “Prevediamo di produrre chip in volumi superiori a tutti gli altri chip AI combinati”.

Considerando che ogni futura Tesla ne monterà uno e che l’obiettivo dichiarato sono volumi su scala globale, stavolta la frase sembra meno un’iperbole e più una dichiarazione d’intenti legata alla strategia industriale dei prossimi anni.

Fonte: Bloomberg

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