Le tariffe di Trump potrebbero spingere Taiwan nelle braccia della Cina

by | 10 Apr 2025 | Business, Tech War

Tempo di lettura: 2 minuti

Le recenti mosse del presidente Donald Trump in materia di commercio internazionale hanno avuto un forte impatto su tantissimi paesi, ma un alleato storico come Taiwan potrebbe essere tra le nazioni più penalizzate dalla caotica politica economica e diplomatica del Presidente degli USA.

Tutto è iniziato con l’annuncio di nuovi dazi del 32% sulle esportazioni taiwanesi verso gli Stati Uniti, con l’eccezione dei microchip, settore chiave per l’economia dell’isola. La notizia ha provocato il crollo della Borsa di Taipei, che ha registrato la peggior giornata della sua storia, con una perdita vicina al 10%, al punto che le contrattazioni del colosso TSMC sono state sospese temporaneamente.

La situazione è peggiorata ulteriormente quando Trump, durante una cena di raccolta fondi, ha dichiarato di aver minacciato un’imposta del 100% proprio su TSMC. Anche se il giorno seguente l’amministrazione ha ridotto i dazi al 10%, il messaggio confuso e altalenante ha fatto sorgere dubbi a Taipei sul reale sostegno degli Stati Uniti, soprattutto considerando che Taiwan dipende da Washington non solo economicamente, ma anche per la propria sicurezza, in funzione anti-Cina.

Una posizione delicata

Taiwan si trova infatti in una posizione estremamente delicata. Da una parte, infatti, c’è Pechino, che considera l’isola parte del proprio territorio, nonostante non l’abbia mai governata. Recentemente, la Cina ha avviato imponenti esercitazioni militari simulate attorno all’isola, aumentando la tensione.

Dall’altra gli USA non sembrano più voler fornire quel supporto politico, militare ed economico fondamentale per la nazione. Le recenti mosse di Trump – inclusa la sua posizione secondo cui Taiwan dovrebbe pagare di più per la propria difesa – stanno generando scetticismo e preoccupazione.

In punta di piedi

Il governo taiwanese ha cercato di contenere i danni evitando ritorsioni e proponendo invece negoziati. Il presidente Lai Ching-te ha annunciato un piano di aiuti da 2,7 miliardi di dollari per sostenere i settori più colpiti, e ha ribadito l’intenzione di aumentare l’acquisto di beni americani, come gas naturale liquefatto e armamenti, per riequilibrare la bilancia commerciale.

Nonostante i microchip alla fine siano stati esentati dai nuovi dazi, gli analisti fanno notare che la catena di produzione globale dei semiconduttori è molto complessa e interconnessa.

Anche una tassa su prodotti finiti contenenti chip può avere conseguenze indirette sul settore. Inoltre, Trump ha accusato Taiwan di aver sottratto il mercato americano dei semiconduttori, nonostante TSMC abbia già annunciato un investimento da 100 miliardi di dollari per espandere le sue attività negli Stati Uniti.

Nel frattempo, la Cina – pur più colpita dalla guerra commerciale – nonostante tutto potrebbe approfittare della situazione per apparire come partner commerciale più stabile agli occhi di Taiwan.

Secondo il Washington Post questo, unito al crescente scetticismo verso l’affidabilità degli Stati Uniti, sta portando alcuni taiwanesi a riconsiderare la narrativa tradizionale secondo cui gli interessi economici con la Cina siano intrinsecamente pericolosi.

In un periodo in cui la competizione tecnologica globale è al massimo, aumentare i costi lungo la filiera tecnologica rischia di danneggiare anche la capacità innovativa americana.

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