Mustafa Suleyman lo dice senza giri di parole: Microsoft non è ancora in grado di costruire modelli di IA su larga scala.
Il responsabile dell’IA del colosso di Redmond lo ha ammesso al Financial Times a margine di un incontro con il team Superintelligence, che ha visto 350 persone riunite per discutere la roadmap computazionale a lungo termine dell’azienda.
“Stiamo competendo nella fascia media”, ha dichiarato, aggiungendo che questa è una scelta “ottimale” in termini di equilibrio tra costi, prestazioni e utilizzo diffuso. Ottimale, certo. Ma anche obbligata.
Microsoft non ha ancora rilasciato modelli linguistici in grado di competere nelle aree più sofisticate (programmazione, ragionamento complesso, generazione di testo), dove Anthropic, Google e OpenAI si contendono la leadership.
Il primo modello fondazionale sviluppato internamente, MAI-1, è ancora in anteprima e non disponibile al pubblico. Il divario insomma è reale e l’azienda non cerca di mascherarlo. La potenza di calcolo necessaria per i modelli di frontiera, Suleyman dice, arriverà “entro la fine dell’anno”. Per ora, però, manca.
Microsoft: rompere con OpenAI (o quasi)
Per capire perché Microsoft stia correndo, bisogna guardare a cosa è cambiato nel rapporto con OpenAI. Fino alla fine del 2024, i due erano legati da un accordo di esclusiva: Microsoft forniva l’infrastruttura cloud, OpenAI forniva i modelli. Un’interdipendenza che ha funzionato finché gli interessi coincidevano.
La rinegoziazione ha cambiato le regole. Il nuovo accordo consente a OpenAI di stringere accordi con altri provider cloud, un’apertura che riduce la presa di Microsoft sul suo partner più strategico. In cambio, Microsoft ottiene la libertà di sviluppare modelli propri e di competere direttamente con la startup che ha contribuito a finanziare e far crescere. È una separazione parziale, negoziata, ma è pur sempre una separazione.
“La missione del nostro laboratorio è garantire l’autosufficienza nell’IA a Microsoft nei prossimi due o tre anni”, ha dichiarato Suleyman. Tradotto: l’azienda vuole smettere di dipendere da terze parti per alimentare i propri servizi commerciali e quelli rivolti al grande pubblico.
Una dipendenza che, in un mercato sempre più competitivo, è diventata un rischio strategico oltre che industriale.
Un modello, una strategia di prezzo
Il prodotto concreto annunciato questa settimana è un modello di trascrizione vocale, che Suleyman ha definito il più avanzato nel suo genere. Non è un modello di frontiera (rientra esattamente nella fascia media di cui parlava) ma è il terreno su cui Microsoft sceglie di combattere adesso: applicazioni specifiche, costi contenuti, domanda di massa.
La strategia di prezzo è esplicita: battere i concorrenti sul costo. “Ci aspettiamo una domanda enorme”, ha detto Suleyman. È un posizionamento che guarda al mercato aziendale, dove la trascrizione vocale ha applicazioni immediate e diffuse, e dove la sensibilità al prezzo è alta.
Nel frattempo, il team lavora a costruire le fondamenta per i modelli di prossima generazione: cluster di chip su scala di frontiera, investimenti nei dati, infrastrutture. Tutto ciò che serve per “raggiungere lo stato dell’arte”, come ha detto Suleyman, in un orizzonte di due o tre anni.
I colli di bottiglia che frenano tutti
I limiti computazionali di Microsoft non sono un’anomalia aziendale, ma riflettono piuttosto i vincoli strutturali che pesano sull’intero settore.
La costruzione di nuovi data center continua infatti a scontrarsi con opposizioni locali, carenze di attrezzature specializzate, scarsità di energia e difficoltà nel reperire manodopera qualificata.
Microsoft gestisce una delle infrastrutture cloud più grandi al mondo ma deve distribuire quella capacità tra le esigenze interne di sviluppo, i clienti come OpenAI e il tradizionale software per le imprese. Una competizione interna per le risorse che, nei fatti, rallenta tutto.
È in questo contesto che va letto l’ingaggio aggressivo di talenti: Suleyman ha attratto ricercatori da Google e da altri concorrenti, e ha assunto Ali Farhadi, già alla guida dell’Allen Institute di Seattle, per rafforzare il laboratorio. Costruire capacità computazionale richiede tempo e capitali; costruire il capitale umano è la mossa che si può fare subito.
Suleyman ai modelli, Andreou ai prodotti
C’è un ultimo elemento che merita attenzione e che rischia di passare in secondo piano: il mese scorso, il ruolo di Suleyman all’interno di Microsoft è stato ridimensionato. Non guida più l’intera divisione IA consumer, si occupa esclusivamente dello sviluppo dei modelli.
La gestione di tutti i prodotti a marchio Copilot, la linea di assistenti IA integrati nei servizi Microsoft, è passata a Jacob Andreou, ex dirigente di Snap, che riporta direttamente al CEO Satya Nadella.
È una riorganizzazione che separa la ricerca dalla distribuzione commerciale. Suleyman costruisce i modelli; Andreou li porta sul mercato. È una divisione del lavoro che può essere letta come una scelta di efficienza oppure come il segnale che le due funzioni, fino ad oggi troppo sovrapposte, avevano bisogno di catene di comando distinte.
Fonte: Financial Times


