Il viaggio a Mar-a-Lago di Jensen Huang per discutere direttamente con Donald Trump non è bastato.
Nonostante in quella sede il CEO di Nvidia avesse ricevuto ben altre rassicurazioni dal Presidente americano, questa settimana la Casa Bianca ha ufficializzato una nuova serie di restrizioni alla vendita di chip avanzati per l’intelligenza artificiale verso la Cina.
Tagliando fuori da uno dei mercati più promettenti del decennio AMD, Intel e, appunto, Nvidia.
Il colpo è durissimo, e i mercati lo hanno subito registrato: nei due giorni successivi all’annuncio, Nvidia ha perso l’8,4% in Borsa, AMD il 7,4% e Intel il 6,8%.
Ma al di là del segno meno sui listini, il vero campanello d’allarme riguarda il futuro. “Per l’industria americana dei semiconduttori, la Cina è persa”, ha dichiarato senza giri di parole Handel Jones, consulente di International Business Strategies.
Secondo le sue stime, entro il 2030 le aziende cinesi controlleranno la maggioranza del mercato in ogni principale categoria di chip sul proprio territorio.
Un effetto domino geopolitico
Il caso dei chip è solo l’ultimo capitolo di una tensione economica tra Washington e Pechino che va avanti da oltre un decennio.
Se per anni le aziende statunitensi hanno progettato prodotti leader mondiali, affidandone la produzione e parte del consumo proprio alla Cina, negli ultimi anni l’equilibrio si è spezzato.
Prima con i dazi imposti da Trump, poi con il rafforzamento dell’industria tech cinese, oggi la battaglia si gioca sull’IA, considerata la tecnologia chiave per l’egemonia del XXI secolo.
Nvidia domina il mercato dei chip per l’intelligenza artificiale e stava per diventare la prima società quotata a raggiungere i 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, prima di subire un drastico calo che l’ha riportata sotto i 2.500 miliardi.
Dopo le prime restrizioni introdotte nel 2022 dall’amministrazione Biden, l’ultimo chip ancora vendibile in Cina – l’H20 – è stato bloccato questa settimana da Trump, in nome della sicurezza nazionale ed economica.
Il timore di Nvidia è Huawei
Mentre Trump approvava le ultime restrizioni, Jensen Huang era proprio in Cina per una visita programmata da tempo.
Durante gli incontri con le autorità locali ha ribadito l’importanza del mercato cinese per Nvidia, sottolineando l’impegno a rispettare le normative e a “ottimizzare i prodotti in modo conforme, continuando a servire il mercato cinese”.
Dietro le sue parole, però, si nasconde una preoccupazione ben precisa: la crescita inarrestabile di Huawei.
Il colosso cinese delle telecomunicazioni è da tempo nel mirino di Huang, che ha più volte avvertito il governo statunitense che l’esclusione delle aziende americane dal mercato cinese potrebbe accelerarne l’ascesa.
Secondo fonti interne a Nvidia, c’è il timore che Huawei possa usare i propri chip per costruire data center IA in tutto il mondo nell’ambito della Belt and Road Initiative.
Noto in Italia come “Nuova Via della Seta”, l’ambizioso piano di infrastrutture è stato promosso da Pechino per rafforzare la propria influenza globale.
Huawei: tra limiti imposti e opportunità raccolte
Nonostante i successi nel campo delle telecomunicazioni e degli smartphone, la strada di Huawei nel settore dei semiconduttori è tutt’altro che spianata.
Gli Stati Uniti hanno impedito alla Cina di produrre chip avanzati a Taiwan e hanno bloccato l’acquisto delle macchine ASML, essenziali per la loro fabbricazione. Eppure, il gap si sta riducendo.
I chip di Nvidia di penultima generazione superano del 40% le prestazioni dei migliori prodotti Huawei, ma questa differenza rischia di assottigliarsi.
La previsione è di Gregory C. Allen, esperto del Center for Strategic and International Studies, secondo cui Huawei potrebbe colmare il divario raccogliendo il business lasciato libero dai rivali americani.
I ricavi mancati da Nvidia, stimati in oltre 16 miliardi di dollari solo per l’H20 in Cina, potrebbero finire nelle mani di Huawei, che li reinvestirebbe in ricerca, assunzioni e sviluppo.
Non è tutto. Le nuove restrizioni potrebbero spingere start-up IA come DeepSeek a rivolgersi a Huawei, rafforzando anche il software di controllo dei chip, da sempre un punto di forza della controparte americana.
“Huawei è un concorrente feroce”, ha dichiarato Allen. “Combina talenti di altissimo livello, una cultura del lavoro implacabile e il sostegno profondo del governo cinese”.
Secondo quanto dichiarato al New York Times da Dylan Patel, analista capo di SemiAnalysis, l’unico modo per contenere l’avanzata è impedire alla Cina di acquistare macchinari statunitensi per la produzione di chip.
Ma alcune aziende cinesi approvate per l’acquisto li avrebbero trasferiti ad altre società bloccate, sfruttando un pericoloso vuoto normativo.
Se il trend non sarà arginato, il dominio americano sui chip IA rischia di trasformarsi in un ricordo.


