La storia della finta truffa ai danni di Epic Games

da | 6 Mar 2024 | Videogames

All’inizio della settimana un gruppo di hacker, conosciuto come Mogilevich, ha affermato di aver violato Epic Games rubando 189 GB di dati. Ora, però, si scopre che si è  trattato di una semplice messa in scena: i dati non sono mai stati trafugati e si sarebbe semplicemente trattato di un’invenzione volta a truffare altri hacker.

Inizialmente, un portavoce di Mogilevich aveva affermato che i dati trafugati erano stati messi ufficialmente in vendita, e fissato una deadline per il pagamento da parte di Epic Games.

A gettare ombra sull’accaduto, però, ci aveva pensato l’assenza di prove in merito al materiale trafugato, e l’assenza di una cifra per il riscatto. Ulteriori dubbi erano stati gettati anche dal mancato annuncio delle conseguenze qualora Epic Games si fosse rifiutata di collaborare.

Il gruppo ha poi affermato di aver venduto ad otto acquirenti i dati sensibili recuperati (e-mail, password, nomi completi, informazioni di pagamento, codice sorgente), oltre alla tecnologia utilizzata per forzare i server di Epic Games. Il tutto, però, senza fornire prove dell’effettiva efficacia degli strumenti utilizzati.

A movimentare la vicenda, è giunta una nuova versione della storia: Moglevich adesso afferma di aver inventato tutto, e che l’hacking non ha mai avuto luogo. A dirlo è un membro del gruppo, che attraverso una pagina web ha spiegato che si è trattato di una vera e propria truffa, organizzata per estorcere denaro agli altri hacker.

Una mossa che, oltre all’ovvio scopo di guadagnare denaro, è servita anche ad ottenere nuovi contatti da truffare. E che, sempre stando alle parole del “portavoce” in questione, è riuscita a fruttare al gruppo decine di migliaia di dollari. Per quanto non verificata in maniera ufficiale, l’ultima versione dei fatti appare in linea con quanto comunicato in precedenza da Epic Games stessa, che interrogata sulla vicenda aveva confermato di non essere in possesso di alcuna prova effettiva relativa al presunto hack.

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