OpenAI e SoftBank hanno annunciato ieri una joint venture alla pari per sviluppare e distribuire soluzioni di intelligenza artificiale nel mercato giapponese, con un investimento annuo stimato di 3 miliardi di dollari da parte delle aziende del gruppo SoftBank.
L’iniziativa rappresenta uno dei più ambiziosi tentativi di espandere la diffusione dell’IA al di fuori degli Stati Uniti, puntando a settori chiave come l’automotive e il retail.
Altman e Son, da Stargate al Sol Levante
L’accordo è stato presentato a Tokyo da Sam Altman, CEO di OpenAI, e Masayoshi Son, fondatore di SoftBank, durante un evento che ha preceduto un incontro col primo ministro giapponese, Shigeru Ishiba.
La joint venture assumerà 1.000 persone per promuovere le tecnologie di OpenAI nel paese.
L’annuncio arriva in un momento di grande fermento per SoftBank, impegnata a rafforzare il proprio ruolo nel settore dell’IA.
L’azienda giapponese è già protagonista del progetto Stargate, un’iniziativa da 100 miliardi di dollari per sviluppare infrastrutture di calcolo avanzate negli Stati Uniti, e sta investendo nella costruzione di data center in Giappone.
Son ha sottolineato l’importanza di questa strategia, in contrapposizione a quanto appena dimostrato da DeepSeek. “Se più è meglio, allora dobbiamo fare di più. Un cervello più grande è decisamente meglio. Alcuni sostengono che si possa ottenere lo stesso risultato con meno, con modelli compressi, ma alla fine resta comunque poco.”
Il Giappone, l’IA e i costi dell’energia
Nonostante l’accelerazione immaginata da SoftBank, il Giappone deve affrontare ostacoli significativi per competere con le potenze tecnologiche globali.
L’IA, si sa, ha bisogno di data center, e quindi di molta energia. Ma i costi elevati di petrolio e del gas, unitamente alla diffidenza dell’opinione pubblica nei confronti del nucleare dopo il disastro di Fukushima del 2011, limitano fortemente le risorse disponibili per lo sviluppo di tecnologie avanzate.
Il primo ministro Ishiba ha così riconosciuto il ritardo del paese rispetto agli USA: “La diffusione dell’intelligenza artificiale è ancora lenta rispetto agli Stati Uniti.”
Proprio per questo, l’incontro con Altman e Son è stato un’occasione per discutere strategie di accelerazione e per preparare un imminente colloquio con l’ex presidente statunitense, Donald Trump.


