Il mercato non manca di stupirci ancora, con esiti che hanno del paradossale come quello che ci apprestiamo a commentare. Anche se poi, a guardarlo da vicino, non è detto che abbia tutti i torti.
I fatti, prima di tutto. SK Hynix, secondo produttore mondiale di chip di memoria e fornitore chiave di Nvidia, ha annunciato oggi un utile netto trimestrale di circa 56,6 miliardi di euro, in crescita del 1.242% rispetto a un anno prima.
Milleduecentoquarantadue per cento. Un valore che, da solo, farebbe la fortuna di qualsiasi bilancio. La reazione della borsa di Seul è però stata di segno opposto: il titolo ha infatti chiuso in calo di quasi il 10%, una delle sue peggiori sedute degli ultimi anni.
La plusvalenza dietro il record
Per capire come sia possibile conviene mettere da parte i tecnicismi e guardare la sostanza. Questo balzo dell’utile netto nasce in larga misura da una posta straordinaria, più che dalla vendita di chip.
SK Hynix infatti deteneva dal 2018 una quota nel produttore giapponese di memorie Kioxia, e la recente cessione di parte di quella partecipazione le ha portato in cassa circa 37 miliardi di euro di plusvalenza. In un colpo solo.
È la differenza tra guadagnare vendendo il proprio prodotto e guadagnare vendendo un bene che si possiede. Un’azienda che cede un immobile a un buon prezzo mette a segno un utile, ma questo non dice granché su come stia andando il suo vero mestiere.
Vale lo stesso qui: tolta la plusvalenza Kioxia, resta la gestione ordinaria, cioè l’attività di sempre, produrre e vendere memoria. E qui il quadro cambia.
I ricavi (circa 47,8 miliardi di euro) e l’utile operativo (circa 36,5 miliardi) hanno toccato entrambi il massimo storico, ma sono rimasti sotto le attese degli analisti su entrambe le voci. Il record insomma fa notizia, la lettura del mercato un po’ meno.
La scommessa sulla memoria
L’azienda, dal canto suo, ha tenuto un tono ottimista. Ha confermato le stime per il secondo semestre del 2026, citando un’offerta ristretta e una domanda robusta di memoria per l’IA.
E ha annunciato che per ampliare la capacità produttiva, gli investimenti saliranno quest’anno verso il tetto dei 24 miliardi di euro, contro i circa 18 dell’anno scorso.
Nella presentazione dei risultati agli analisti, i dirigenti hanno detto che la domanda potrebbe reggere per anni, e che l’azienda ha già firmato accordi di fornitura pluriennali con una decina di clienti.
D’altronde la memoria ad alta larghezza di banda, la HBM che alimenta i server per l’IA, è oggi la voce più redditizia del settore, e la corsa a bloccarne la fornitura è già partita.
L’accordo tra SK Group e Nvidia da oltre 500 miliardi di dollari, come abbiamo raccontato, è solo la parte più vistosa di un blocco di intese che legano l’industria coreana dei semiconduttori alla domanda dei laboratori americani. Lo stesso amministratore delegato di SK Hynix ha avvertito che la carenza di memoria potrebbe durare oltre il 2030.
Sul piano industriale, insomma, la scommessa è coerente: prezzi in salita, contratti pluriennali, capacità che non basta. È il resto a spiegare la reazione della borsa.
Perché i mercati ci hanno visto lungo
Nell’ultimo anno il titolo SK Hynix ha quintuplicato l proprio valore. Ed è arrivato a questi conti con una valutazione che gli analisti descrivono come “prezzata per la perfezione”.
In altre parole, a questo livello, qualsiasi risultato che non superi nettamente ogni aspettativa viene letto come una delusione. Un utile operativo record ma sotto le stime, e un netto gonfiato da una plusvalenza che non si ripeterà, sono esattamente il tipo di notizia che un mercato così ‘viziato’ non può premiare.
Ecco perché il paradosso, guardato da vicino, si spiega. La borsa ha semplicemente distinto il numero che fa titolo dalla qualità di ciò che c’è sotto, e ha scontato un’asticella ormai altissima per tutto quel che tocca l’IA.
L’investitore che si stupisce del titolo in calo a fronte di un utile cresciuto del 1.242% ha ragione a stupirsi. Ma il mercato, questa volta, forse ci ha visto lungo.
Fonte: The Wall Street Journal


