Lo scontro tra le principali aziende tecnologiche statunitensi e l’amministrazione Biden si sta facendo in queste ore più acceso a Washington.
Al cuore del dibattito c’è la proposta dell’amministrazione Biden di limitare ulteriormente le vendite globali di chip avanzati per l’intelligenza artificiale. La mossa che mira a mantenere il controllo statunitense sulle tecnologie critiche ma che sta scatenando un acceso dibattito.
Il piano prevede l’introduzione di un regime globale di licenze per l’esportazione di unità di elaborazione grafica (GPU), fondamentali per lo sviluppo dell’IA, con restrizioni rivolte a impedire che la Cina possa accedere a queste tecnologie attraverso paesi terzi.
L’obiettivo è chiudere quelle le scappatoie che, secondo i sostenitori della misura a Washington, stanno consentendo a Pechino di aggirare i divieti. Le aziende tecnologiche denunciano però il rischio di un'”ingerenza normativa estrema” che potrebbe minacciare la leadership industriale americana.
Ken Glueck, vicepresidente esecutivo di Oracle, ha definito la proposta come la “regolamentazione madre di tutte le regolamentazioni”, sostenendo che fa più danni agli interessi economici statunitensi che benefici per la sicurezza nazionale.
Inaspettatamente, vista la campagna elettorale di Trump incentrata sulla deregulation, una commissione della Camera guidata dai Repubblicani appoggia invece le misure di Biden, definendole una “opportunità irripetibile” per contrastare le ambizioni cinesi.
Washington vs Big Tech: una battaglia politica e tecnologica
Questo scontro non è solo politico. Arriva, infatti, negli ultimi giorni della presidenza Biden, sollevando dubbi sull’opportunità di adottare misure così significative a fine mandato.
La linea dura nei confronti della Cina sembra però destinata a proseguire anche con l’amministrazione di Donald Trump, che condivide molte delle posizioni di Biden sull’importanza di limitare l’accesso cinese alle tecnologie avanzate.
Le nuove regole rappresenterebbero il culmine della strategia di Washington iniziata nel 2022 con restrizioni sull’esportazione di chip avanzati e strumenti per la loro produzione. Queste misure, ampliate nel 2023, hanno già ostacolato le ambizioni cinesi nell’IA, limitando l’accesso ai chip di punta prodotti da aziende come Nvidia.
I critici sostengono però che le autorità statunitensi si siano mosse troppo lentamente, permettendo alla Cina di accumulare tecnologia vietata.
L’industria al contrattacco
Nvidia e altre aziende hanno cercato di adattarsi introducendo chip modificati per il mercato cinese che rispettassero le normative sulle esportazioni. Queste strategie hanno però attirato le critiche dei funzionari statunitensi, che accusano le aziende di non rispettare lo spirito delle leggi.
Nvidia ha replicato sottolineando il pieno rispetto delle leggi di controllo delle esportazioni e il malcontento dell’industria è esploso pubblicamente questa settimana.
Gina Raimondo, segretaria al Commercio, ha lamentato la resistenza delle aziende tecnologiche, sottolineando che la sicurezza nazionale deve avere la priorità.
Nvidia ha definito le nuove regole un “cambio di politica che minaccia la crescita economica e la leadership americana”, mentre l’Information Technology Industry Council, che rappresenta Google, Microsoft e Amazon, ha criticato l’amministrazione per non aver consultato adeguatamente le aziende.
Il rischio di avvantaggiare la Cina
Gli esperti del settore avvertono che restrizioni troppo rigide potrebbero spingere i clienti internazionali verso alternative cinesi, seppure meno performanti.
Questo scenario potrebbe favorire il dominio cinese nell’IA, replicando quanto già avvenuto in settori come i veicoli elettrici e i pannelli solari.
Ma Matt Pottinger, ex vice consigliere per la sicurezza nazionale sotto Trump, pare essere però di un altro avviso e ha sottolineato che “in una competizione come quella sull’IA, pochi anni rappresentano un’eternità”. Salvo poi aggiungere che Trump potrebbe espandere ulteriormente le politiche restrittive per garantire la vittoria americana nella corsa all’IA.
Con meno di due settimane al passaggio di consegne, il coordinamento sulle esportazioni verso la Cina rimane un nodo irrisolto.
Trump, nel suo primo mandato, aveva già bloccato l’accesso di aziende cinesi come Huawei alla tecnologia statunitense e potrebbe adottare misure ancora più rigide.
E il nuovo team dei Repubblicani, noto per le sue posizioni dure sulla Cina, si prepara a intensificare la battaglia tecnologica, alimentando un conflitto che non sembra destinato a risolversi presto.


