Il settore dei chip affronta una nuova sfida: i sindacati

da | 28 Lug 2024 | Tecnologia, Politica

Tempo di lettura: 2 minuti

In un momento di crescita senza precedenti per l’industria dei semiconduttori, un’ondata di agitazioni sindacali sta scuotendo il settore. L’epicentro è in Corea del Sud ma i riflessi si riverberano fino agli Stati Uniti.

A guidare questa rivolta è Samsung Electronics, il colosso sudcoreano leader mondiale nella produzione di chip di memoria. Migliaia di dipendenti, rappresentati da un sindacato in rapida crescita, hanno iniziato uno sciopero a tempo indeterminato, il primo nella storia dell’azienda.

A parlarne è il Wall Street Journal, che dà voce a Kim Jae-won, 24 anni, ingegnere di manutenzione, che descrive un lavoro intenso e cruciale: “L’azienda afferma che c’è un alto livello di automazione ma in realtà, senza gli ingegneri di manutenzione al lavoro, dozzine di errori possono verificarsi in un singolo passaggio del processo di produzione dei chip”.

La maggior parte dei centri di produzione di semiconduttori nel mondo, inclusi quelli negli Stati Uniti, in Corea del Sud e Taiwan, è rimasta priva di sindacati negli ultimi decenni. Tuttavia, la situazione sta iniziando a cambiare.

Dal 2019, il sindacato di Samsung ha dichiarato di essere cresciuto fino a rappresentare circa un quarto degli oltre 125.000 lavoratori di Samsung Electronics in Corea del Sud, nei settori dei semiconduttori, degli smartphone e degli elettrodomestici. Nel 2020, il capo di Samsung, Lee Jae-yong (in merito al quale quale vi suggeriamo il nostro approfondimento), si è scusato per le pratiche antisindacali adottate in passato dall’azienda.

Il sindacato non ha rivelato il numero esatto di scioperanti attuali ma afferma che circa 6.500 membri, principalmente impiegati nella produzione di chip, hanno partecipato a una manifestazione di inizio sciopero l’8 luglio.

Le richieste dei lavoratori includono un aumento salariale del 3,5%, un giorno extra di ferie e una revisione del sistema dei bonus. Samsung, che sta investendo massicciamente nell’espansione della produzione, inclusi 45 miliardi di dollari per nuovi impianti in Texas, sostiene che lo sciopero non sta influenzando la produzione. Tuttavia, il sindacato riporta un calo significativo dell’operatività in alcuni impianti.

Questo fenomeno non è isolato alla Corea del Sud. Negli Stati Uniti, i sindacati stanno cercando di organizzare i lavoratori in diverse fabbriche di chip, in particolare quelle che beneficiano di fondi governativi derivanti dal Chips and Science Act del 2022. Recentemente, dipendenti di Analog Devices in Oregon hanno manifestato per migliori condizioni di lavoro e salari più alti, citando il sostegno statale e federale ricevuto dall’azienda.

Il Communications Workers of America sta spingendo per sindacalizzare i lavoratori nelle maggiori aziende di chip statunitensi, tra cui Intel e Micron Technology. Carl Kennebrew, presidente della divisione industriale del sindacato, ha sottolineato l’importanza di raggiungere accordi sindacali per le aziende che ricevono fondi federali.

Questo movimento sindacale emerge in un contesto di crescita esplosiva del settore dei semiconduttori. Si prevede che i ricavi annuali dell’industria raddoppieranno fino a 1.000 miliardi di dollari entro la fine del decennio, alimentati da massicci investimenti globali e dal riconoscimento dei chip come industria strategica da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati.

La situazione riflette una tendenza più ampia nel panorama lavorativo globale. Nel 2023, gli Stati Uniti hanno registrato circa 470 scioperi che hanno coinvolto 540.000 lavoratori, più del doppio rispetto all’anno precedente.

Mentre l’industria dei semiconduttori si trova a un punto di svolta, il bilanciamento tra crescita aziendale e diritti dei lavoratori diventa sempre più cruciale. L’esito di queste tensioni potrebbe ridefinire non solo il futuro del settore ma anche il ruolo dei lavoratori nell’era dell’alta tecnologia.

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