Dal lancio di ChatGPT nel 2022, l’industria dell’intelligenza artificiale ha subito un’accelerazione senza precedenti.
Google, che per anni è stata all’avanguardia nella ricerca sull’IA, ha dovuto fronteggiare una concorrenza sempre più agguerrita da parte di OpenAI, Microsoft e Meta.
Sergey Brin, co-fondatore di Google, rientrato attivamente in azienda proprio dopo l’esplosione della corsa all’IA, è convinto che l’AGI sia a portata di mano. E che per raggiungerla sia necessario un maggiore impegno da parte di tutti.
In un memo interno, visionato dal New York Times, Brin ha parlato apertamente della necessità di intensificare gli sforzi in un momento in cui la competizione nel settore è più accesa che mai.
E ha esortato i dipendenti a lavorare di più e a essere presenti in ufficio tutti i giorni feriali, sostenendo che un maggiore impegno potrebbe portare l’azienda a raggiungere una svolta nell’intelligenza artificiale generale (AGI).
Brin: “60 ore a settimana sono l’intervallo ottimale di produttività”
Nel memo, Brin ha raccomandato ai dipendenti di Google, in particolare a quelli che lavorano su Gemini, la linea di modelli e applicazioni di intelligenza artificiale dell’azienda, di aumentare la loro presenza fisica negli uffici.
“Raccomando di essere in ufficio almeno ogni giorno feriale”, ha scritto, aggiungendo che “60 ore a settimana sono l’intervallo ottimale di produttività”.
Queste parole, sebbene non segnino un cambiamento ufficiale nella policy aziendale (che prevede attualmente tre giorni in presenza alla settimana), evidenziano la visione del co-fondatore: l’AGI è vicina ma per arrivarci serve uno sforzo straordinario.
“La competizione è aumentata enormemente e la corsa finale all’AGI è iniziata”, ha sottolineato Brin. “Penso che abbiamo tutti gli ingredienti per vincere questa gara, ma dobbiamo spingere al massimo i nostri sforzi”.
Uno degli aspetti chiave evidenziati nel messaggio è l’utilizzo dell’IA per migliorare se stessa, un principio già noto nella ricerca sull’intelligenza artificiale, ma che per Google potrebbe rivelarsi cruciale per il futuro.
“Dobbiamo essere i programmatori e gli scienziati dell’IA più efficienti al mondo, sfruttando la nostra stessa IA”, ha dichiarato Brin, sottolineando come l’uso dell’intelligenza artificiale nella scrittura del codice possa accelerare il processo verso l’AGI.
Il ritorno delle aziende al lavoro in presenza
Google non è l’unica azienda tecnologica a spingere per un ritorno più massiccio in ufficio. Sempre più colossi del settore stanno abbandonando il modello di lavoro ibrido per aumentare la produttività.
Amazon, ad esempio, ha annunciato che dal 2025 i suoi dipendenti corporate dovranno tornare in ufficio cinque giorni su cinque. Lo stesso hanno fatto AT&T, JPMorgan Chase e Goldman Sachs.
Brin, che come dicevamo ha ripreso un ruolo attivo in Google dopo il lancio di ChatGPT, ha lavorato a stretto contatto con gli specialisti di intelligenza artificiale della divisione DeepMind, spesso contribuendo direttamente con richieste di codice.
Negli ultimi due anni, Google ha accelerato lo sviluppo della sua IA, riorganizzando la sua struttura interna e distribuendo la tecnologia nelle sue principali applicazioni, nel tentativo di riconquistare il vantaggio competitivo nel settore.
A febbraio, l’azienda ha rilasciato il modello Gemini 2.0, ampliando la disponibilità della sua tecnologia. Brin ha però messo in guardia i dipendenti dal superare la soglia delle 60 ore settimanali, sottolineando il rischio di burnout.
Ha inoltre espresso preoccupazione per chi non sta contribuendo abbastanza: “Un certo numero di persone lavora meno di 60 ore e un piccolo gruppo si limita a fare il minimo indispensabile. Quest’ultimo gruppo non solo è improduttivo ma può anche essere estremamente demoralizzante per tutti gli altri”.
Le parole di Brin, pur non traducendosi in un cambiamento immediato delle policy aziendali, sono un segnale chiaro della pressione che si avverte in Google per rimanere al passo con la concorrenza. La corsa all’AGI è in corso e, secondo Brin, non c’è più tempo da perdere.


