Sentenza Google: ecco le rivelazioni ‘piccanti’ dell’antitrust

by | 7 Ago 2024 | Legal

Tempo di lettura: 3 minuti

La sentenza nel caso antitrust contro Google, pubblicata lunedì, è un documento imponente. Si parla di un testo di 286 pagine ricco di note a piè di pagina e redazioni, che realisticamente nessuno di noi avrebbe il tempo di leggere.

Fortunatamente a questo ha pensato The Verge, che ha proposto una raccolta dei momenti salienti con citazioni pungenti da parte dei dirigenti, studi interni imbarazzanti e dettagli sorprendenti sul contratto multimiliardario che mantiene Google come motore di ricerca predefinito su Safari. Qui di seguito trovate per cronaca un riassunto dei punti più importanti; per la versione integrale, vi rimandiamo al seguente link.

Apple: Bing non è un’alternativa valida

Come abbiamo scritto lo scorso maggio, il colosso di Mountain View paga Apple 20 miliardi di dollari l’anno per essere il motore di ricerca predefinito su Safari. Eddy Cue, vicepresidente senior dei servizi di Apple, ha dichiarato che non ci sono alternative significative.

Durante il processo, Cue ha infatti affermato che “non c’è prezzo che Microsoft potrebbe mai offrire” per ottenere il caricamento predefinito di Bing su Safari. “Non credo che ci sia un prezzo al mondo che Microsoft potrebbe offrirci,” ha detto Cue. “Hanno offerto di darci Bing gratuitamente. Potrebbero darci l’intera azienda”.

Questo, secondo il giudice Mehta, indica che “la realtà del mercato è che Google è l’unica scelta reale come motore di ricerca predefinito (GSE).”

Le Fortune 500 senza alternative a Google

Oltre ad Apple, Google ha contratti con operatori di telefonia mobile e produttori di dispositivi per essere il motore di ricerca predefinito sui dispositivi Android. Queste aziende riconoscono Google come l’unico attore sul mercato.

“Google capisce che non c’è una reale concorrenza per i predefiniti perché sa che i suoi partner non possono permettersi di andare altrove”, scrive il giudice Mehta. Che poi aggiunge: “Di volta in volta, i partner hanno concluso che è finanziariamente impraticabile cambiare i motori di ricerca predefiniti o cercare maggiore flessibilità nelle offerte di ricerca perché significherebbe sacrificare centinaia di milioni, se non miliardi, di dollari che Google paga loro come quota di ricavi.”

I dettagli del contratto Google-Apple

Secondo il giudice, l’azienda di Sundar Pichai paga ad Apple una percentuale del suo ricavo netto pubblicitario, che nel 2022 ammontava a 20 miliardi di dollari. Questo rappresenta quasi il doppio del pagamento effettuato nel 2020. Il contratto attuale, stipulato nel 2016 e rinnovato nel 2021, scadrà nel 2026 con possibilità di estensione fino al 2031. Parte dell’accordo obbliga entrambe le aziende a difendere questo accordo in risposta ad azioni normative, come le cause antitrust.

Il giudice ha poi rivelato che sia entrambe le aziende hanno calcolato i costi per Apple di entrare nel settore dei motori di ricerca. Apple stima che costerebbe 6 miliardi di dollari all’anno, mentre Google ha stimato che Apple dovrebbe spendere circa 20 miliardi di dollari l’anno per essere competitiva nella ricerca.

TikTok, Amazon e Meta non sono concorrenti di Google Search

Il caso distingue tra motori di ricerca generali (GSE) e fornitori verticali specializzati (SVP). TikTok e altre piattaforme social, pur avendo funzionalità di ricerca, non competono realmente con Google per le query di ricerca.

Nonostante il 63% degli utenti della Generazione Z usi TikTok come motore di ricerca, il giudice Mehta afferma che queste piattaforme sono giardini chiusi di contenuti e non rappresentano una minaccia competitiva per Google.

La rivoluzione della ricerca AI è ancora lontana

Il giudice ha concluso che l’intelligenza artificiale potrebbe un giorno alterare radicalmente la ricerca, ma non è ancora il momento. Attualmente, l’IA non può sostituire i processi fondamentali della ricerca come il crawling del web, l’indicizzazione e il ranking. Inoltre, la ricerca AI non elimina la necessità di dati degli utenti per fornire risultati di qualità.

In altre parole, quando si effettua una ricerca per “pantaloncini da golf” (da cui la nostra illustrazione), Google non si limita a mostrare i risultati più pertinenti: riceve automaticamente informazioni cruciali su quali risultati ritieni rilevanti, basandosi sulle pagine che clicchiamo. Questo feedback continuo non avviene con i chatbot AI.

Il monopolio di Google: ridurre la qualità senza perdere utenti

Uno studio interno di Google del 2020 ha mostrato che, anche riducendo significativamente la qualità della ricerca, i ricavi sarebbero rimasti invariati. “Il fatto che Google possa apportare modifiche al prodotto senza preoccuparsi che i suoi utenti possano andare altrove, è qualcosa che solo un’azienda con potere monopolistico potrebbe fare,” scrive il giudice.

Questo, a sua detta, dimostra anche come una delle aziende più innovative degli ultimi 20 anni possa danneggiare i consumatori. Come? Estromettendo i concorrenti e offrendo un prodotto di qualità inferiore.

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