La stessa causa che costa ad Anthropic 1,5 miliardi di dollari (circa 1,4 miliardi di euro) le riconosce un diritto singolare: comprare libri stampati, staccarne la rilegatura, scansionare ogni pagina e distruggere l’originale.
Un giudice federale statunitense ha infatti approvato l’accordo che chiude il contenzioso sui volumi piratati e, con lo stesso ragionamento, ha protetto questo secondo metodo di alimentare i modelli Claude.
Scaricare un libro non autorizzato ha generato responsabilità legale. Comprare lo stesso libro e smontarlo, no.
La distinzione sull’acquisizione
Oggetto del contendere è stato il modo in cui un testo entra nelle mani dell’azienda. Come abbiamo raccontato, la sentenza del giudice William Alsup aveva già distinto i libri comprati legalmente, il cui uso per addestrare l’IA rientra nel fair use grazie al carattere trasformativo della tecnologia, dalle oltre sette milioni di copie prelevate dalle biblioteche ombra.
Quelle copie arrivavano da LibGen e PiLiMi, meglio noti come Library Genesis e Pirate Library Mirror, gli archivi pirata da cui buona parte dell’industria dell’IA ha attinto materiale protetto. I libri stampati, invece, sono passati per i normali canali commerciali.
Dopo la scansione, Anthropic ha distrutto le copie fisiche e ha conservato i file nella propria biblioteca interna: il tribunale ha letto l’operazione come la sostituzione di un formato con un altro, non come la creazione di una copia aggiuntiva destinata al mercato, a condizione che il file non sia poi stato diffuso.
In Europa le eccezioni al diritto d’autore sono più rigide: una distinzione così ampia, che consente di distruggere ciò che si possiede per digitalizzarlo, nel nostro ordinamento difficilmente reggerebbe.
Gli ordini anomali dall’Australia
La parte inedita della vicenda arriva dall’altro capo del mondo ( della filiera). Alcuni rivenditori australiani di libri usati hanno segnalato ordini in blocco insoliti, arrivati tramite AbeBooks (di proprietà di Amazon) e Biblio, per storie locali e titoli rimasti invenduti per anni.
Spedizioni consistenti e acquirenti indifferenti al prezzo. Zoom Books, operatore che rivende e ricicla libri usati con un sistema automatizzato, nega di digitalizzarli ma non rivela i propri clienti. Questa reticenza lascia i librai senza la possibilità di escludere un legame con l’IA.
Questa sentenza è il primo accordo di tale portata nell’era dell’IA generativa. E definisce, di fatto, come le aziende potranno rifornirsi legalmente di testi: comprare e digitalizzare è consentito, scaricare da un archivio pirata no.
È un principio destinato a influenzare le cause ancora aperte contro OpenAI, Microsoft e Meta, accusate a loro volta di aver usato materiale protetto.
Il fondo di risarcimento, calcolato in circa 3.000 dollari (poco meno di 2.800 euro) per ciascuno dei volumi coperti, ha chiuso la partita giudiziaria ma ne ha lasciata aperta un’altra, più sfuggente.
Fonte: DigitalTrends


