Secondo Apple l’Europa rappresenta il 7% dei guadagni globali dell’App Store

da | 5 Feb 2024 | Tecnologia

Tempo di lettura: 3 minuti

Continuano le scaramucce tra Apple e l’Unione Europea. Che, bisogna dirlo, pare particolarmente agguerrita con le big americane della tecnologia quando si parla di questioni digitali, molto accomodante invece quando si tratta di far pagare loro le tasse.

Ma bisogna dirlo: le tasse, alla cosiddetta GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft), non riesce a farle pagare nessuno. Secondo un rapporto del 2019 di Fair Tax Mark, un’organizzazione britannica che valuta la condotta fiscale delle imprese, questi colossi tecnologici avrebbero accumulato un “tax gap”, ovvero una discrepanza tra le tasse dovute e quelle effettivamente pagate, di oltre 100 miliardi di dollari nell’ultimo decennio.

A rincarare la dose arriva poi uno studio del 2021 di ActionAid, secondo il quale le aziende GAFAM attualmente pagano circa 33 miliardi di dollari di tasse globalmente, una somma irrisoria se confrontata col loro fatturato annuo di 1.000 miliardi di dollari. Mentre quindi attendiamo (o speriamo?) che l’UE si concentri meno su questioni come le porte USB-C e il GDPR (importanti, eh? Ci mancherebbe…) e più sul ridurre il tax gap con le grandi aziende della Silicon Valley, gli utenti europei possono solo consolarsi coi successi ottenuti dall’arrembante Thyerry Breton.

Ecco allora la succitata USB-C imposta al posto della porta Lightning, il regolamento sui servizi digitali (DSA), e il Digital Markets Act (DMA) che impone il sideloading e la presenza di store alternativi. Dev’essere quindi in risposta a un’Unione Europea che abbaia ma non morde, che Apple s’è sentita quasi in dovere di ricordare che il mercato del Vecchio Continente per lei rappresenta giusto il 7% dei ricavi globali dell’App Store.

Ma dopo un trimestre record per i ricavi del negozio digitale di Apple (23,1 miliardi di dollari, +11% anno su anno), possiamo capire la sicumera di Tim Cook e del CFO di Apple, Luca Maestri. Che ha poi aggiunto che l’impatto monetario del DMA sarà in funzione dalle decisioni che prenderanno gli sviluppatori: “Molto dipenderà dalle scelte che verranno fatte. Solo per mantenere il contesto, i cambiamenti si applicano al mercato dell’UE, che rappresenta circa il 7% dei nostri ricavi globali dell’App Store“.

In seguito alle normative del DMA, Apple è costretta a permettere l’esistenza di negozi di app alternativi e a dare agli sviluppatori la possibilità di usare sistemi di pagamento di terze parti. Tuttavia, l’azienda intende imporre una commissione tecnica di base per le app che raggiungano oltre un milione di download annuali sui vari app store. Apple ha inoltre dovuto rendere più flessibile l’ecosistema dei browser, consentendo l’uso di motori diversi da WebKit. Con l’aggiornamento a iOS 17.4, gli utenti iPhone vedranno una schermata iniziale che li guiderà nella scelta del browser predefinito.

Secondo Tim Cook, le nuove normative europee limiteranno la capacità di Apple di mantenere gli standard elevati ai quali ha abituato i propri utenti.

Apple continua a sostenere l’App Store e il suo ecosistema, enfatizzando la superiorità in termini di privacy e sicurezza. E non è un caso che Tim Cook abbia affermato che i cambiamenti normativi limiteranno la capacità dell’azienda di mantenere tali standard: “Negli anni ci siamo concentrati su privacy, sicurezza e usabilità, cercando di preservare ciò che gli utenti amano del nostro ecosistema. Ma, a causa delle nuove norme, non saremo in grado di offrire il massimo che potremmo“.

Per incrementare i ricavi dell’App Store, Apple sta esplorando nuove strategie, come consentire la distribuzione globale di negozi di giochi in streaming per i servizi di cloud gaming attraverso l’App Store. Inoltre, l’azienda sta ampliando il supporto per i sistemi di acquisti in-app a mini-giochi, mini-app, plug-in e chatbot. Questo ad esempio potrebbe permettere a Netflix di vendere mini-giochi direttamente tramite la propria app, e a OpenAI di offrire abbonamenti a GPT a pagamento.

La reazione dell’industria ai cambiamenti di Apple è comunque critica. Spotify ha etichettato il piano DMA di Apple come “una farsa completa”, mentre il CEO di Epic Games l’ha descritto come una “compliance maliziosa” ricca di “tasse ingiustificate”. Il CEO di Meta, Mark Zuckerberg, ha espresso un parere simile durante la conferenza sui risultati aziendali, definendo le regole DMA di Apple “eccessivamente gravose”, tanto da dubitare che gli sviluppatori le accettino. Come riferito da The Verge, molti sviluppatori hanno evidenziato che l’accettazione delle nuove condizioni comporterebbe costi significativi.

La Coalition for App Fairness, che include membri come Epic Games, Spotify, Tile, Basecamp e Deezer, ha criticato i cambiamenti di Apple come un “piano di non conformità”. “Apple non mostra alcuna intenzione di aderire al DMA. Stanno introducendo nuove tasse sui download diretti e sui pagamenti che non gestiscono, violando la legge. Questo approccio non soddisfa l’obiettivo del DMA di incrementare la concorrenza e l’equità nel mercato digitale; non è né equo, né ragionevole, né imparziale,” ha affermato Rick VanMeter, direttore esecutivo della CAF.

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