I numeri del primo trimestre 2026 di Trump Media & Technology Group raccontano un’azienda con due anime che apparentemente non si parlano.
Da un lato troviamo quella che porta (pochi) soldi: Truth Social, il social network lanciato da Donald Trump dopo il ban da Twitter nel 2021, ha generato ricavi per 871.200 dollari nei primi tre mesi dell’anno, in crescita del 6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Dall’altra, quella che li perde: parliamo di 405,9 milioni di dollari (circa 466 volte se la matematica non ci inganna), dovuti quasi per intero a scommesse sbagliate sui mercati finanziari.
La perdita è per la quasi totalità di natura non realizzata: significa che Trump Media non ha ancora venduto gli asset in perdita, ma è tenuta per legge a registrare in bilancio il calo di valore degli investimenti. Circa 370 dei succitati 406 milioni complessivi derivano da svalutazioni su criptovalute e titoli azionari. Il cash flow operativo resta positivo, a 17,9 milioni di dollari. Ma il problema è la qualità delle scelte di investimento.
Trump e i Bitcoin comprati al picco
Nel luglio 2025, Trump Media ha acquistato oltre 9.500 Bitcoin a un prezzo medio di circa 108.500 dollari per unità. Col senno di poi, era il momento sbagliato. La valuta digitale aveva toccato il suo massimo storico intorno a 126.000 dollari in ottobre, poi era crollata a circa 60.000 dollari a inizio febbraio 2026.
A fine marzo, quando si è chiuso il trimestre oggetto del rapporto, il Bitcoin quotava poco sotto gli 80.000 dollari: il portafoglio aveva un costo di carico di 1,13 miliardi di dollari e un valore di mercato di 647 milioni. Un buco da quasi 500 milioni, ancora su carta ma iscritto a bilancio.
La società ha peraltro già provato a limitare i danni: a fine febbraio ha venduto 2.000 Bitcoin a circa 70.000 dollari, realizzando la perdita anziché aspettare un recupero che non è arrivato.
Il paradosso del presidente cripto-friendly
C’è una dimensione di questa notizia che va al di là della contabilità trimestrale. Donald Trump è azionista di maggioranza di Trump Media, e fin qui lo sappiamo. Ma è anche il presidente degli Stati Uniti che, dall’inizio del suo secondo mandato, ha fatto delle criptovalute un pilastro della propria agenda economica: riserva strategica di Bitcoin, regolamentazione favorevole al settore, nomina di funzionari apertamente pro-cripto.
Nonostante questo, la sua società ha comprato bitcoin al culmine del mercato, ha venduto in perdita e chiude il trimestre con centinaia di milioni di svalutazioni. Il conflitto di interesse tra la promozione pubblica di un asset e la gestione privata delle posizioni su quello stesso asset è un tema che la trimestrale rende inevitabile sollevare, anche se nessuno, per ora, pare averlo fatto.
Un’identità sempre più indecifrabile
A complicare il quadro c’è il cambio al vertice: Devin Nunes, ex deputato repubblicano californiano e CEO dall’inizio, si è dimesso il 22 aprile. Al suo posto è stato nominato Kevin McGurn, con un passato in Hulu e Vevo. Il titolo azionario ha perso oltre il 90% del proprio valore dal picco di 97 dollari raggiunto nel 2022 e scambia oggi intorno ai 9 dollari.
La traiettoria è quella di una società che, messa alle strette dai risultati, cerca una ridefinizione strategica. A dicembre 2025, Trump Media ha annunciato una fusione da oltre 6 miliardi di dollari con TAE Technologies, azienda californiana attiva nella fusione nucleare sostenuta da Google, Chevron e Goldman Sachs.
L’operazione, interamente in azioni, punta a creare una delle prime società di fusione nucleare quotate in borsa negli Stati Uniti, con l’obiettivo dichiarato di alimentare i data center legati al boom dell’IA. La chiusura è attesa per metà 2026.
È difficile tracciare una linea retta tra Truth Social, un portafoglio Bitcoin da oltre un miliardo di dollari e una startup di fusione nucleare. Forse perché quella linea non può esistere.
Fonte: Bloomberg


