A Milano, durante il SAP NOW AI Tour, la presidente e amministratrice delegata di SAP Italia, Carla Masperi, ha mostrato un’Italia pronta a fare un salto di qualità nell’uso dell’intelligenza artificiale.
Lo studio globale “Business and Technology Priorities” ha fotografato un Paese che guarda alla GenAI non più come a una curiosità ma come a una leva di crescita concreta.
Il 95% delle aziende italiane la considera una priorità, il 40% la usa già per diverse attività e più della metà ha fiducia nella qualità dei propri dati. Solo una minoranza, il 29%, teme di prendere decisioni basandosi su informazioni errate generate dai sistemi di AI.
“La combinazione di dati, AI e applicazioni di business in cloud non serve solo a ottimizzare costi ed efficienze: accelera l’innovazione e l’agilità e abilita nuovi modelli di business”, ha spiegato Masperi. È la visione di un’“autonomous enterprise”, un’impresa capace di automazione diffusa ma anche di decisioni più veloci e fondate su dati affidabili.
Più dati, meno slogan
Negli ultimi mesi il dibattito sull’intelligenza artificiale è esploso, ma SAP ha voluto riportarlo a terra. Masperi lo ha detto chiaramente: “Guardiamo all’AI con curiosità informata: serve preparazione. Il rischio principale che le aziende vedono è agire su informazioni errate generate dai sistemi di AI; per questo la qualità dei dati è essenziale”.
Dietro i numeri c’è una fotografia precisa: quasi quattro aziende su dieci hanno ammesso di avere ancora punti deboli nella propria filiera produttiva e di fornitura, la cosiddetta value chain.
Molte faticano anche a rendere fluido il percorso che va dall’ordine al pagamento, quello che in gergo si chiama procure-to-pay. È qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale, non come gadget ma come strumento per connettere processi che finora erano separati e ridurre gli errori di gestione.
Tre esempi italiani di trasformazione con SAP
Durante la conferenza sono intervenuti tre manager di realtà molto diverse.
Paolo Cervini, alla guida del gruppo Polifin-Gewiss-Costim RE, ha raccontato un approccio pragmatico: “In azienda dico sempre: non voglio spendere un euro, voglio investire un euro. La digitalizzazione crea valore se è inserita in un piano strategico e misurabile”. Proprio per evitare iniziative improvvisate, il gruppo ha creato un comitato dedicato all’AI, con l’obiettivo di definire una roadmap chiara e quantificabile.
Gianfranco D’Amico, CEO di Nutkao, ha invece portato la voce di un’azienda alimentare che esporta in 90 Paesi. “Il difficile non è la tecnologia: è portare le persone a cambiare il modo di lavorare. L’AI non sostituisce chi capisce il cambiamento; dobbiamo accompagnarli”, ha detto. Nel loro caso l’AI serve (tra le altre cose) per prevedere l’impatto dei cambiamenti climatici sulle materie prime, come cacao e nocciole, e adattare di conseguenza la produzione.

Da sinistra, Carla Masperi, Paolo Cervini, Gianfranco D’Amico e Fabio Veronese.
Infine Fabio Veronese, Chief Information Officer di FiberCop, ha raccontato una scelta radicale: costruire il sistema informativo da zero, senza ereditare i software del passato. “Con il cloud la tecnologia si nasconde e ci concentriamo sulla cultura e sul change management. Standardizzare dove non serve differenziarsi è un valore, non un limite”, ha spiegato.
In pratica, l’azienda ha deciso di usare versioni standard dei software per le operazioni più comuni come contabilità, pagamenti, fornitori, e di personalizzare solo dove serve davvero, cioè nei processi che la rendono unica.
L’intelligenza che connette
Il messaggio che è uscito dal SAP NOW milanese è stato chiaro: la nuova intelligenza artificiale d’impresa non è tanto quella che “fa al posto tuo”, ma quella che collega meglio persone, dati e applicazioni.
È l’effetto del “circolo virtuoso” evocato da Masperi: ogni decisione aziendale parte dai dati, passa attraverso l’AI e torna nei processi quotidiani, migliorandoli. In questo senso la sfida non è più “se” usare l’AI, ma “come” farla diventare un alleato di fiducia.


